Sarunas Jasikevicius: condannato a vincere

Sarunas Jasikevicius: condannato a vincere

Il sig. Jasikevičius Šarūnas, nato a Kaunas il 5 marzo 1976, è citato in giudizio per maltrattamenti e vessazioni nei confronti dei suoi avversari.

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La giuria è riunita, fianco a fianco sulla panca ci sono tutti: Drazen Petrovic, Dragan Kicanovic, Dan Peterson, Nikos Galis, Mike D’Antoni, Oscar Schmidt, Dino Meneghin, Alexander Gomelsky.
L’avvocato dell’accusa, David Blatt, ha l’usuale sguardo fiero e impassibile, sta controllando alcune carte con la solida certezza di vincere l’ennesima udienza.

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L’avvocato della difesa è scarlatto in volto, sbraita qualcosa prima ai presenti, poi al suo assistito, quindi alla guardia giurata, insomma ne ha per tutti; d’altronde, non ci si aspetterebbe altro da Zelimir Obradovic.
Entra quindi a presiedere la Corte il giudice James Naismith, altero nella sua toga a spicchi, rigorosamente arancione.
Prende la parola la guardia giurata, che legge i capi d’imputazione: “Per aver volontariamente e reiteratamente umiliato e screditato svariati campioni europei e le loro squadre di appartenenza, nonché per aver deluso centinaia di migliaia di tifosi avversari, l’accusa chiede a questa Corte l’immediata interdizione dell’imputato Jasikevicius Sarunas da tutti i campi europei, vita natural durante.
Il giudice apre il processo. La parola all’accusa, Blatt si alza e comincia la sua arringa:

“Vostro Onore, stimata giuria, signore e signori: è mia intenzione dimostrarvi, oltre ogni ragionevole dubbio, la colpevolezza del qui presente imputato senza impostare architetture soggettive. Semplicemente elencherò i fatti, che scoprirete essere tanto inoppugnabili quanto comprovanti del dolo commesso.
Oro con la Lituania agli Europei Under 18 del 1994, e ancora oro agli Europei Under 22 del ’96.
Nel 2000, a 24 anni arrivò il suo primo trofeo da professionista, il campionato sloveno vinto con la maglia dell’Union Olimpija Ljubljana; la finale secca si svolse a Lasko, casa del Pivovarna, i cui tifosi se ne tornarono a casa con le pive nel sacco. Nell’estate di quell’anno si guadagnò anche una medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Sidney, perdendo di 2 punti in semifinale contro gli Stati Uniti ma schiantando i padroni di casa (ancora!) nella finalina per il terzo posto.

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Trasferimento a Barcellona, e subito nel 2001 i blaugrana vinsero la coppa del Re in finale contro il Real Madrid e il campionato, sempre contro il Real, con un secco 3-0 nella serie. Ma è nel 2003 che l’imputato Jasikevicius dimostrò il maggior disprezzo del concetto di pietà, vincendo tutto il possibile: coppa del Re, campionato ACB ed Eurolega, lasciando rispettivamente a secco Tau Vitoria, Valencia e Benetton Treviso; ricordo ai presenti solo alcuni nomi degli sconfitti: Luis Scola, Rashard Griffith, Fabricio Oberto, Tyus Edney, Riccardo Pittis…
Non contento, il sig Jasikevicius fece suoi anche il premio di MVP delle finali ACB, per non parlare dell’Europeo in Svezia chiuso al primo posto, con annesso MVP del torneo. Ho già nominato il titolo di Mr. Europa di quell’anno?”
Brusìo tra i presenti, Obradovic è color borgogna e argomenta con chiunque trovi a portata d’insulti.

“E non parliamo dei due anni passati a Tel Aviv! Per ben due stagioni consecutive ebbe l’ardire di vincere tutto! Con l’aggravante del doppio inserimento nel miglior quintetto d’Eurolega e dei titoli di MVP delle finali di Eurolega e di campionato israeliano nel 2005. Voglio solo accennare al 118-74 con cui il suo Maccabi non ebbe alcuna pietà della Fortitudo Bologna in quella finale di Eurolega del 2004, a dir poco insensibile.
A questo punto l’imputato diede parvenza di un senso di colpa, auto-imponendosi l’esilio in terra americana; ma fu solo un fuoco di paglia, perché già nel 2007 tornò a seminare disillusioni nel Vecchio Continente. Dapprima agli Europei spagnoli col bronzo strappato alle speranze dei greci, e poi proprio in Grecia (macchiavellico!), in maglia Panathinaikos…”

Con queste parole il viso di Obradovic diviene ormai cianotico, la guardia giurata allerta i paramedici in aula ma non ce n’è bisogno, in quanto Zele esplode: “OBIEZIONE, Vostro Onore! Inibisco l’avvocato dell’accusa dal mettere in cattiva luce le vittorie e i titoli guadagnati sul campo dal mio assistito nelle stagioni passate al Pana!! Sono io, e solo io, la persona più adatta per parlare delle stagioni che il mio assistito ha passato con me ad Atene!
Campionato e coppa greci nel 2008, bissati nel 2009 con l’aggiunta dell’Eurolega, e quindi il titolo nazionale del 2010. Infine il ritorno al Pana dopo le stagioni in Lituania e in Turchia, per la vittoria nella coppa greca del 2012. Questi sono titoli che il sottoscritto e il sig. Jasikevicius ci siamo GUADAGNATI con il sudore della nostra fronte, con il lavoro quotidiano in palestra, con una dedizione per la pallacanestro che solo questa illustrissima giuria può capire e condividere! L’avvocato dell’accusa millanta di maltrattamenti ai danni degli avversari, ma ha mai visto con che grazia e che poesia il mio assistito ha reso ancora più grande il nome del Panathinaikos?”

Il giudice Naismith si sistema la toga: “Obiezione respinta. Solo per il gusto di controbattere alle sue parole, avvocato Obradovic, in nome delle centinaia di suoi giocatori che non hanno mai potuto farlo. Avvocato Blatt, concluda pure la sua arringa per cortesia, ché tra meno di un’ora devo presiedere al processo <LeBron James vs. Haters> e non voglio far tardi.”

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“La ringrazio, Vostro Onore. Ricorderò le vittorie di coppa e campionato turchi nel 2011, del ritorno a Barcellona con la vittoria della coppa del Re nel 2013 e la conclusione della carriera cestistica allo Zalgiris Kaunas, con l’ennesima vittoria del campionato. In totale, solo in questi tre anni l’imputato ha deluso milioni di tifosi tra Galatasaray, Valencia e Lietuvos rytas.
E voglio concludere con l’ultima, ennesima mancanza di rispetto del sig. Jasikevicius nei confronti dei suoi avversari: alla sua prima esperienza come head coach e subentrato a metà stagione alla guida dello Zalgiris Kaunas, ha subito vinto il titolo nazionale 2015/16. Pare che nel suo futuro ci sia la panchina del Barcellona…
Signori della giuria, non possiamo permettere che questo discutibile personaggio continui a spadroneggiare impunemente sui campi di mezza Europa, dobbiamo fermarlo finché siamo ancora in tempo e tenerlo fuori dai nostri palazzetti, per il bene dei suoi avversari e della pallacanestro stessa.”

Obradovic ha la bava alla bocca e il giudice ne approfitta per impedirgli di pronunciare la sua arringa, la giuria si ritira per deliberare.
Giusto il tempo di un supplementare e tornano in aula, con un verdetto unanime: “L’imputato Sarunas Jasikevicius è assolto in formula piena dal reato di maltrattamento e umiliazione dei suoi avversari, in quanto il fatto sussiste ma non comporta illecito. Questa giuria dichiara quindi l’imputato innocente e libero di proseguire la sua brillante carriera come allenatore o in qualsivolgia veste ritenga più opportuna.”
Chiosa il giudice Naismith: “Si proceda con la doccia di rito.”, e giù una bidonata di Gatorade ghiacciato sulla schiena del buon Jasi.
“In nome della legge, lei è un uomo libero. Vada a vincere ancora, per il bene di questo sport.”

 

– con la preziosa collaborazione di Massimo Mattacheo

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