Brescia, sette meraviglie per una favola

Brescia, sette meraviglie per una favola

Dall’approdo nella massima serie lo scorso anno al primato delle sette vittorie consecutive in avvio di campionato. Brescia è sempre più protagonista.

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«It’s a kind of magic…» cantavano i Queen nel 1986. E poco o forse nulla serve aggiungere per dipingere quella forza, magnetica e travolgente, che scorre tra i tessuti della Germani Basket Brescia di questo inizio stagione. È pura magia, per chi la vive e per chi assiste alle prodezze di una squadra al suo secondo anno nella massima serie, ma che dà l’idea di essere già un vecchio lupo di mare nelle acque agitate di questo agguerrito campionato. Brescia non è più solo una sorpresa, né una meteora. Ha convinto tutti del proprio valore ed è una principessa guerriera che sta scrivendo la sua storia. E così, a novembre dell’anno 2017, mentre l’autunno incede e qualche radio passa ancora i Queen, la paladina Leonessa è lassù, capolista solitaria in una roccaforte di successi, con un bottino di 14 punti ed il primato di un avvio mai così vincente. Sette vittorie di fila in sette gare. Sotto di lei, i campioni d’Italia, la storica Milano ed un’altrettanto eccellente Torino. Allora no, non ci si sbaglia proprio: è pura magia.

A Brescia si parla sempre di più la lingua del basket, ed il movimento che la società della presidentessa Graziella Bragaglio, insieme al marito e patron Matteo Bonetti, ha saputo creare in città è qualcosa di irripetibile. In un ambiente che per anni ha vissuto una meravigliosa pallacanestro con le gesta dell’eroica Pinti Inox, la Germani di quest’anno ha superato ogni record ed acceso i riflettori su di sé. Tolte le vesti della neopromossa, ha preso il posto l’armatura. Tutti ne parlano, e forse a qualcuno piacerebbe somigliarle.

Brescia è così credibile perché ha sempre coltivato il dono della pazienza. Facendosi largo su percorsi ripidi, in punta di piedi perché a far rumore si manca il bersaglio, ora riscuote con grande merito i primi frutti dell’immenso sforzo iniziato ormai nel 2009, anno in cui il Basket Brescia ha avuto nuova vita. Ed ora ci si gode questo momento di gloria, ma sempre con i piedi ben saldi al parquet, perché ad azzardare voli pindarici si rischia di planare a faccia in giù. Ma la Leonessa lo sa, l’esperienza accumulata ad un anno dall’esordio in A ha saggiamente predicato calma e pochi entusiasmi, e da alunna modello, non cede alle trappole.

Pesaro, Avellino, Trento, Varese, Brindisi, Reggio Emilia, Bologna. Le sette prede cadute al cospetto del ruggito biancoblù non sono un caso. Il grande lavoro estivo condotto dalla società e le scelte ponderate messe in atto sul mercato, raccontano molto della favola a cui si assiste oggi. Il progetto di casa Leonessa convoglia in sé l’intuizione vincente di aver mantenuto pressoché intatto il nucleo dello scorso anno. Giocatori, società, staff: poco o nulla si è mosso ed i nuovi arrivati (Brian Sacchetti, Dario Hunt, Abdel Fall, Andrea Traini) si sono perfettamente incastrati negli ingranaggi della squadra, rappresentando spesso e volentieri dei punti fermi. Ognuno ha trovato il proprio ruolo nel puzzle Germani, uno scenario in cui tutti possono essere protagonisti.

Il segreto per la ricetta del successo è anche questo. Non spicca una singola stella, ma è il contributo di tutti a fare la differenza nell’economia delle gare. Dal regista Luca Vitali (che, tra l’altro, ha toccato le 350 presenze in serie A e si consacra il primo giocatore in attività per assist, con quota 1.058), al fratello Michele, ritrovato in grande spolvero dopo i mesi di assenza dal campo a causa dell’infortunio di marzo della scorsa stagione: 53.1% la percentuale ai tiri da tre punti, al secondo posto nelle statistiche, ed 89 punti finora segnati. Passando poi per capitan Moss, rientrato gradualmente a seguito di un problema al ginocchio rimediato durante il pre-season e sempre decisivo, soprattutto in fase difensiva. E ancora Moore, da giovane rookie a leader carismatico; Landry, una garanzia ed una bomba ad orologeria nei momenti decisivi; Bushati, che parte dalla panchina, ma quando c’è, sono guai per tutti; ed i nuovi acquisti Hunt, un mastino sotto le plance, Sacchetti, che in carriera ha vinto tanto e tutto e dice sempre e comunque la sua, forte di una spiccata intelligenza cestistica e lucidità; Fall, silenzioso ma deciso, e Traini che non lesina su impegno e sudore per mettersi a servizio del gruppo. E ultimo, ma certamente non per importanza, coach Andrea Diana. Imbevuto della fiducia dei suoi uomini, è uno di quelli che non ha paura di scomporsi, scombinarsi, arrotolarsi le maniche della camicia e lottare da bordo campo insieme a tutti loro.

Oltre all’ottima vena realizzativa, la difesa è una delle chiavi di volta della Germani. E, se inevitabilmente scatta l’ora dei confronti, non si può prescindere dal fatto che i 14 punti ad oggi in saccoccia di Brescia, la passata stagione erano stati accumulati solo a fine girone di andata. Ennesima testimonianza del percorso in crescendo di questa realtà, come una sinfonia che vorresti non finisse mai. Non sappiamo a quando è fissato il primo appuntamento con la sconfitta, dalle parti di Brescia. Certo capiterà, e a chi toccherà frenare la corsa di questa squadra, andrà sicuramente una doppia stretta di mano.
Per il momento, però, tra le tante storie di ordinaria bellezza che il basket regala, è doveroso ritagliare spazio per questa Leonessa incantevole.

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