[ESCLUSIVA] Peppe Poeta: “La Coppa Italia l’emozione più grande della mia vita. Grandi meriti a Galbiati”

[ESCLUSIVA] Peppe Poeta: “La Coppa Italia l’emozione più grande della mia vita. Grandi meriti a Galbiati”

Il capitano della Fiat Torino si è raccontato ai nostri microfoni dopo il successo nelle Final Eight di Coppa Italia.

di Massimo Mattacheo, @MaxMattacheo

Una grande emozione, una vittoria sofferta e, forse, per questo ancora più bella: il trionfo nelle Final Eight di Coppa Italia dà nuovo vigore alla stagione della Fiat Torino, arrivata all’appuntamento di Firenze dopo un mese difficile – tre cambi di allenatore e una striscia di sconfitte interrotta dalla vittoria di Pesaro – e capace di conquistare la Coppa Italia al termine di una partita tosta e molto combattuta contro Brescia. Per capire le emozioni e la gioia provate dai giocatori di Galbiati, abbiamo sentito il capitano della squadra, Peppe Poeta.

Peppe, avete vinto il primo trofeo nella storia di Torino. Quali sono le sensazioni che ha provato, come capitano, al termine della partita con Brescia?

“E’ incredibile, è stata l’emozione più bella della mia vita. Avere vinto questo trofeo insieme ai miei compagni, da capitano, è stato qualcosa di pazzesco, credo di non rendermi ancora conto di quello che abbiamo fatto. La sirena è stato il momento liberatorio, ho fatto un urlo di gioia: poi quando ho alzato la Coppa, con i coriandoli in cielo, mi sono sentito come Cannavaro al Mondiale del 2006”.

La Coppa Italia è arrivata al termine di un mese difficile e travagliato per voi. Qual è stata la chiave del successo?

“La stagione fino a questo momento è stata strana, abbiamo avuto un momento negativo e di difficoltà chiuso con la vittoria di Pesaro. Galbiati è stato bravo a compattarci dopo una serie di sconfitte, la società è stata brava perché ha inserito giocatori nuovi subito in grado di offrire un buon contributo, quindi il merito è condiviso tra tutti”.

A proposito di Galbiati, quanto è stato importante nella vittoria della Coppa Italia?

“Paolo è stato umile e ha al tempo stesso la società ha avuto coraggio nel sceglierlo come capo allenatore. E’ stata la scelta più logica perché Galbiati è con noi da inizio anno, un altro allenatore avrebbe dovuto conoscerci e capire la squadra. Paolo è un ragazzo umile, è preparato, ha portato un nuovo entusiasmo grazie al sorriso: a Pesaro, vincendo abbiamo ritrovato la fiducia in noi stessi. Galbiati è un ragazzo intraprendente, ha saputo riallacciare i fili del nostro gioco, seguendo la traccia di quanto avevamo fatto a inizio stagione”.

Vedendo l’andamento della vostra stagione, Torino mi sembra una squadra capace di vincere contro quasi tutti in gare secche. Penso alle vittorie conseguite contro Milano, Venezia, Darussafaka e Bayern. Questa vostra identità vi ha aiutato in una competizione con tre gare ‘senza domani’ come la Coppa Italia?

“L’analisi fatta è assolutamente condivisibile, siamo una squadra non scarsa ma fatta di campioni, di partite secche in stagione ne abbiamo sbagliate poche. Penso non solo al campionato, ma anche contro il Darussafaka o il Bayern in Coppa, oppure le partite che ci avrebbero garantito l’accesso alle Final Eight di Coppa Italia. Non siamo una squadra difensiva, abbiamo tanto talento offensivo e a Firenze ognuno, anche i nuovi, ha saputo mettere il proprio mattoncino per conseguire la vittoria finale”.

A proposito dei nuovi, Vander Blue è stato votato come MVP della Coppa Italia. Qual è la chiave dell’inserimento così rapido di un giocatore nuovo?

“Secondo me il grosso del merito va a lui, io l’ho visto la prima volta nell’allenamento prima della partita del giovedì: Blue si è inserito in punta di piedi nella squadra, è stato propositivo e si è fatto sentire molto anche a livello vocale in campo. Lui è un grande realizzatore, ma non ha forzato nulla: contro Venezia ha tirato solo due volte in tutta la partita, contro Cremona e Brescia si è preso le sue responsabilità ma non ha mai voluto essere il risolutore, preferendo coinvolgere anche altri compagni che erano più in ritmo di lui in attacco”.

Siete una squadra con tanti giocatori di talento, ma dove quasi solo Vujacic ha vinto trofei importanti. Quanto ha influito per voi la possiblità di vincere un trofeo?

“Sasha ha grande solidità, ha vinto due titoli NBA ed è una sicurezza nei momenti decisivi. Per il resto siamo una squadra in cui non molti hanno vinto, forse qualcosa Mbakwe. Siamo un gruppo di giocatori che ha la maturità giusta per vincere, lo stesso Garrett – a 30 anni – non aveva mai vinto nulla in Europa e aveva un grande desiderio di vincere. Diante è il nostro leader, il giocatore che gioca più minuti, anche in allenamento è molto tosto: il desiderio comune di vincere ci ha portato a cogliere questo successo”.

Se dovesse scegliere tre aggettivi o tre termini per definire le vostre partite in Coppa, quali userebbe?

“Con Venezia abbiamo fatto una partita solida, con Cremona siamo stati sfacciati perché non abbiamo avuto paura di perdere nemmeno quando siamo finiti a -12, mentre in finale siamo stati coraggiosi, abbiamo giocato di squadra e abbiamo sempre reagito ai loro tentativi di dare la spallata decisiva alla partita. Tutti hanno dato il loro contributo, i tre tiri da tre punti di Boungou Colo nel terzo quarto contro Brescia sono stati costruiti, non ci siamo mai disuniti nemmeno dopo avere toccato il -9”.

Un momento chiave della finale è stato il tiro da tre punti che ha realizzato nel quarto periodo. Lo aveva segnato anche in semifinale contro Cremona: è un tiro pensato o dettato dalle circostanze?

“Quello è un tiro che mi piace prendere, quando i lunghi cambiano sul pick’n’roll. Poi eravamo sempre stati sotto, non avevamo mai messo la testa avanti: ho visto Hunt indietreggiare e ho tirato, anche perché stava per finire l’azione. Ci sono comunque stati tanti protagonisti diversi nella partita: Washington, Boungou Colo, Mazzola, io, Garrett, poi il canestro finale di Vujacic. Tutti hanno dato il loro contributo al successo”.

Peppe, a fine partita è andato ad abbracciare Luca Vitali, come testimoniato da una foto comparsa negli scorsi giorni. Quanto è importante per lei la sportività?

“Io e Luca siamo molto legati, abbiamo fatto dieci anni di Nazionale insieme. Ci prendiamo sempre in giro tra di noi perché non abbiamo vinto un ca**o. Sapevo quanto ci teneva lui a vincere il trofeo, perché io ci tenevo allo stesso modo, entrambi avremmo meritato in maniera uguale di vincere la Coppa Italia. Ma sapevo anche che solo uno dei due ce l’avrebbe fatta, quindi a fine partita sono andato ad abbracciarlo”.

Che effetto le ha fatto l’accoglienza dei tifosi al rientro da Firenze?

“E’ stato un momento molto bello, mi sono sentito quasi un calciatore per l’accoglienza che i tifosi ci hanno riservato al nostro rientro. Torino è una città di pallacanestro e lo sta dimostrando, seguendoci con affetto nel corso dell’anno e non facendoci mai mancare il supporto in partita”.

Dopo questa vittoria, siete pronti ad affrontare al meglio il finale di stagione?

“La vittoria ci dà fiducia e consapevolezza nei nostri mezzi, l’appetito viene mangiando ma serve trovare le giuste motivazioni per affrontare il finale di stagione. Per prima cosa dobbiamo inserire i nuovi giocatori nei nostri schemi, visto che finora abbiamo avuto pochissimo tempo a disposizione per farlo, ci sono ancora tante cose da mettere a posto da qui alla fine della stafgione ma sicuramente siamo pronti ad affrontare la seconda parte dell’anno nel migliore modo possibile”.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy