Buffa a Milano colpisce ancora: aneddoti di un giovedì… da dream team

Buffa a Milano colpisce ancora: aneddoti di un giovedì… da dream team

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Ho deciso di andare alla presentazione del libro in due secondi. Mi trovo a Milano, vivo a Milano e devo sfruttare le “immense” opportunità che questa città offre. Questa era ghiotta veramente, senza virgolette. Federico Buffa. Non dico altro. Spaventato dalla possibilità di non trovare posto, mi reco presso la Mondadori già a partire dalle 16. L’incontro si sarebbe tenuto alle 18:30. In stile Fantozzi, tra me e me, ho detto: “Devo ammettere di essere leggerissimamente in anticipo.” Ho subito acquistato il libro mosso dalla fame di leggerne le bianche pagine in un sol boccone. All’improvviso si apre la porta della sala presentazioni. Perfetto, sedie libere e circa due ore per immagazzinare storie, fatti e aspettare tranquillamente l’arrivo dell’ “avvocato”.

Mi becco un posto in seconda fila, l’unico dei due posti non riservati nelle prime due. Fantastico. Non avrei voluto altro. Mi rilasso e leggo. Non sento più nulla, intorno a me c’è il vuoto cosmico. Del resto è veramente presto. Cominciano ad arrivare altri “talebani” della pallacanestro come me solo dopo le 17 e 30. Va bene, il clima è di quelli giusti. La gente del basket deve stare con quella del basket. Punto, non ci sono storie. Leggo la presentazione del libro di McCallum (giornalista che più di ogni altro ha seguito da vicino lo sviluppo e la successiva affermazione del Dream Team). E’ di Buffa, mi piace subito.

La stanza piano piano si riempie, arrivano i due giornalisti. Buffa e Chiabotti. Spettacolo. Smetto persino di chiudere le ciglia e mi lascio sommergere dolcemente dal loro racconto. Sapevo che il Dream Team aveva rappresentato una svolta epocale, ma non potevo immaginare quanto grande fosse stata. E soprattutto non mi era mai stato perfettamente chiaro come fosse avvenuto il tutto. Non pensavo a quanto potesse essere grande il distacco tra resto del mondo e NBA in quel preciso momento storico. E non mi riferisco agli aspetti tecnici del gioco. Mi riferisco all’impossibilità dei giocatori professionisti dell’NBA di giocare a livello olimpico con regole FIBA. Si, fino al 1992 questo non era possibile. Il Dream Team ha cambiato la storia, le regole del “gioco”. Ha cambiato la cultura cestistica nel senso più puro. Il cambiamento però non è stato così semplice. C’è stato un serbo, un ispettore della carne. Si. Proprio quest’uomo ha influito su tutto quello che al basket sarebbe successo da lì a poco. Non vi svelerò altro sul libro. Occorre leggerlo.

Buffa e Chiabotti parlano per quasi quaranti minuti. Sono talmente assorto che mi sembrano pochi secondi. Quanto è bello poter ascoltare gente “che ne sa”. Sarei potuto rimanere lì per altri tre giorni consecutivi senza nemmeno mangiare. Non sto esagerando.

Purtroppo l’incontro finisce. Mi avvicino per l’autografo. Non riesco a parlare dall’emozione. Buffa mi guarda e mi fa: “Mi servirebbe un nome”. Riesco a malapena a pronunciare: “Giuseppe”.

Il basket è anche questo. Avere quasi ventotto anni e riuscire ancora ad emozionarsi. 

 

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