Carlos Delfino – il redivivo

Carlos Delfino – il redivivo

L’argentino è tornato in campo con la maglia del Boca Juniors, risultando subito decisivo: scopriamo cosa può ancora dare alla pallacanestro con la sua classe.

Ci sono storie che avrebbero bisogno di un libro o di un film per essere raccontate. Una di queste storie è quella di Carlos Delfino, uno dei grandi esponenti di quella Generacion Dorada capace di vincere e di entrare nel cuore di tutti gli appassionati. Un giocatore che proprio come Leonardo Di Caprio nel film ‘The Revenant’ – che ha premiato lo stesso attore americano con quel premio Oscar vanamente inseguito fino a quel momento – ha dovuto subire e affrontare una serie di difficoltà che lo hanno messo alla prova.

La carriera di Delfino, dopo gli inizi in Argentina, vede l’Italia come luogo importante: è proprio nel nostro paese che Carlos si mette in mostra come uno dei giocatori più interessanti sulla scena, un collante per squadre vincenti capace di fare tante piccole cose utili alle sue squadre. Non un realizzatore puro, ma un campione – capace di elevare il proprio gioco nel momento in cui saliva la posta in palio – che ha lasciato solo bei ricordi in Italia e che è stato sondato da squadre italiane nella scorsa estate.

Un atleta che ha passato diversi anni nella NBA, in una carriera americana molto lunga – inframezzata da un ritorno in Europa al Khimki Mosca – in cui l’argentino si è fatto apprezzare per le sue qualità, che hanno spinto molte squadre a volerlo e renderlo un giocatore molto utile all’interno di sistemi diversi. Fino al 2013, sì perché nei playoff di quell’annata in un contatto falloso causato da Kevin Durant Delfino, allora giocatore degli Houston Rockets, subisce un infortunio a un piede. All’inizio non sembra nulla di grave, nella realtà dei fatti si rivela essere l’inizio di un calvario che a un certo punto pare non avere fine: la diagnosi – frattura da stress allo scafoide – è complessa da curare e Carlos non torna più a calcare un parquet per i successivi tre anni.

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Subisce sette operazioni, si affida a metodi più o meno convenzionali per provare a tornare a fare quanto di più ama: a ‘La Nacion’ ha raccontato di come una volta gli avessero messo un osso dell’anca nel piede, a ‘Basquetplus’ di come si sia rivolto a una strega, al reiki – una pratica in cui un operatore massaggia il corpo del paziente per trasferire l’energia vitale universale alle parti del corpo che ne hanno più bisogno – e anche con l’immagine di Sant’Espedito salvata sul cellulare.

Tutto inutile, i problemi non passano, Carlos sembra destinato a concludere la carriera, ma è l’Italia, già proprio il paese in cui l’argentino è diventato un grande giocatore, a venire in suo soccorso: a Bologna conosce il professor Sandro Giannini, che capisce come per curare Carlos sia necessario togliere qualcosa. Via la parte di osso che non serviva per guarire e utilizzo di cellule staminali e tessuti biologici costruiti in laboratorio. E’ la svolta, il piede di Carlos comincia a migliorare e Delfino finalmente sembra potere vedere la luce in fondo a quell’infinito tunnel in cui è precipitato, alimentando la speranza di potere tornare a giocare per fare felice suo figlio che non lo aveva mai visto in azione.

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Il CT dell’Argentina Hernandez, che sa quanto Delfino tenga alla Nazionale, a partire dallo scorso aprile decide di dargli fiducia, nonostante fosse senza squadra e senza più il ritmo partita. Ma un’Olimpiade può segnare una rinascita, e Hernandez lo sa bene: Carlos comincia ad allenarsi con i compagni della Generacion Dorada – Nocioni, Scola e Ginobili – e prende fiducia in se stesso. Le Olimpiadi e Rio sono un’occasione troppo importante per lui, per tornare a divertirsi e a fare quello che più ama, per tornare ad essere il vero Carlos Delfino. Il suo rendimento, a livello di statistiche, non è straordinario, ma i compagni hanno fiducia in lui: l’ultimo tango della grande Argentina di inizio anni Duemila ha visto la rinascita di Carlos.

In estate diversi interessamenti da parte di varie squadre, in Italia e in Europa, ma nessuna ha voluto affondare il colpo e puntare in maniera decisa sull’argentino. Ma dopo uno stop forzato di oltre 1100 giorni Carlos non poteva lasciarsi scoraggiare da queste difficoltà, e la sua voglia di tornare a giocare è stata premiata: il Boca Juniors del presidente Angelici ha deciso di scommettere forte su di lui, riportando in patria uno dei talenti più luminosi degli ultimi anni.

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Nell’ultima partita giocata contro Quimsa – vinta nel finale per 98-92 – Delfino ha messo a segno 12 punti, risultando decisivo nel finale con una serie di giocate di grande classe che hanno indirizzato la gara verso il Boca. Perché, come lo stesso Carlos ha rivelato nel momento in cui è tornato ad allenarsi dopo il calvario: “Giocare a basket è come andare in bicicletta, non si disimpara mai. Non ho giocato per tre anni ma il mio corpo si muove da solo”.

A testimonianza che le difficoltà, per quanto dure possano essere, sono sempre superabili: Carlos Delfino è tornato a fare quello che più ama, e lo ha fatto alla sua maniera: con un talento ed un’eleganza fuori dal comune. Perché lui è così, un redivivo a cui la pallacanestro ha concesso un’altra opportunità. E lui la vuole sfruttare al meglio, alla Delfino.

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