Esclusiva Basketinside.com: parla Claudio Limardi

Esclusiva Basketinside.com: parla Claudio Limardi

di redazionebasketinside

L’impatto dell’addio di Benetton al basket. La partita a scacchi sui diritti tv. Le battaglie per i playoff italiani e d’Eurolega. Il trucco per battere Siena. Claudio Limardi, direttore di Superbasket e corrispondente da Bologna per il Corriere dello Sport, si concede a una chiacchierata a ruota libera sui problemi del basket italiano ed europeo.

Limardi, cominciamo da Benetton che chiude i rubinetti. Come sta un basket che si lascia scappare il suo imprenditore più facoltoso?

Non è una buona notizia perché la proprietà ha permesso a Treviso vent’anni di grande basket. Nove finali e cinque scudetti non si dimenticheranno in fretta. Però potrebbe chiudere col botto: Treviso ospiterà le Final4 di Eurocup e, dovesse vincere, si qualificherebbe per l’Eurolega, permettendo un ultimo anno in vetrina al suo proprietario. 

Già sarà tanto non chiamare più Treviso “la Benetton”.

 Inutile nascondersi: non ci sarà alternativa paragonabile e tutti dovremo abituarci a una squadra lontana dai livelli attuali. Il basket italiano perde un imprenditore e una proprietà forte. Ma non è un dramma: tutti gli imprenditori prima o poi sono usciti. E’ così anche nel calcio, ogni tanto qualcosa si spezza.

Nel calcio c’è però il ricambio. Nel basket invece si fatica a sostituire una grande proprietà.

Non sono d’accordo, le grandi hanno il ricambio, vedi Milano.

Forse per le grandi città.

E infatti, il problema è per le piccole realtà. Il peccato originale è l’eccessivo peso dei soldi, ci si regge finché il proprietario apre incondizionatamente i cordoni della borsa. Perché questa è la realtà, inutile girarci intorno, chi entra a Treviso perde tantissimi soldi: non c’è marketing, non ci sono spettatori (2400 di media sono proprio pochi). Fossimo più vicini al modello americano, dove i soldi si fanno sul serio…

Esiste una ricetta per far soldi?

No ma nemmeno a livello europeo. Negli Usa c’è il monopolio della Nba, si possono costruire le loro regole comuni a tutti. In Italia non possiamo farlo: l’unica ricetta è abbassare i costi dei giocatori ma se ponessimo tetti per limitare le spese, non saremmo competitivi a livello europeo. E questo sia a livello di club che di nazionali. E’ un gatto che si morde la coda: critichiamo Siena perché domina ma poi se non vince in Eurolega la attacchiamo.

Un modello Celtic League del rugby, del tipo: “non giocare in Italia, gioca solo in Europa”?

E’ il modello che vorrebbe l’Eurolega ma non ha il coraggio di proporlo. E nemmeno la forza, anche perché il basket è più radicato nelle province, a differenza del rugby. Un modo per rimpinguare la casse sarebbero i diritti tv. Ma la torta da spartire non è molto grossa: il contratto in essere ammonta a 2 milioni di euro.

Ad oggi, qual è la situazione della contrattazione?

Siamo a metà partita. Il problema storico del basket è mediare fra qualità e quantità di tv come Sky e la popolarità delle tv pubbliche. Siccome come dicevo i soldi che arrivano sono pochi, i club di vertice vogliano forzare Sky passando in chiamo per poi rientrare con un peso contrattuale maggiore.

Una sorta di ricatto?

Sì che però non mette d’accordo i piccoli club. Si potrebbe andare verso una riproposizione di Sky ma meno esclusiva, ossia frazionare i diritti lasciando qualcuno a Sky e qualcun altro in chiaro.

Cosa serve al basket italiano, televisivamente parlando?

Esposizione. La qualità che offre Sky non è remunerata in modo sensibile. Negli ultimi anni, poi, Sky ha abbandonato l’Eurolega, diminuendo ulteriormente il valore dei diritti.

E poi capita che Siena-Cantù, prima contro seconda, in tv non passi.

Mah, lì il problema è doppio: accontentare i club e programmare con largo anticipo. Il palinsesto viene deciso molto prima della sua effettiva comunicazione, quindi mesi fa non ci si aspettava un Siena-Cantù così significativo: rivincita di Coppitalia e sfida di una provinciale che gioca un basket estremamente efficace.

A proposito di provinciali, sabato sera si gioca Cantù-Avellino, sfida tra due dei basket migliori di quest’anno.

E due dei basket tra loro più diversi. Cantù è una Siena con meno profondità ma quanto a qualità siamo molto vicini. Se non è la migliore difesa, ci va vicina. Avellino è il classico di wild basket, divertente e senza grossi calcoli. La sua qualità è dimostrata dal fatto che continua a perdere giocatori, non li sostituisce e vince comunque. Ha giocatori di grande talento che sono paradossalmente aiutati dal dovere star in campo tanto. Uno dei tanti problemi del basket moderno è il minutaggio individuale limitato: non permette al talento di esplodere. Così vince chi ha il sistema migliore.

Come Siena, come sta provando a fare Cantù.

Trinchieri non permette al singolo di esplodere.Non gioca ad altissimo ritmo, difende duro, è l’idea di squadra incarnata. A mio avviso, però, in certe situazioni un giocatore creativo serve. E paradossalmente quello con più talento, Markoishvili, gioca 20,5 minuti a partita.

Cantù piccola Siena. Siena piccola Olympiacos?

Sarà dura per Siena passare al Pireo. Non credo che l’infortunio di Kaukenas complichi più di tanto l’affare: a Pianigiani interessa il gruppo, superiore ai singoli infortuni. Kaukenas potrebbe però recuperare in tempo per l’Eurolega, come McCallebb. In ogni caso, i greci hanno il fattore campo, e un organico imponente. Ripeto, la vedo dura.

In Italia, invece, cambia qualcosa?

Siena potrebbe perdere qualche partita. Guarda caso, la sconfitta contro Caserta è venuta nel periodo tra le sfide contro Partizan ed Efes Pilsen, in cui Siena si giocava la stagione. Non lasceranno niente a nessuno, sono cannibali. Ma si affanneranno meno. Per Teramo, Milano, Brindisi e Pesaro, che giocheranno contro Siena durante i quarti d’Eurolega, è il momento di provarci.

La Virtus Bologna ha imbroccato due vittorie di fila. Uscita dal tunnel o rondine non fa primavera?

La Virtus è una squadra strana, difficilmente fa strisce positive, anche nella stessa partita. E’ l’espressione del suo coach, disposto ad annullare se stesso, i singoli e l’avversario in funzione del risultato. In questo campionato paga, anche se si rischia più.

In che senso?

Difficilmente la Virtus chiude le partite, è sempre appesa a un filo. E questo perché si adatta all’avversario: infatti ha più partite vinte immeritatamente che perse immeritatamente.

A cosa deve puntare?

Al quarto posto in regular season. Per una volta avrebbe il fattore campo ai playoff e sarebbe il miglior risultato dal 2007 in qua. Sarebbe determinante per tornare in Europa, da cui la Virtus per statura non può star fuori. Un impianto da ottomila persone a sera non può giocare solo il campionato.

Eppure, il patron Sabatini snobba l’Europa.

E’ rimasto parecchio deluso della risposta del pubblico all’Eurochallenge che nel 2009 fu ignorata fino alle Final4 giocate a Bologna. Se il pubblico si vanta di essere tra i più competenti d’Italia non può snobbare la vetrina europea.

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