Milos e Vassilis, le due facce del fato

Milos e Vassilis, le due facce del fato

MIlos Teodosic non gioca una partita, ma contro se stesso, un campionato che non ha fine. Mentre Vassilis è pura assenza di volontà, un apparente alienato che diventa se stesso gli ultimi cinque minuti della partita.

Commenta per primo!

Milos Teodosic attraversa la metà campo, a sedici secondi dalla fine, sotto di due. Potrebbe aspettare, se subisse fallo sarebbero due tiri. Ma quella dea della fretta che sovrintende al suo gioco gli ha preso la mano. Quando è in quelle situazioni, Milos è un giocatore d’azzardo che non se ne va in tempo dal tavolo. Tutto il palazzetto lo sa, tutti lo sanno. Anche lui lo sa. Ma, ancora, non può trattenersi. La palla gli brucia in mano come fosse la sfera del sole e deve liberarsene, dentro di lui l’urgenza di prendersi il mondo sulle spalle, lo fa ancora agire in fretta, senza pensare, senza affidarsi all’intuito cestistico di cui è enormemente dotato.

E sbaglia.

Dall’altra parte, l’Olympiacos sa di dover stare in vita fino a quando Vassilis si sveglia. I primi tre quarti li passa a caracollare per il campo, sbaglia tiri da tre e da due, non gli entra niente. Ma i tifosi lo sanno, sanno che devono attendere. Devono avere fiducia.  E la fiducia viene ripagata.

Per tutta la partita i lunghi dell’Olympiakos difendono il canestro come fosse la stanza del tesoro. Patrick Young rifila stoppate che sembrano veloci pallavolistiche, in area dei tre secondi succede di tutto. È lo spirito di questa squadra, non mollare mai, tirare fuori i canestri dalle briciole. E all’improvviso, eccolo lì, il tiro da tre di Vassilis arriva, dopo che altri ben costruiti sono usciti per un nulla.

vassilis-spanoulis-olympiacos-piraeus-eb15

Quando tira per l’ennesima volta, se fosse un altro giocatore, ammettiamolo, il pubblico ne avrebbe abbastanza. Gli direbbero di passare la palla, di non provarci più. Ma la fede in Vassilis del suo popolo è messianica. Quel tiro è suo, lo deve prendere. Dopo l’ennesima uscita da un paio di blocchi da codice penale, in cui usa il vecchio trucco di portare il difensore verso il bloccante tirandolo per un braccio, esce ancora con la sua posizione perfetta. E lì, sarà la statistica, sarà il fato, sarà la dea della fortuna, che non esiste se la cerchi, ma la trovi se non te ne importa, ecco che il tiro finalmente entra, con un suono così dolce che è il caricatore che fa detonare una folla, che finalmente vede l’apparizione della sua madonna di Lourdes.

Da lì in poi, Vassilis domina la partita. Non cambia espressione, no, quella è sempre la stessa, ma domina come solo lui sa fare, con lentezza, accentrando il gioco, distribuendo, facendo entrate impossibili contro lunghi che non riescono a stoppare i suoi tiri in controtempo.

Milos azzecca una bomba, pareggia quello che sembra un duello rusticano, ma quel secondo tiro da tre, sotto di due a 16 secondi dalla fine, lo contiene in pieno.

O forse no. Non contiene il giocatore splendido, l’inventore del basket, il grande passatore, quel play che ammiriamo per 35 minuti. Ma contiene l’uomo, con le sue insicurezze, le sue paure. I fantasmi che riappaiono nel momento decisivo. Quelli non li cancelli, hanno radici ancestrali, sono lì dall’inizio, contraltare di un talento sconfinato, a cui non puoi fare a meno di legarti.

Vassilis, invece, è dormiente fino  a quando non serve. La sua parte greca esce quando serve. Ha la testa come un elmo di un soldato di maratona, e il suo modo di correre, lento, è più da fondo che da mezzofondo. Ma arriva alla fine, conclude, come a Milos non riesce mai.

Itoudis ha visto Milos sbagliare, sentendo da lontano arrivare quel momento sperava che De Colo prendesse la palla in uscita, ma no, doveva andare a Teo.

E sapendolo, non si è arrabbiato. Da buon greco ha piegato la testa al fato. Ha visto Teo andare verso la panchina con la testa bassa, intristito, e gli ha teso la mano. Non lo ha cacciato e non lo ha rimproverato. Ha fatto come si fa con i figli che per l’ennesima volta ce la mettono tutta e sbagliano,  e a cui non puoi fare a meno di voler bene, anche dopo tutto questo tempo, pur sapendo che lo faranno ancora.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy