Esclusiva Basketinside.com: Riva del Garda, alla scoperta del Manuel Playground

Esclusiva Basketinside.com: Riva del Garda, alla scoperta del Manuel Playground

Commenta per primo!

L’ex playmaker Walter Bobicchio e la sua squadra di volontari hanno creato un format nuovo per lavorare d’estate sulla tecnica, ispirato a una persona speciale che oggi non c’è più, ma che è sempre presente.

Succede a Riva del Garda.

«La squadra si costruisce d’inverno, il giocatore si costruisce in estate». Non si cita quasi mai questo comandamento della pallacanestro, la regola non scritta dell’allenamento individuale alla fine della stagione. E se i giocatori professionisti vengono almeno in parte seguiti, per i ragazzini la pausa estiva vuol dire sostanzialmente dispersione, noia, e quando va bene campetto playground con gli amici.

«Questa è una bella iniziativa, da noi non esiste niente del genere – dice un papà romano in vacanza a Riva che per caso ha saputo e portato i figli al Manuel Playground – ho chiesto anche se dovevo pagare qualcosa ma mi hanno detto di no».

Riva del Garda è una simpatica cittadina affacciata sul più grande lago italiano, la meno montana tra le mete vacanziere in provincia di Trento, ultra gettonata dalla clientela tedesca e dell’Alta Europa in generale.  I consueti  17 mila abitanti decuplicano nei mesi estivi. Oltre alla connotazione da Rimini del Nord, Riva si ricorda per essere stata la prima importante piazza cestistica trentina, prima che l’Aquila Basket irrompesse con fragore sulla scena del basket nazionale. Il Gs Riva del Garda, sponsorizzato dalle Cartiere del Garda, aveva entusiasmo, tradizione e perfino una curva ultrà, e svezzava giocatori come Guido Rosselli, Fiorello Toppo, Lele Rossi, Federico Loschi, Andrea Scanzi.

«Nessuno lavora più sui fondamentali, anche perché durante la stagione, in palestra, si hanno altre priorità, anche se questo può essere uno sbaglio» dice Walter Bobicchio. Walter “Bobo” Bobicchio, classe 1965, ha concluso una lunga carriera da professionista della palla a spicchi a Riva del Garda, e in città ha messo radici. Dopo trascorsi triestini, il playmaker Bobicchio ha indossato la casacca di Gorizia, Montegranaro, Cento, Rovereto, per approdare definitivamente sulla sponda del lago di Garda dove oggi lavora in ufficio e fa il papà. Durante l’estate, da giugno a settembre, potete trovare Bobo tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle 16.30 alle 21, presso il campetto di un centro sportivo locale, per far funzionare il Manuel Playground. Gli iscritti, divisi per livello di esperienza, sono quasi un centinaio, in tre turni. L’”Mp” non è un torneo estemporaneo, non è un camp. «Possono venire quando vogliono, io ci sono sempre, e con me ci sono altri 5 allenatori che si alternano. Capita che a volte i ragazzi siano in trenta, a volte che mi trovi a fare lezione con un solo bambino…ma non importa, si fa lo stesso!» dice Bobo.

Manuel playground è nato per applicare il comandamento secondo cui l’estate è il momento migliore per migliorare la propria tecnica. Al campetto  si trovano allenatori e tecnici, a disposizione dei ragazzini – dal mini basket in su – che hanno voglia di migliorare. Esercizi individuali o di gruppo, ma sempre mirati al giocatore. Se i fondamentali si chiamano così, un motivo ci sarà. «Curare i fondamentali vuol dire guadagnare anche in fiducia in se stessi una volta in campo» spiega Walter, che pur di non togliere il pallone dalle mani dei ragazzi si è inventato la “pausa attiva”: dieci minuti di riposo e tè freddo in libertà, ma senza smettere di palleggiare. «Se si facesse così anche in palestra – dice – per ogni settimana di allenamento se ne guadagnerebbe un’altra». «Dovresti vedere alla fine dell’estate – racconta con gli occhi che brillano – migliorano tantissimo. Alcuni ragazzini fanno cose che io stesso non riesco a fare!».

Un flashback. In un campetto sgarrupato in balia degli skater ci sono un bambino e un adulto. Il padre osserva il figlio, che sta andando avanti e indietro con la palla sotto le ginocchia, poi davanti, poi cambia mano, poi vira di qua, vira di là. Il papà non lesina le correzioni. Il ragazzino sa che il padre è la persona giusta per farlo migliorare, per questo gli ha chiesto di farlo esercitare con i fondamentali. Ormai è una piacevole consuetudine.

Era facile vedere Walter Bobicchio e il figlio Manuel al campetto, loro due e un pallone. «Lui mi chiedeva, io lo assecondavo. Era bellissimo vedere i miglioramenti alla fine dell’estate» ricorda Bobo. Manuel bambino diventa Manuel ragazzo in un baleno, e ha ereditato dal padre la stoffa atletica, la grinta e soprattutto la passione. Vuole giocare. Accetta di buon grado di trasferirsi un liceo del capoluogo, a più di due ore di corriera al giorno tra andata e ritorno, pur di giocare nelle giovanili dell’Aquila Basket. Fare il pendolare è un prezzo che si paga volentieri, si sale e si scende dal pullman col sorriso. In campo è un giocatore che piace. Allaccia contatti con la Benetton Treviso. Studia voracemente, nel frattempo, perché è innamorato della biologia e al liceo viaggia su medie alte. E poi il 10 giugno del 2007 Manuel muore a 17 anni, per una malattia fulminante quanto improvvisa.

«Chissà se avrebbe seguito la mia strada. Nessuno può dire come sarebbe andata. Ci ho messo tre anni per elaborare il dolore e trovare un modo per portare avanti il nome di Manuel nei fatti. Manuel Playground mi sembra il miglior modo concreto per tenere vivo il ricordo di ciò che era, della sua passione, della sua voglia di impegnarsi e dare il cento per cento». Bobo è però anche un genitore orgoglioso, non solamente per i suoi tre figli, ma anche per quel quarto figlio, il suo primogenito, che nonostante il brevissimo passaggio ha lasciato una traccia importante. L’Aquila Basket ha creato delle borse di studio in ricordo del suo atleta, la scuola frequentata da Manuel gli ha intitolato un’aula.

«Mi piacerebbe che il Manuel Playground si espandesse, in modo coinvolgere altre realtà – augura Bobo, che ha saputo dimostrare la forza di una motivazione unita al sistema del volontariato – perché oltre a portare avanti il nome di Manuel, si diffonda anche il messaggio che il lavoro duro e l’impegno ti fanno raggiungere gli obiettivi, e il sudore viene ripagato con la soddisfazione finale».

 

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy