C’era una volta…la Serie A: la Kinder Bologna 2000-01

C’era una volta…la Serie A: la Kinder Bologna 2000-01

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Siamo giovani, lo ammettiamo. Seguiamo la pallacanestro da molto tempo e: italiana, europea, americana. Abbiamo visto competizioni nazionali e internazionali. Abbiamo visto mondiali ed olimpiadi. Se dobbiamo però dire la prima vera squadra che ci ha impressionato, non possiamo che citare la Virtus Bologna della stagione 2000/2001. E non solo per quella straordinaria impresa che è stata il vincere Campionato, Coppa Italia ed Eurolega nella stessa stagione. 29 vittorie e 5 sconfitte in campionato, con playoff immacolati. Percorso netto, ovviamente, in Coppa Italia (seppur con un po’ di fatica, al primo turno, contro la Fila Biella). Eurolega chiusa con solo 4 sconfitte, di cui 2 nella serie finale contro il Tau Vitoria (si, c’era ancora Vitoria e non il Baskonia), dopo la semifinale vinta per 3 a 0 contro la Fortitudo Bologna, in un derby che a noi piacerebbe tantissimo rivedere sui campi della nostra serie A, e, perché no, in Europa. Ma i risultati parlano solo in parte di questo gruppo di giocatori. Una squadra nata da eventi all’apparenza negativi, occorsi la stagione precedente: prima la ricerca senza fortuna (ma non sfortunatamente) di un Andrea Meneghin perso a vantaggio della Fortitudo, quindi la scelta forzata di ripiegare (anche qui, non sfortunatamente) su un Argentino di Bahia Blanca, tal Emanuel Ginobili, ed infine l’improvviso ritiro dello Zar, Sasha Danilovic. Apriamo quindi il libro dei ricordi per raccontarvi della Virtus, anzi, della Kinder Bologna. Il reparto esterni presenta due giocatori, o meglio, due super  giocatori capaci di esser intercambiabili e di giocare indistintamente i tre ruoli dietro: Rigadeau, che di nome fa Antoine, e Marko Jaric. Il primo, francese, è un giocatore oramai affermato a livello Europeo: nato playmaker,  è capace di gestire la squadra e di segnare con il suo tiro mortifero ed rappresenta la vera guida della Virtus Bologna. Mai cifre esaltanti o da superstar, ma sempre la capacità di fare la giocata giusta al momento giusto. Le lacrime del pubblico Virtussino al suo addio, direzione Dallas, a metà della stagione 2002/2003 sono la dimostrazione di quanto il francese abbia fatto per la Virtus Bologna. Jaric, invece, è un esterno di due metri nel pieno della crescita cestistica, e proviene dalla Fortitudo Bologna. A differenza di Rigadeau non è ancora affermato ma viene considerato un super prospetto. Fisico, visione di gioco e talento sono i punti di forza di Marko. Punti di forza che gli varranno poi ruoli più o meno importanti anche in NBA, soprattutto con la maglia di Minnesota e dei Los Angeles Clippers. E poi c’è la ruota di scorta. Si perché la Virtus, perso il figlio del grande Dino Meneghin, deve ripiegare su quello che diventerà, poco dopo, il giocatore più forte del campionato Italiano e uno dei giocatori più amati di tutta la NBA. Manu Ginobili, però, arriva a Bologna con diverse incognite sul suo curriculum: giovane, ha fatto la differenza si, ma non in una squadra di prima fascia, ha talento ed è atletico, si, ma non ha tiro da fuori. Bastano poche partite, però, a Manu, per dimostrare quel che sa fare, anche ad alti livelli, e trasformarsi in quello che abbiamo ammirato tutti in questi anni. Dalla panchina escono il Pando, Davide Bonora, che tutti abbiamo avuto la fortuna di vedere e conoscere, soprattutto con la nostra nazionale, Picchio Abbio, una vera e propria bandiera della Virtus Bologna, Hugo Sconochini, uno che con la palla e il canestro ci sa (e scommettiamo ci saprà sempre) fare alla grande e Fabrizio Ambrassa, arrivato a metà stagione, ma sicuramente fondamentale per la cavalcata Virtus. Un reparto esterni che, uscendo dalla panchina, porta cambio di ritmo, sapienza cestistica e, soprattutto, estrema affidabilità. E ad alti livelli questo conta, e non poco.
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Ma, che vogliate crederci o no, quel che a noi fa più impazzire è la qualità e la completezza del settore lunghi. Spesso in quintetto partono due giocatori complementari, come Rashard Griffith, un centrone dominante in Eurolega da alcuni anni e che vanta nel proprio palmares più e più titoli, individuali e di squadra, e Alessandro Frosini, un passato alla Fortitudo lui pure, capace di “fare legna” sotto canestro, ma di segnare con costanza dalla media, oltre che esser leader dentro e fuori dal campo. Dalla panchina, invece, entrano due giovincelli, alle prime esperienze ad alto livello ma che promettono decisamente bene: David Andersen e Matjaz Smodis. Dovreste averne già sentito parlare di questi due, o no? Talenti pazzeschi, tiro da fuori, gioco in post basso, intelligenza, visione di gioco, leadership.. basta? Lasciata la Virtus, poi, Smodis avrebbe vinto, tra le altre, due Eurolega e avrebbe fatto parte una volta anche del primo quintetto della stessa. Stessa storia per Andersen, che avrebbe vinto anche uno scudetto Italiano, e una coppa Italia, entrambe da MVP. Ora, pensate ad  una squadra con Smodis ed Andersen, pur giovani, che escono dalla panchina. Ecco, questa era la Kinder Bologna. Cosa manca? Ah, si ecco. A guidare la squadra Ettore Messina. Di lui non diciamo nulla, dovreste già conoscerlo abbastanza. E’ difficile descrivere a parole questa Virtus. E’ difficile nonostante la spaventosa stagione del Grande Slam. E’ difficile nonostante i singoli palmares dei giocatori del roster. Le immagini dicono poco, molto poco. Ma purtroppo ora ci rimangono solo quelle, oltre ai ricordi e alle emozioni che ci hanno fatto vivere. Auguriamo ad ognuno di voi di potervi innamorare di una squadra quanto noi lo siamo stati della Kinder Bologna. Perché è bellissimo.

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