[ESCLUSIVA] Sergio Scariolo: “Basket nelle scuole e impianti, un abisso tra Spagna e Italia. Qualificazioni Mondiali? Soddisfatto dei risultati ottenuti”

[ESCLUSIVA] Sergio Scariolo: “Basket nelle scuole e impianti, un abisso tra Spagna e Italia. Qualificazioni Mondiali? Soddisfatto dei risultati ottenuti”

Il CT della Spagna ha parlato ai nostri microfoni delle qualificazioni ai prossimi Mondiali, delle differenze tra Spagna e Italia nello sport e del campionato italiano.

di Massimo Mattacheo, @MaxMattacheo

Quattro vittorie in alrettante partite di qualificazione ai Mondiali e obiettivo raggiunto: la Spagna stacca il pass per la seconda fase di qualificazione con due gare di anticipo. Con un gruppo forgiato e costruito nel tempo proprio per queste partite, Sergio Scariolo è riuscito a ottenere ottimi risultati fin da subito. E proprio l’allenatore bresciano ha parlato ai nostri microfoni delle finestre FIBA, della “sua” Spagna e delle differenze principali esistenti tra il movimento spagnolo e quello italiano a livello di qualità e quantità di pallacanestro fin dall’età giovanile.

Buongiorno coach, il movimento sportivo spagnolo (calcio e basket in particolare) è ultracompetitivo a livello europeo e mondiale, sia come Nazionale, sia a livello di club. Ci sono state anche idee di gioco – penso al tiki taka nel calcio – che hanno dato alle squadre grandi vantaggi. Come si costruisce un modello vincente come quello spagnolo? E, conseguentement, quali sono gli spunti da cui l’Italia dovrebbe prendere esempio per aumentare la competitività?

“Il discorso è lunghissimo e non si può fare in quattro parole, però ci sono due aspetti che sicuramente ritengo comuni alle discipline sportive e, in generale, a un movimento sportivo nazionale rispetto a un altro. Il primo è la presenza dello sport nella scuola, che è enormemente superiore sia a livello quantitativo sia a livello qualitativo in Spagna rispetto che senz’altro all’Italia, non c’è proprio paragone di quanta pallacanestro ci sia nelle scuole elementari e media in Spagna rispetto che in Italia, e anche il tipo di attenzione che ha questo sport scolastico, dove ci sono fior di allenatori, fior di palestre, scuole che hanno la forza di partecipare ai campionati giovanili normali. L’altro aspetto è chiaramente quello dell’impiantistica – a livello di impianti piccoli, medi e grandi – perché la differenza è abissale, e non solo nella pallacanestro”.

Pensa che la riforma – il 5+5 o 6+6 – proposta dalla Federazione possa permettere anche alla Nazionale italiana di aumentare la sua competitività?

“Non so, io onestamente credo più nella qualità della formazione dei giocatori che alle norme per regolamentarne la presenza nella massima divisione. E’ chiaro che, anche per prevenire la pigrizia di dirigenti che se potessero formerebbero squadre senza preoccuparsi di investire per creare i giocatori e non solo per andare a cercarli, è ovvio che mi sembra accettabile la forma 5+5 o 6+6 anche perché in Italia per essere considerato giocatore di formazione, qui devo dire che ha un valore un po’ più forte rispetto alla Spagna. In Spagna un giocatore è di formazione se sta tre anni in Spagna e deve stare solo un anno juniores, quindi questo devo dire è una soluzione favorevole a quella italiana”.

Che idea si è fatto delle finestre per le qualificazioni ai prossimi Mondiali? Posto che la linea è stata tracciata, e da questo calendario non si dovrebbe tornare indietro, alcune Nazionali, come Croazia e Turchia, stanno avendo difficoltà di classifica. Si aspetta sorprese ai prossimi Mondiali?

“La linea effettivamente è tracciata, ci sono squadre che hanno avuto grosse difficoltà e alcune, come la Croazia, sono con un piede fuori dalle possibilità di arrivare ai Mondiali. Io mi sono comportato sempre con grande pragmatismo, non sputo nel piatto dove mangio: questa è la competizione, questo è il regolamento, la cornice di eleggibilità dei giocatori. Da un anno stiamo lavorando a questo gruppo alternativo e devo dire che i risultati ci hanno dato ragione e ci hanno soddisfatto. Vedo con grande piacere che anche l’Italia ha ottenuto ottimi risultati: noi abbiamo affrontato squadre molto forti come il Montenegro, la Slovenia e di media forza come la Bielorussia e ci attendono avversari ancora più forti come Lettonia, Turchia e Ucraina, quindi siamo un po’ a metà del cammino però siamo contenti di come sono andate le cose, mentre non mi esprimo sul concetto generale”.

Molti allenatori e dirigenti continuano a ribadire che in queste finestre è lo spettacolo ad essere danneggiato, perché mancano i migliori giocatori. Lei è della stessa idea? E perché?

“Effettivamente è chiaro che se ci sono Gasol, Bogdanovic, Gallinari, Belinelli piuttosto che Ricky Rubio, il livello dello spettacolo è superiore, su questo non c’è dubbio. Però la questione è che le audiences televisive, la presenza di pubblico nei palazzetti quantomeno un dubbio ce lo lasciano: vale la pena, anche se con un livello spettacolare inferiore, dare vita alle Nazionali anche durante l’anno? O è preferibile non farlo e lasciare solo concentrata l’attività nel momento estivo? Il dibattito è aperto, io credo che si potrebbe perfettamente fare l’uno e l’altro se si armonizzassero i calendari almeno a livello europeo, perché la NBA è un mondo a parte, dove non c’è nessuna possibilità di contare con quei giocatori”.

Pensa che ci dovrebbe essere una maggiore comunicazione tra FIBA ed EuroLega? Mi riferisco soprattutto al fatto che alcune squadre di EuroLega lascino i giocatori alle proprie Nazionali, mentre altre no, e quindi non c’è una linea uniforme e condivisa da questo punto di vista.

“Effettivamente sarebbe auspicabile una maggiore armonia tra FIBA ed EuroLega: io credo che ci sia spazio per tutti, tuttora siamo in fase di attesa e di speranza che ci si possa mettere d’accordo. E’ chiaro che la situazione peggiore è quella in cui qualche Federazione rinuncia con coerenza ai giocatori che giocano in EuroLega, qualche altra, tra l’altro senza ottenere grandi risultati, cerca addirittura di avere fra la prima e la seconda partita della finestra i giocatori che già non giocano in EuroLega. Non mi sembra una scelta corretta, ripeto, noi abbiamo fatto la scelta di puntare su un gruppo di giocatori che già dal marzo scorso abbiamo cominciato a coinvolgere, fino ad avere un raduno solo per loro, in luglio, prima del raduno della squadra che avrebbe disputato gli Europei. Quindi la nostra linea è chiara, ovviamente se in giugno ci saranno la disponibilità e le condizioni fisiche di un altro gruppo di giocatori ovviamente non super veterani che arrivano dall’EuroLega o dalla NBA saremmo senz’altro aperti, ma non a fare un trasferimento tout court di un blocco veterano – la prima squadra per dirla in qualche modo – dentro e gli altri fuori, non è questa la nostra linea”.

fiba.basketball

Come CT, non avere giocatori di EuroLega e NBA quanto è stato utile per allargare il giro della Nazionale ad altri giocatori? E, per quanto riguarda le gare di qualificazione, come si preparano in pochi giorni?

“Effettivamente il lato positivo è stato quello di scoprire in qualche caso qualche giocatore che può probabilmente dare più di quanto si pensi possa dare fino ad adesso. Ci sono stati dei giocatori che hanno dimostrato di avere un livello competitivo alto, altri, giovani, che hanno fatto capire che possono arrivare ad essere giocatori importanti. Per quanto riguarda il poco tempo a disposizione per preparare le gare, per me è stato un esercizio positivo di sintesi, cioè ovviamente con il vantaggio di avere cominciato per tempo questo lavoro, già da quasi un anno, sia a livello di osservazione, di comunicazione, di raduno apposta per questo gruppo alternativo di giocatori direi che siamo arrivati con le idee abbastanza chiare su quello che potevamo e non potevamo fare e i risultati sono stati molto soddisfacenti, quindi effettivamente per me è stato un bell’esercizio di sintetizzare al massimo la formazione di un sistema di gioco, anche se quello che abbiamo fatto è stato prendere una parte del sistema di gioco della Nazionale, che poi è lo stesso che seguono tutte le Nazionali giovanili e poi implementarlo con questo gruppo di giocatori”.

Ha avuto modo di seguire il campionato italiano in questa stagione? Se sì, che idea si è fatto delle squadre italiane, anche in Europa? Si può parlare di delusione, in ambito europeo?

“Il livello dei risultati delle squadre italiane in Europa non è stato brillantissimo, è inequivocabile dirlo. Reggio Emilia, viceversa, mi sembra che abbia fatto una bella competizione, anzi sta ancora facendola, mi sembra sia positivo segnalare questa squadra come livello di partecipazione”.

Negli ultimi anni, i migliori giocatori italiani sono andati a giocare all’estero: non solo chi è andato in NBA o in EuroLega, ma anche lo stesso Della Valle, per fare un esempio, ha avuto un’importante esperienza americana. Lei ha allenato, e tuttora allena, all’estero: come mai i giocatori italiani, e anche gli allenatori, una volta iniziata la loro esperienza all’estero difficilmente tornano in Italia? E’ una questione solo economica/tecnica o ci sono anche altre ragioni, dal suo punto di vista?

“Direi che è chiaro che quando un giocatore raggiunge un livello alto è giusto che sia ambizioso e aspiri a confrontarsi con i grandissimi del suo sport sia a livello NBA, che a livello europeo. E’ chiaro che quelli che si consolidano a quel livello fanno fatica a tornare indietro, da un lato perché effettivamente la situazione tecnica/economica in molti casi è inferiore e dall’altro lato perché trovano realtà professionalmente, organizzativamente in generale di un livello talmente alto che non viene la spinta di volere tornare indietro, tranne rarissime eccezioni”.

A tale proposito, tornerebbe ad allenare in Italia – club o Nazionale – in futuro?

“Io non ho mai chiuso la porta ad associare il lavoro con la Federazione, con le Nazionali ad allenare un club. E’ chiaro che sono in una situazione un po’ privilegiata, mi posso permettere di scegliere, quindi di avere lasciato passare diverse situazioni in questi ultimi due anni perché non avevo la necessità di entrare in un progetto di cui non ero convinto al 100%. Quindi, apertura senz’altro teorica e disponibilità senz’altro presente, ma condizionata al tipo di progetto che mi viene presentato. Quindi vediamo, magari l’anno venturo potrebbe essere proprio l’anno in cui si daranno queste circostanze. Purtroppo c’è la norma dell’incompatibilità tra una squadra spagnola e la Nazionale spagnola che mi ha frenato in un paio di situazioni: mi manca il giorno per giorno dell’allenamento, sinceramente, più che la stessa competizione, le partite, però vedremo”.

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