[ESCLUSIVA] Andrea Meneghin: “Vedo una finale Real-Fenerbahce. Jasikevicius straordinario, Pangos il mio MVP”

[ESCLUSIVA] Andrea Meneghin: “Vedo una finale Real-Fenerbahce. Jasikevicius straordinario, Pangos il mio MVP”

A poche ore dal via della Final Four di Belgrado abbiamo parlato con una delle voci della pallacanestro su Eurosport, che ha fatto le carte alle quattro magnifiche e ha espresso pareri interessanti sulla stagione di EuroLega.

di Massimo Mattacheo, @MaxMattacheo

Da giocatore ha scritto alcune pagine indelebili della pallacanestro italiana, vincendo l’oro agli Europei del 1999 con la Nazionale allenata da Boscia Tanjevic e lo Scudetto e la Supercoppa italiana con la maglia di Varese nella stagione 1998-99. I diversi infortuni patiti ne hanno limitato la carriera, caratterizzata da un talento cristallino e da una grande capacità di emergere nei momenti decisivi delle stagioni. Ora Andrea Meneghin vive le partite da bordo campo, essendo una delle voci più apprezzate di Eurosport, per la sua capacità di esprimere i concetti in modo chiaro, diretto e semplice. A poche ore dalla palla a due di Fenerbahce-Zalgiris, la prima delle due semifinali che decreteranno le squadre che si contenderanno il trono d’Europa nella finale di domenica, abbiamo fatto con lui le carte alla stagione europea, focalizzando poi la nostra attenzione sulle singole sfide che si disputeranno a Belgrado.

Andrea, partiamo da qui. A Belgrado ci sono le quattro migliori squadre d’Europa?

“Sicuramente sì, le squadre che sono arrivate a Belgrado sono le quattro migliori squadre d’Europa: lo ha detto la stagione regolare che hanno fatto e il modo in cui hanno saputo passare il turno nei playoff. L’unico dubbio che ho riguarda il Panathinaikos, che si è trovato un avversario molto difficile ai playoff, e anche l’Olympiacos, che ha patito molto le problematiche di infortuni che ha accusato nel corso della stagione. Tre delle quattro squadre che vedremo a Belgrado arrivano quasi sempre in fondo, l’unica relativa sorpresa è lo Zalgiris, ma comunque queste sono le quattro squadre che giocano il miglior basket in relazione agli interpreti a disposizione”.

Parlando di Zalgiris, quanto merito di Jasikevicius c’è nei loro risultati?

“Jasikevicius ha plasmato la squadra a sua immagine e somiglianza, li fa giocare in attacco e in difesa nella stessa maniera in cui era abituato a fare lui. Hanno un grande tasso di atletismo e fisicità, sono tutti buoni giocatori anche se non c’è la stella assoluta che brilla sugli altri: il pregio di Sarunas è che conosce la pallacanestro e ha avuto ottimi maestri nella sua carriera da giocatore, ha saputo assemblare pezzo dopo pezzo la sua squadra e i risultati si sono visti in questa stagione. La mentalità vincente arriva dal lavoro quotidiano, dalla fiducia che la squadra sente e ha sentito dopo le ottime prestazioni realizzate: lo Zalgiris mi ha impressionato perché in campo non ha dubbi, tutti sanno cosa devono fare per arrivare alla vittoria, eseguono i giochi alla perfezione. Hanno dimostrato di essere una squadra vera anche nei playoff, andando a vincere gara 1 al Pireo e indirizzando subito la serie sui loro binari: i giocatori si sacrificano e sono disponibili ad aiutarsi l’uno con l’altro. E poi sono molto affamati”.

Parlando di Zalgiris con Gherardini, mi ha detto che i lituani per loro non sono una sorpresa, perché Jasikevicius è il migliore allenatore giovane in Europa. E’ possibile paragonarlo a Obradovic, per certi aspetti?

“Difficile fare paragoni, spesso poi non rispecchiano totalmente la realtà, perché ognuno può prendere spunto da altri ma poi declinare gli spunti ottenuti a seconda del tipo che vuole proporre. C’è da dire che alla Final Four vedremo tutti allenatori che sono stati allievi di Obradovic, a riprova di quanto sia grande: sicuramente chi lavora con Zeljko assorbe qualcosa, lui ha una mentalità pazzesca, non è un caso che tutti i giocatori che hanno giocato per lui ne parlino solo bene. Tutti sono affascinati da lui, sicuramente Obradovic è il maestro”.

Entrando nel vivo della Final Four: chi vedi favorito tra Fenerbahce e Zalgiris? E quale può essere la chiave della gara?

“Innanzitutto sono due squadre super organizzate, vedo favorito il Fenerbahce di poco perché è più esperto, anche se lo Zalgiris ha dimostrato di essere squadra vera andando a vincere a Istanbul in stagione regolare e anche in casa la squadra di Obradovic ha faticato non poco per portare a casa la vittoria. Credo che la chiave di lettura della partita possa essere il tiro da fuori, unito al controllo dei rimbalzi, cioè alla capacità di avviare subito l’azione dopo avere catturato il rimbalzo. Chiaramente poi il talento individuale delle due squadre inciderà: non credo che lo Zalgiris patirà troppo la pressione, arrivano a Belgrado carichi e pieni di certezze. E poi è una semifinale, anche il Fenerbahce non potrà entrare in campo con leggerezza”.

Seconda semifinale, CSKA-Real: anche qui, chi è favorito e quale può essere la chiave?

“Vedo il Real più favorito in questa semifinale per tanti motivi: il recupero di Llull, Doncic che vorrà consacrarsi definitivamente dopo una stagione clamorosa, la forza del reparto lunghi. Il Real è una squadra che è cresciuta molto nel corso della stagione, ha patito una quantità di infortuni enorme e arriva a Belgrado nel miglior momento della stagione: nella serie contro il Panathinaikos, dopo il massacro di gara 1 gli spagnoli hanno salutato tutti e si sono qualificati vincendo tre partite di fila. Il CSKA dipenderà molto dalle condizioni fisiche dei suoi giocatori più importanti, ma in ogni caso vedo il Real favorito in questa partita”.

A proposito di infortuni: la serie contro il Khimki ha palesato le difficoltà del CSKA senza De Colo e Hines. Quanto sarà importante che siano in buone condizioni ora?

“Senza De Colo e Hines il CSKA perde molto perché sono due giocatori da quintetto: il francese, poi, oltre a essere un grande realizzatore è un catalizzatore delle attenzioni difensive delle altre squadre. Lo stesso Hines è un giocatore che ha il senso del dramma, è abituato a segnare canestri importanti nei momenti caldi delle partite. Anche se sono tutti coinvolti nel gioco di Itoudis con due assenze di questo calibro qualunque squadra avrebbe fatto fatica a vincere una serie di playoff”.

Luka Doncic sarà probabilmente il giocatore più atteso della Final Four. L’esperienza negativa della semifinale dello scorso anno può averlo fortificato per l’appuntamento decisivo?

“Mi viene quasi da ridere pensando che parliamo di un ragazzo di 19 anni, che comunque la scorsa estate ha vinto un Europeo da protagonista assoluto con la maglia della Slovenia, ora è diventato un pilastro del Real e vorrà fare bene in questa Final Four. Lo scorso anno nella serie contro il Darussafaka, dopo le lacrime di gara 2, dominò gara 3 e gara 4 portando il Real a Istanbul. Nella sua crescita grandi meriti vanno dati a Laso, che lo ha saputo gestire nel modo più corretto: in spogliatoio poi ha campioni come Rudy, Reyes, Llull che si allenano sempre nel modo giusto e gli trasferiscono la mentalità corretta da avere per crescere ancora e diventare un giocatore straordinario, che già ha dimostrato di essere”.

Questa potrebbe essere per lui l’ultima Final Four per molti anni. In NBA potrà essere protagonista già da subito?

“Innanzitutto speriamo che Doncic ritardi il più possibile il suo sbarco in NBA, sarebbe bello godercelo ancora per qualche anno in Europa. Molto dipenderà da quello che vorrà fare lui, se vorrà rimanere ancora un anno al Real per consacrarsi ulteriormente può farlo. Ha delle qualità tecniche e fisiche che gli permettono di fare quello che vuole e dove vuole”.

Allargando il campo alla stagione intera, ti chiedo qual è il tuo MVP. E ti lancio una provocazione in questo senso: Shved.

“Per quanto riguarda l’MVP della stagione, per non dire i soliti De Colo e Doncic, io ho apprezzato molto Kevin Pangos, un ragazzo che è cresciuto moltissimo allo Zalgiris sotto la guida di Jasikevicius ed è diventato il vero leader della squadra lituana arrivata alle Final Four. Shved è un attaccante pazzesco, probabilmente il migliore in Europa inserito nel contesto di una squadra che gioca in sua funzione com’è il Khimki. Però nella scelta di un MVP io guardo anche alla metà campo difensiva e in quel particolare Shved fa molta fatica, per questo nel complesso scelgo Pangos”.

Un’ultima cosa: cosa fa la differenza tra arrivare alla Final Four e vincere il titolo?

“Credo che a fare la differenza tra le quattro migliori squadre d’Europa siano i dettagli, le condizioni fisiche in cui un roster si presenta all’appuntamento più importante della stagione, la giornata più o meno storta di un giocatore importante… Alla fine tutte le squadre lavorano per arrivare alla Final Four nel modo migliore possibile, si dà il massimo per vincere la competizione, nessuno vuole perdere. Credo che siano i dettagli a fare la differenza tra squadre così forti, poi io di Final Four di EuroLega non ne ho mai giocate (ride, ndr), quindi penso sia questo ciò che conta”.

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