Zelimir Obradovic, l’uomo che ha rivoluzionato il concetto di vittoria

Zelimir Obradovic, l’uomo che ha rivoluzionato il concetto di vittoria

Zelimir Obradovic è un allenatore che ha segnato un’era nella storia della pallacanestro europea, elevando il concetto di vittoria ad un piano superiore. Ecco il suo ritratto e la sua storia.

Zelimir Obradovic è uno degli allenatori più esperti, carismatici e rispettati dell’intero panorama europeo. Questo è alimentato dalla sua capacità di evolversi e rimanere al passo con i tempi in una pallacanestro in continua evoluzione e decisamente molto diversa rispetto a quella in cui lui si è trovato prima da giocatore e poi da allenatore, nei suoi primi anni di carriera. Il suo palmares sicuramente aiuta a definirlo: capace  di conquistare successi in campo nazionale ed internazionale in tutte le sue esperienze in panchina, ha guidato alcuni tra i giocatori più talentuosi degli ultimi 25 anni scesi in campo nel Vecchio Continente. Ha anche allenato una delle Nazionali jugoslave più forti di sempre, mantenendola ai primi posti al mondo per un quadriennio, prima di concentrarsi esclusivamente sui club. La sua continuità ad un livello così alto per un periodo di tempo così lungo può essere spiegata solo tramite una mentalità vincente che cerca di trasmettere ai suoi giocatori: la voglia di non accontentarsi mai, di essere sempre pronto a nuove sfide più o meno difficili lo ha contraddistinto per tutto il corso della carriera e lo ha fatto emergere come il miglior allenatore europeo dell’ultimo quarto di secolo.

La sua carriera da allenatore inizia nel 1991, a 31 anni, nel Partizan Belgrado, squadra che lo aveva visto protagonista già da giocatore. Nella sua prima esperienza, guida giovani emergenti che avranno poi un futuro importante nel basket europeo: vince 1 Campionato, 1 Coppa di Jugoslavia e la sua prima Coppa dei Campioni (odierna Eurolega), grazie ad una tripla di Djordjevic allo scadere (1991/92). Con questo trionfo, e dopo un altro anno alla guida della squadra, considera concluso il suo ciclo in patria e decide di andare in Spagna, accettando la chiamata della Joventut Badalona. Nell’unica stagione alla guida del club, Obradovic vince un unico trofeo: la Coppa dei Campioni. Sarà un leit motiv nel corso della sua intera carriera.

Dopo due Coppe dei Campioni consecutive, arriva la prima grande svolta nella carriera di Obradovic: il Real Madrid bussa alla sua porta e l’allenatore decide di accettare la corte della squadra della Capitale. L’esperienza a Madrid dura dal 1994 al 1997: in campionato la squadra non riuscirà mai a vincere lo scudetto, ma è in Europa che l’allenatore serbo dà il meglio di sè. Nel 1994/95, alla prima stagione alla guida della squadra, arriva il terzo trionfo in Coppa dei Campioni con la terza squadra diversa, particolare che lo eleva tra i migliori allenatori in assoluto nella storia della pallacanestro. Dopo una stagione senza successi, arriva il trionfo nella Saporta Cup nell’annata 1996/97, con cui conclude la sua esperienza spagnola e decide di arrivare in Italia, a Treviso. Nella sua esperienza in Veneto, centra i successi nella Supercoppa Italiana nel 1997 e nella Saporta Cup nel 1998/99, prima di passare al Panathinaikos. Resta forse il rammarico per aver potuto apprezzare per così poco tempo un allenatore di questa caratura nel nostro Paese, ma sicuramente ha lasciato un ottimo ricordo nelle due stagioni alla guida della Benetton. Negli anni di Madrid e Treviso, guida anche la Nazionale del proprio paese, conquistando 1 argento olimpico, 1 oro mondiale e 1 oro e 1 bronzo europei, a testimonianza della generazione di fenomeni avuta a disposizione e della grande continuità ad altissimo livello dello stesso allenatore.

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L’arrivo in Grecia, dopo un lungo e continuo giro per l’Europa, costituisce il punto d’arrivo della carriera di Obradovic fino a quel momento. Al Panathinaikos troverà fin da subito l’ambiente ideale per poter lavorare con serenità alla ricerca di quei successi che lo hanno sempre contraddistinto nella sua carriera: resterà in carica come capo allenatore dal 1999 al 2012, quando deciderà di lasciare la guida della squadra. Nella sua lunga militanza su questa panchina, ha potuto lavorare con giocatori di altissimo livello, contribuendo a formare il gruppo che sarebbe stato la base portante della Nazionale greca capace di conquistare l’Europeo del 2005 e l’argento mondiale nel 2006. Non bastano gli 11 Campionati, le 7 Coppe di Grecia e i 5 successi in Eurolega (8 con 4 squadre diverse in totale, record) a testimoniare quanto il rapporto tra le due parti sia stato intenso, duraturo e vincente: Obradovic ha segnato un’epoca difficilmente ripetibile per la squadra, che dal suo addio, ha avuto maggiori difficoltà a confermarsi, soprattutto in Europa, anche a causa di un taglio del budget assoluto e dunque una diminuzione nella possibilità di acquistare giocatori di alto livello.

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Un altro grande allenatore europeo come Ettore Messina, riconosciuto come il massimo esponente della nostra scuola a livello internazionale, si è scontrato più volte con Obradovic nel corso della sua carriera: nelle varie finali in cui i due sono stati rivali, la squadra allenata dall’italiano non è mai riuscita a prevalere su quella dell’avversario. La loro rivalità ha segnato un’era della pallacanestro a livello continentale, mettendo in mostra tutte le doti e le abilità di entrambi e la loro capacità di ottenere vittorie prestigiose in competizioni di altissimo livello.

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La sua voglia di rimettersi in gioco e di affrontare una nuova sfida, dopo un anno sabbatico seguito al suo addio al Panathinaikos, lo ha portato alla guida del Fenerbahce Istanbul, squadra abituata a spendere molto negli ultimi anni ma incapace di cogliere successi prestigiosi soprattutto in Europa. Nemmeno un maestro come il serbo è riuscito, nei primi due anni in Turchia, a cogliere quell’Eurolega che lo porterebbe ancora di più nella leggenda di questo sport, nonostante le Final Four raggiunte lo scorso anno. Al momento si è dovuto accontentare di 1 Campionato, 1 Coppa del Presidente e 1 Coppa di Turchia nella sua esperienza: in questa stagione, però, il roster a sua disposizione sembra essere così profondo e talentuoso da potergli permettere di centrare l’obiettivo.

youtube.com Il ritorno di Obradovic ad Atene

Le volte in cui è tornato ad OAKA da avversario, il GATE 13, storica curva del tifo ateniese, gli ha regalato delle coreografie da brivido, con la scritta “King is back” (“Il re è tornato”), a testimonianza di come non potrà mai essere considerato un avversario in Grecia e di come il suo lavoro ed i suoi successi non possano essere dimenticati e vengano continuamente rispettati ovunque egli vada ad allenare.

Oggi compie 56 anni ed è pronto più che mai a cogliere nuovi successi: il suo carattere forte lo può rendere simpatico o antipatico, non esistono vie di mezzo. In ogni caso, si deve affermare che nessuno come lui ha riscritto i concetti di vittoria e vincente in Europa negli ultimi anni: Zelimir Obradovic avrà sempre un posto nella storia di questo sport.

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