L’essenzialità di Arturas Gudaitis all’ombra della Madunina

L’essenzialità di Arturas Gudaitis all’ombra della Madunina

In una Milano che ancora fatica a trovare la sua veste migliore, il centro lituano rappresenta la nota più lieta ma, al contempo, quella meno suonata.

di Marco Arcari

Tanto essenziale quanto poco cercato. Così utile ma così poco sfruttato. Arturas Guidaitis rappresenta una piacevolissima sorpresa per i tifosi biancorossi, dopo anni di magra quanto alla voce “centro dominante”. Si badi bene, però, che il concetto di pivot come quello di centro che deve, necessariamente, essere alto e di stazza sono ormai superati da una pallacanestro che segue ben altre correnti di pensiero cestistico. Gli esempi, sempre validi, di Hines (CSKA) e Dunston (Efes) e le atipicità di Robinson (Khimki) e Thompson (Fenerbahce) sono lì a testimoniare quanto la pallacanestro oggi chieda al centro cose che, negli anni ’70 e ’80 forse erano impensabili: si pensi alla prima Milano petersoniana, che giocava con 3 lunghi in uno stesso quintetto (Ferracini, Gianelli e Meneghin) eppure non pagava pegno in fase difensiva contro squadre che magari schieravano giocatori ben più rapidi e dinamici. Altri anni, altra pallacanestro, altri uomini: da Riccardo Sales a Gianni Asti, passando per Petar Skansi.

Nell’evoluzione della pallacanestro, però, Arturas Gudaitis sembra rappresentare al meglio l’adattamento di una specie in via di estinzione, non tanto per caratteristiche fisiche – EuroLeague, infatti, lo lista come un 2.08 (altezza simile a quella dei sopracitati, escluso Hines, il quale però fa storia a sé in tutto e per tutto), Legabasket come un 2.11 – quanto per doti tecnico-atletiche. Costantemente tra i migliori in maglia biancorossa, il centro lituano si è confermato piacevole sorpresa non solo per le cifre messe insieme finora, bensì anche per una qualità di pallacanestro che pochi avrebbero immaginato quando Milano decise di pagare 350.000€ di buyout al Lietuvos Rytas e di offrirne 600.000 complessivi al giocatore per due stagioni (interamente garantite e senza uscite di sorta). Investimento azzeccato, senza ombra di dubbio, e finalmente soldi ben spesi dopo operazioni di mercato costate ben più di quanti benefici abbiano poi apportato alla causa meneghina.

Tuttavia, se da una parte vi sono essenzialità, solidità e rendimento di Gudaitis, dall’altra – a fare da contraltare – vi è il fatto che il gioco offensivo di Milano preveda un limitatissimo coinvolgimento del lituano. A testimonianza di ciò basterebbe osservare quanti blocchi perfetti porta Gudaitis ai compagni e quante volte si trova a rollare per poi alzare le mani come la celebre “Y” del balletto sulle note di YMCA dei sempre eterni Village People. Come a dire: la palla non gli arriva quasi mai in post. Quando arriva, però, il risultato è devastante per gli avversari, come testimoniato dalle statistiche preziosamente e stupendamente raccolte dall’amichevole Cappe di quartiere, o meglio da Hack a Stat, blog consigliatissimo per chi abbia intenzione di andare oltre le semplici stats di base.

  • EuroLeague. Gudaitis gioca complessivamente 66 possessi in 10 presenze, a una media di 6.6 a partita (con highs di 9 contro Real, alla terza giornata, ed Olympiacos, alla nona), ma produce, su tali possessi, 97 punti, a una media di 9.7 a match, risultando così uno dei migliori della competizione per Punti prodotti a possesso (passatemi la traduzione di PPP) con 1.47. Il suo Off Rtg medio è pari a 133,8 (considerando anche lo zero contro lo Zalgiris), mentre il Def Rtg medio dice 116,1 (con un picco negativo di 148, sempre contro lo Zalgiris, unica partita bucata dal lituano): il Net Rtg medio è 17,7. Ovviamente – e spero sia così ma Cappe può sicuramente dirci di più in merito – in merito all’Off Rtg per il giocatore trattasi di punti prodotti su 100 possessi e non di punti segnati (come invece è per le squadre). Quanto al dato di USG% – una stima percentuale di quanti giochi il singolo sfrutta quando è sul parquet – la media di 20,2% non è poi così bassa, specie se rapportata a quella di alcuni compagni certamente più coinvolti (come Theodore).
  • Serie A. Gudaitis gioca complessivamente 78 possessi in 9 presenze, a una media di 8,7 (con high di 15 contro Cremona, nell’opening-game) e produce, su tali possessi, 97 punti, a una media di 10,8 a partita, arrivando così a 1,24 PPP (meno che in EuroLeague, ma comunque dato importante). Il suo Off Rtg medio è pari a 159,0, mentre per Def Rtg medio si attesta sul 95,4 (picco negativo di 130 nella sconfitta con Sassari, alla quinta giornata): il Net Rtg medio è, così, pari a 63,6, spaventosamente. Quanto al dato di USG% anche qui la media è simile a quella europea con un 20.8% e rispecchia gerarchie chiare anche in Europa (con Goudelock, Micov e Theodore sopra al lituano).

Numeri decisamente ottimali per Gudaitis, eppure messi insieme con un non esagerato coinvolgimento da parte dei compagni e con pochissimi giochi creati per esaltare le qualità del centro più interessante (e dominante, finora) visto a Milano nell’era-Armani. Si è detto che la pallacanestro di coach Pianigiani esaspera il concetto di pick&roll centrale, ma forse dovremmo rivedere tale affermazione: il basket dell’allenatore senese vive sul concetto di “vantaggio”, il che non sempre significa chiudere un pick&roll col rollante che va a canestro o servire il rollante per un successivo passaggio (dentro-fuori, ribaltamento di lato e via dicendo). Guardando non solo alla fase offensiva, bensì anche al lavoro su quella difensiva, a Gudaitis è chiesto un extra-impegno quando si tratta non soli di fare show profondi sul p’n’r avversario ma anche di cercare di mascherare le lacune difensive di Theodore – sistematicamente battuto sul primo passo – e di aiutare. E, anche per tali motivi, si spiegano i bassi minutaggi medi (20:21 in EuroLeague, 23,3 in Serie A) e le frequenti richieste di cambio per rifiatare (e forse anche a causa di qualche acciacco fisico).

Avendo analizzato qualche statistica più avanzata rispetto alle solite, basilari e note, è chiaro come Gudaitis sia coinvolto nel gioco milanese ma forse in un modo che ne sacrifica parte delle qualità, se è vero che molti sono i punti realizzati su rimbalzo offensivo e tramite viaggi in lunetta (5.2 liberi tentati a partita in EuroLeague, 6.2 in Serie A). Se l’Olimpia riuscisse – e volesse, vedendo anche le pallacanestro giocate nel passato dalle squadre di coach Pianigiani, dove non credo fosse un’eresia dire che il centro era uno degli ultimi terminali offensivi – a coinvolgere maggiormente la propria torre, magari servendolo con maggiore continuità sul roll e non obbligandolo a partire in partenza a 6 metri dal canestro (gesto tecnico che però Gudaitis ha dimostrato di maneggiare con grande abilità), forse si ritroverebbe in casa un giocatore incontenibile. Ancor più di quanto già non lo sia.

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