Il Darussafaka Dogus, Blatt e quel precedente targato Maccabi

Il Darussafaka Dogus, Blatt e quel precedente targato Maccabi

I turchi possono essere considerati la vera outsider di questi playoff, una squadra dotata di grande talento e con individualità eccellenti. Tra alti e bassi, scopriamo pregi e difetti della creatura di Blatt. E c’è un precedente che può fare sperare per la sfida contro il Real.

Soffrendo, faticando, all’ultimo respiro ma… nelle migliori 8. La stagione del Darussafaka Dogus, alla seconda partecipazione della sua storia in EuroLega, è stata ricca di alti e bassi in egual misura, prima di un rush finale irresistibile culminato con il largo successo casalingo contro la Stella Rossa che ha estromesso proprio i serbi dai playoff. Un dentro-fuori in cui si sono visti pregi e difetti della squadra di David Blatt, di ritorno in Europa dopo l’esperienza alla guida dei Cavs e dopo la vittoria del titolo con il Maccabi Tel Aviv.

E proprio quel Maccabi Tel Aviv può rappresentare un precedente beneaugurante per il Dacka: nel 2014, gli israeliani sembravano destinati ad un’EuroLega poco più che anonima, rischiando di non accedere ai playoff e fornendo prestazioni non sempre all’altezza della situazione. Non era una squadra forte, non una di quelle che a inizio anno erano candidate a vincere. Ma, come accade nello sport, non sempre a vincere sono i più forti, spesso sono i più bravi. E quella versione del Maccabi targata Blatt ha dimostrato di essere la squadra più brava da aprile in avanti. Il playoff giocato contro Milano, e girato in gara 1 complice una clamorosa rimonta nei minuti finali, prima di una rimonta per certi versi ancora più pazzesca contro il CSKA Mosca di Ettore Messina – condannato da una persa di Khryapa, che lo scorso anno si è rifatto con gli interessi, e il canestro a fil di sirena di Rice – e della finale vinta al supplementare contro il Real Madrid con Rice ancora straordinario protagonista. Vero è che la storia non sempre si ripete e che con i ricordi non si vince nulla, ma questo Darussafaka ha alcuni elementi in comune con quel Maccabi che potrebbero permettere ai turchi di creare difficoltà al Real.

LE SQUADRE – Sia il Maccabi che il Darussafaka sono state costruite secondo un’idea di gioco bene precisa, con giocatori capaci di giocare vari ruoli e di aprire il campo. Gli esterni, Rice e Hickman nel 2014, Wanamaker e Wilbekin adesso, sono liberi di inventare dal palleggio, sfruttando le ottime doti di playmaking e una doppia dimensione che permette loro di essere pericolosi sia in penetrazione che nel tiro da fuori. Clyburn e Devin Smith sono due ali molto versatili, capaci di giocare da 3 o da  e di esaltare le proprie caratteristiche tecniche a seconda della circostanza, Moerman è simile a Blu nella sua abilità ad aprire il campo e tirare da fuori, e rimane un rimbalzista di assoluto livello. L’innesto di Zizic, lungo fisico e di grande talento – il prossimo anno andrà in NBA con i Celtics – ha cambiato il modo di giocare del Dacka, inserendo una presenza importante in mezzo all’area che non ha dato forse i risultati sperati in termini di vittorie. L’assenza di un vero lungo atletico come back up a Zizic, come era Tyus in quel Maccabi vincitore, limita le soluzioni dei turchi, capaci comunque di esaltarsi in situazione di gara secca e dare fastidio a chiunque.

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IL GIOCATORE CAPO – La bravura e la fortuna di Blatt in questa stagione è stata quella di trovare un leader a cui affidarsi nel momento in cui le cose non stavano andando per il verso giusto, rimettendo in piedi una situazione che a un certo punto sembrava compromessa. Brad Wanamaker è quello che si può definire come il giocatore capo di questa squadra: miglior realizzatore del Darussafaka, autore di una crescita esponenziale nel corso della stagione e, in senso più largo, negli ultimi anni. Sotto la guida di Moretti a Pistoia è diventato un giocatore di livello europeo, i due anni a Bamberg con Trinchieri gli sono serviti per migliorarsi ed affermarsi come uno dei migliori nel suo ruolo in Europa. Punto fermo ora delle rotazioni di Blatt, lo stesso Wanamaker mi ha detto: ʺHo avuto ottimi allenatori, da ognuno di loro ho imparato qualcosa e mi hanno permesso di arrivare a questi livelli. La voglia di vincere di Blatt e la sua mentalità sono qualcosa che lo rendono unicoʺ. Ottimo tiratore da fuori, capace anche di penetrare grazie a un fisico eccellente per il ruolo, Wanamaker è in grado di esaltare anche i compagni, con Wilbekin che, grazie ai suoi assist, sta segnando con grande regolarità da tre punti, e tutta la squadra ne beneficia.

Questo ruolo nel Maccabi è stato preso da Tyrese Rice che, dopo una prima parte di stagione anonima e in cui ha rischiato più volte di essere tagliato, è letteralmente esploso da aprile in avanti, diventando il giocatore capo della squadra. Una serie di prestazioni scintillanti, la capacità di fare spesso canestro nei momenti decisivi lo hanno condotto verso la gloria: il premio di MVP della Final Four di Milano è stato solo la logica conseguenza del suo essere decisivo.

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CLYBURN COME SMITH E BLU – Il vero ago della bilancia del Dacka – oltre a Wanamaker – è sicuramente Will Clyburn. L’ala americana, autentica rivelazione della stagione essendo un giocatore alla prima esperienza a livelli così alti, ha saputo spesso essere il collante della squadra di Blatt. Nelle vittorie Clyburn segna 14.5 punti di media, con diverse partite oltre quota 20, che dimostra come l’americano sia una delle chiavi del gioco dei turchi, con una doppia dimensione data dal suo grande atletismo e dalla sua capacità di segnare da fuori: in questa stagione viaggia poco oltre il 30% da 3 punti, ma è un giocatore capace di esaltarsi e di realizzare canestri con continuità.

Non ci sarebbe da stupirsi se Blatt dovesse provare una soluzione tattica con Clyburn da 4 per aprire il campo, in modo tale da costringere Laso a trovare delle contromisure, visto che Felipe Reyes difensivamente non sarebbe in grado di tenerlo, anche se in attacco avrebbe un vantaggio fisico. Questa soluzione ricorda molto la scelta fatta con il Maccabi di alternare Devin Smith e Blu anche nella posizione di ‘4’: due ali molto versatili che permettevano di aprire il campo alle scorribande di Rice e Hickman e pronti a farsi trovare sugli scarichi per punire da tre punti. Quella era stata una delle variabili che avevano fatto la differenza allora, chissà che Blatt non ripeta la stessa scelta con Clyburn oggi.

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SOLUZIONI TATTICHE – Il Darussafaka è sicuramente la peggiore squadra tra le migliori 8 per quanto riguarda il dato degli assist a partita. Questo numero è significativo di un roster che si affida molto alle grandi individualità presenti capaci di trovare soluzioni estemporanee. Per quanto riguarda l’attacco, Blatt propone spesso la sua Princeton offense, un gioco che ha imparato a conoscere fin dai tempi dell’Università, e che ha sempre o quasi usato nelle sue esperienze da allenatore. Un tipo di gioco che ha permesso a Treviso e al Maccabi di conquistare le loro vittorie e che fa della lettura della difesa uno dei suoi principi cardine. Non è un caso che tutte le squadre dell’allenatore israeliano siano costituite da giocatori versatili, capaci di giocare in più ruoli e con una grande intelligenza cestistica. Le soluzioni estemporanee sono una soluzione alternativa ed efficace in alcune situazioni.

Per quanto riguarda la difesa, il Darussafaka non ha quasi mai dato l’impressione di essere una squadra di Blatt. Di norma, le sue squadre hanno un’evoluzione importante da questo punto di vista nel corso della stagione, mentre i turchi hanno dato pochi segnali da questo punto di vista. Il punto di forza di Blatt, la difesa mista che tanti successi gli ha regalato, compresa l’EuroLega nel 2014, non ha dato i frutti sperati perché i giocatori a volte non eseguono le indicazioni. Nel corso delle varie gare è capitato che, mentre Blatt chiamasse un certo tipo di difesa, alcuni giocatori la eseguissero mentre altri no, creando confusione nella squadra in quelle azioni. Chissà che proprio i playoff di EuroLega non possano essere il banco di prova per vedere quella crescita difensiva che ci si sarebbe aspettati già nel corso della stagione.

Il Real Madrid resta probabilmente la squadra migliore – o quella che ha espresso la migliore pallacanestro – in questa stagione, ma in una serie al meglio delle 5 gare una squadra come il Darussafaka potrebbe essere uno degli avversari peggiori da affrontare, grazie alle spiccate individualità e al genio di Blatt che potrebbe colmare quel gap mancante per avere una serie spettacolare.

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