Fenerbahçe, perché questo può essere l’anno giusto

Fenerbahçe, perché questo può essere l’anno giusto

Sarà questo l’anno buono per il Fenerbahce di Coach Obradovic? Fallimento o Trionfo? Per noi..

Può essere questo l’anno giusto per i turchi del Fenerbahce? Dollari su dollari, euro su euro, per investimenti milionari che spesso hanno portato a poco o nulla. Per la prima volta la scorsa stagione, il Fenerbahce è riuscito a raggiungere la Final Four, miglior risultato nella recente Euroleague, contro i scarsi risultati negli ultimi anni che avevano portato massimo alle Top 16.

Ma sin dall’inizio di questa stagione, si è visto un gioco e soprattutto una mentalità mai vista prima per i ragazzi di Coach Obradovic. Cos’è cambiato? Quali sono i fattori di questa svolta? Proviamo ad analizzarli.

Innanzitutto lo strapotere fisico sotto canestro. Ekpe Udoh, nigeriano naturalizzato statunitense, dopo un paio di stagione anonime in NBA tra Warriors, Bucks e Clippers ha deciso di tentare la carta europea trasferendosi in Turchia. Fisicamente è tra i top della categoria, sotto canestro è un vero proprio fattore sia a rimbalzo che in attacco, dove viaggia a 15 punti di media oltre al solito apporto difensivo, marchio di fabbrica della casa. Affianco all’ex Clippers, troviamo l’europeo più americano che esista, ovvero Jan Vesely. Atleticamente il ceco è un giocatore da NBA e fin qui ci sono pochi dubbi. I dubbi all’inizio della stagione erano gli stessi confermati nella passata Eurolega, ovvero la scarsa redditività offensiva. Quest’anno le cifre sono migliorate, come d’altronde è migliorato l’atteggiamento in campo dell’ex Wizards. Molto più coinvolto nel gioco di Obradovic, molto più attento e concentrato, Vesely è un vero fattore sotto canestro e non solo per le sue stupende schiacciate da highlights. Sempre in doppia cifra in queste Top 16 con 14 punti di media tirando con un 62% dal campo, aggiungendo 10 rimbalzi di media a partita (con un high di 10 rimbalzi offensiva a Belgrado) cifre che gli hanno consentito di vincere il premio di MVP del mese di gennaio in Eurolega. Un altro giocatore che ha deciso di abbandonare la NBA per l’Eurolega è il nostro Gigi Datome. Dopo aver giocato un paio di stagioni tra Pistons e Celtics, non con i risultati sperati, Gigi ha deciso di accettare il ricco triennale proposto dal Fener. Sin da subito l’impatto è stato super, come dimostra la regular season, confermandosi con una prima parte di Top 16 da vero top player. 17 di media con un super 63% dal campo, oltre al fatto di essere sempre presente nei momenti chiave e di dimostrare che la mano non trema mai. Si perché Datome è stato spesso decisivo nei finali di partita e il 10 su 16 da 3 punti (spesso realizzati nell’ultimo quarto) dimostra la versione “Clutch” dell’ex Virtus Roma. Gigi è inoltre tra i giocatori più utilizzati da Coach Obradovic, che con i quasi 31 di media a partita dimostra quanto faccia affidamento sull’italiano.

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Per quanto riguarda il fattore playmaker è avvenuta la “svolta”, se così possiamo definirla in senso positivo, simile al settore lunghi. Bobby Dixon, come Vesely in particolare e Udoh, si è consacrato come uno tra i migliori playmaker d’Europa. Pericolosissimo dalla linea da 3 punti, costante mina vagante in area dove è capace di concludere a canestro o regalare assist ai compagni come dimostrano gli 11 di Belgrado. A stupire, è la grande capacità di gestire il ritmo e di regolare la squadra di Dixon, il quale è un autentico trascinatore in campo. Nelle sue esperienze passate tra Pinar, Dijon e Italia si era visto il suo talento offensivo, ma raramente questa capacità di playmaking in modo costante senza mai calare l’intensità. Il dubbio forse è proprio questo, riuscirà a mantenere questa concentrazione e questi ritmi offensivi e difensivi fino alla fine?

Nel ruolo di guardia Bogdan Bogdanovic, alla seconda stagione in Turchia dopo essere cresciuto al Partizan, è chiamato a fare il salto di qualità. Obradovic pretende tanto, tantissimo da lui, essendo consapevole dell’enorme talento in possesso del classe ’92 serbo. Bogdanovic in questa Top 16 non ha avuto una via di mezzo, sfoderando prestazioni super, come ad esempio contro il Panathinaikos o il Lokomotiv Kuban, o prestazioni sottotono, Cedevita su tutte.

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Il vero segreto è in panchina. Zelimir Obradovic è l’Allenatore, con la A maiuscola, in grado di reggere la pressione di un ambiente caldissimo, di un pubblico esigente e di una dirigenza che lo è anche di più. Fallimenti non saranno più accettati, e dopo esserci arrivati vicinissimo lo scorso anno a Madrid, quest’anno i turchi vogliono arrivare fino in fondo. Per questo si è speso tanto sul mercato, allungato la panchina con giocatori che altrove sarebbero titolari certi (per fare alcuni nomi Antic, Kalinic..). Panchina che fino oggi è stata fondamentale, poiché Obradovic pretende sempre un grande applicazione difensiva, chiedendo di risparmiandosi quasi nulla. Pero Antic ad esempio, ha accettato questo ruolo, provenendo da una buona esperienza in maglia Hawks. Non sempre costante, ha sempre detto la sua sotto canestro con il suo fisico e in particolare portando i lunghi avversari fuori dall’area, punendoli spesso con le sue triple. Ora Antic starà fuori qualche settimana per infortunio, come Sloukas, il quale darà una nuova opportunità all’ex Pesaro Ricky Hickman di ritrovare minuti e condizione dopo i recenti problemi fisici. Al momento procedono come una macchina, ma il grande interrogativo è se saranno in grado di continuare a giocare in questo modo nelle partite che contano, le famose Win or Go Home. Si perché l’anno scorso il Fenerbahce non ha potuto nulla contro un super Real Madrid padrone di casa, ma quest’anno tutti si aspettano per prima cosa la partecipazione alle Final Four a Berlino, e per seconda cosa la partecipazione non da spettatori ma da protagonisti. Sarà l’anno buono?

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