C’’era una volta …la Serie A: Henry Williams

C’’era una volta …la Serie A: Henry Williams

Uno dei grandi giocatori passati nel nostro campionato. In collaborazione con la pagina facebook C’era una volta la Serie A

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1996. Sei un ragazzino di 10 anni che si affaccia per la prima volta alle partite di pallacanestro in televisione. Vedi giocatori e inizi ad imitarli nel campetto sotto casa.

Inizi a comprare i primi American Superbasket, inizi a vedere le prime partite NBA su TMC e la serie A su Rai Tre al sabato pomeriggio. Inizi a vedere i primi campioni, inizi ad adorare Michael Jordan, Penny Hardaway, David Robinson e la versione italiana del campione dei Chicago Bulls, Henry Williams. Perchè, si, a 10 anni Henry Williams sembra il Michael Jordan del campionato Italiano: stilisticamente perfetto, rasato a zero, ovviamente stesso ruolo e pure con le stesse scarpe. Cambia solo il numero di maglia, il 14 e non il 23 e la mano con cui tira, ma si, è proprio il Jordan Italiano!

Henry Williams nasce il 6 Giugno del 1970 ad Indianapolis, Indiana.

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Non altissimo per essere una guardia tiratrice e con una potenza fisica non eccelsa, finita l’High School viene snobbato da tutti i maggiori college dello stato e non solo. Gli tocca quindi ripiegare su Charlotte dove lo accolgono i famosissimi, ma anche no, 49ers. In North Carolina si mette, però, subito in mostra e viene convocato ai mondiali in Argentina nel ’90 dove aiuta la compagine Statunitense a vincere la medaglia di bronzo. Nello stesso anno vince anche l’argento ai Goodwill Games a Seattle, sempre con la nazionale USA.

Una volta finiti i canonici 4 anni di college viene di nuovo snobbato, sia dalle franchigie NBA che dalle principali squadre Europee.  Finisce quindi ai Wichita Texans, anche qui, non indimenticabile squadra della CBA, la seconda lega americana da qualche anno oramai defunta e di cui non sentiamo molto la mancanza. Nel Gennaio 1993 Andrea Fadini, grande GM e scopritore di talenti della Scaligera Verona (citofonare  anche Iuzzolino Mike) propone a Williams un contratto a gettone: senza pensarci un attimo Henry accetta. Ne Fadini, ne il pubblico della Glaxo però si aspettano un giocatore  di questo livello: 24 punti di media, il 50% dalla lunga distanza e una leadership che trascina tutta Verona in serie A1. Non male per un giocatore arrivato a gettone!

Se possibile la stagione successiva, pur con il salto di categoria, è ancora migliore, e rappresenta la consacrazione nel nostro campionato per Henry: 25,5 punti di media  con un irreale 58% da due e il 40% da tre. Verona, neopromossa ha trovato il suo campione che trascina la squadra addirittura alla semifinale dei playoff dove però deve arrendersi allo Zar, Sasha Danilovic, e alla sua Virtus. Finale che però arriva in coppa Italia dove la Glaxo si deve arrendere alla Benetton Treviso.

“Date la palla a Williams” si sente spesso gridare Franco Marcelletti durante le partite della Scaligera. E come dargli torto..

La stagione successiva è  un leggero passo indietro per la Scaligera, fermata ai quarti di finale nel playoff dalla Fortitudo, ma una ulteriore conferma di quanto Henry Williams sia un giocatore di altissimi livello: 25 punti di media con percentuali spaventose, con il fiore all’occhiello dei 48 punti con il 90% da 2 nella partita di coppa Italia contro l’Olimpia Milano. Le grandi d’Europa si accorgono di Williams, oramai con numeri troppo impressionanti per passare inosservato: tra le tante pretendenti è la Benetton Treviso, reduce da qualche stagione in chiaroscuro che si accaparra “Hi-Fly”. Si, questo è il soprannome di Williams che denota la sua clamorosa abilità nel saltare e nello schiacciare nonostante l’altezza non sia propriamente dalla sua. Ma l’elevazione si.

A Treviso passa quattro stagioni dove si conferma uno dei migliori, e in alcuni casi IL migliore, americani del campionato: nel 1997 infatti, vince il titolo di MVP del campionato di serie A1, ma non solo: è il leader della Benetton che vince uno scudetto, una supercoppa Italiana e una coppa Saporta al termine della stagione ‘98/’99. E’ la Benetton di Henry Williams, ma anche di Ricky Pittis, di Marcelo Nicola, di Zele Rebraca e di Davide Pando Bonora. Non male, no? Se volete testimonianze delle capacità e del talento di Henry chiedete ai difensori che han dovuto provare a limitarlo in questo periodo. Un autentico incubo per loro. Dopo 4 anni è giunto il momento di cambiare, e Williams si trasferisce nella capitale dove mette insieme i soliti numeri: oramai non è più un giovincello poco conosciuto, oramai è una grande e bella realtà del campionato italiano. Pensate che, anche se non all’apice della carriera, il reparto dietro di Roma in questa stagione è formato da Iuzzolino e Williams. Nostalgia allo stato puro.

L’esperienza nella capitale dura solo un anno e Williams torna nella città che l’ha lanciato e fatto conoscere al grande pubblico: a Verona gioca una ulteriore grande stagione, sia in campionato che in Eurolega, ma la Muller non riesce a qualificarsi ai playoff. Henry decide quindi di scendere di una categoria e approda a Napoli dove, sotto la guida di Piero Bucchi, e con una squadra poco legale per il campionato (due nomi, per dire, Mike Penberthy-Dontae Jones e una squadra che oggi farebbe comodamente i playoff nella nostra serie A) di A2 centra la promozione, dopo una estenuante e bellissima serie finale contro Reggio Emilia. E’ l’ultima stagione per Henry Williams in Italia, ma anche l’ultima in campo.

Indimenticabile “Hi-Fly”: arresto e tiro super, tiro da tre clamoroso, elevazione da grande atleta, talento smisurato e leadership da vero campione. Proprio come quel ragazzo, molto simile al Jordan Italiano che giocava nei Chicago Bulls. Ve lo ricordate, vero?

Terminata la carriera cestistica, Henry Williams è diventato un pastore battista salvo poi incontrare un avversario molto difficile da battere, un una grave malattia ai reni che ha lasciato solamente due soluzioni ad Hi-Fly: trapianto o dialisi. Non abbiamo notizie recenti, gli ultimi aggiornamenti parlano di Williams in dialisi in attesa di trapianto.
Ovviamente noi speriamo che tutto vada per il verso giusto e che Henry torni in salute come e meglio di prima. Come quando scherzava con gli avversari e volava verso il canestro.

Si, come il vero “Hi-Fly”.

C’era una volta la serie A

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