Il fattore Raduljica – come può cambiare il finale di stagione dell’Olimpia

Il fattore Raduljica – come può cambiare il finale di stagione dell’Olimpia

Il centro serbo potrebbe essere un giocatore chiave per Milano nei playoff, ora che sembra avere ritrovato la fiducia e la tranquillità necessarie per rendere al meglio.

di Massimo Mattacheo, @MaxMattacheo

La carriera di Miroslav Raduljica è sempre stata caratterizzata da alti e bassi nel corso delle varie stagioni, con una discontinuità di rendimento che lo ha accompagnato spesso e volentieri nelle tappe che ha scelto per crescere e vincere. Fa eccezione la Nazionale serba in cui, stimolato al meglio da Djordjevic e assistito da Teodosic e compagni, il centro si è dimostrato elemento chiave per i recenti successi della squadra.

Arrivato in estate a Milano come uno dei grandi colpi della campagna di rafforzamento che avrebbe dovuto portare l’Olimpia a competere ai massimi livelli europei, Raduljica ha fatto solo intravedere le sue grandi potenzialità, che si basano su un campionario offensivo di assoluto livello. In difesa, paga e soffre contro centri molto atletici, che hanno caratteristiche opposte alle sue, lui che fa della sua stazza un elemento portante del suo gioco.

Repesa ha provato a difenderlo il più possibile nel corso dell’annata, in cui a tratti il serbo è sembrato quasi un corpo estraneo alla squadra, ma al tempo stesso ha dovuto trovare soluzioni alternative per sopperire alle sue difficoltà. McLean e Macvan spesso schierati da ‘5’ in quintetto, alternati tra loro anche in uno small ball proposto in alcuni momenti, specie nella seconda parte di stagione in cui la crescita di Dada Pascolo è stata tale da richiedere un adeguato spazio nelle rotazioni.

La stessa società non è rimasta immobile sul mercato, consapevole delle difficoltà che il proprio centro ha attraversato a più riprese nel corso dell’anno, senza quasi mai trovare la fiducia che lo avrebbe reso un giocatore indispensabile e di assoluto livello anche nel percorso europeo. Il suo minutaggio, che in Europa è stato di circa 15 minuti a gara, numero che cala in campionato (12′ a partita) rende l’idea di come non possa essere presente sul parquet per troppo tempo sia per le sue caratteristiche sia per una questione di accoppiamenti difensivi contro alcune squadre che propongono centri ‘leggeri’.

Si dice spesso che i numeri non mentono mai, ma è anche vero che non sempre dicono tutta la verità: analizzando freddamente le cifre, si nota come Raduljica abbia prodotto 7 punti di media in Serie A e 8 in Europa, non male considerando il minutaggio che Repesa gli concede. Ma le statistiche da sole non bastano, bisogna approfondirle e da questo si capisce come i punti del serbo spesso non siano arrivati nei momenti chiave delle gare. O ancora, nelle partite più difficili, il suo rendimento sia stato inferiore rispetto alle sue medie stagionali.

Uno stimolo a Raduljica per fargli cambiare marcia è arrivato senza dubbio dal mercato, dove l’Olimpia ha scelto di andare per migliorare o comunque allungare il reparto lunghi a propria disposizione. L’arrivo di Kaleb Tarczewski, giocatore che ha goduto fin da subito della fiducia di Repesa, ha fatto scattare nella testa del numero 11 la scintilla necessaria per farlo rendere al meglio: non è un caso che alcune delle migliori prove stagionali Raduljica le abbia realizzate nell’ultimo periodo, per testimoniare a tutti come possa essere un giocatore importante e in grado di spostare gli equilibri.

Lo stesso Repesa, dopo la gara di ieri in cui Raduljica è stato il migliore realizzatore della squadra, ha elogiato il giocatore per l’impegno profuso nell’ultimo periodo in conferenza stampa, affermando come “Aprire l’argomento Raduljica ora sarebbe molto interessante soprattutto per lui. Ha 29 anni e non ha mai avuto continuità tranne in Nazionale ma la Nazionale dura due settimane. Su di lui abbiamo fatto direi una scommessa su un ragazzo di talento. Mi dispiace che solo quando è arrivato Tarczewski ha cominciato a lavorare duro e ad avere l’approccio giusto in allenamento e anche in difesa. In attacco sappiamo che ha talento. Spero che questa esperienza sia una lezione perché altrimenti deve smettere di pensare alle grandi squadre. Ha avuto un vantaggio fisico oggi ma ha fatto bene. Ora dobbiamo tutti fare autocritica per capire se potevamo usarlo meglio. Ma la sua attenzione e il suo approccio rispetto all’inizio non sono paragonabili”.

Il serbo ora sembra decisamente più coinvolto nel progetto, determinato a convincere tutti di quale sia il suo reale potenziale. Non solo guardando i numeri, il suo contributo a tutto tondo è decisamente diverso rispetto all’inizio della stagione in cui non è riuscito a trovare il giusto impatto sulla squadra. Nessuno in Italia può vantare una presenza in mezzo all’area come il serbo, e nella metà campo offensiva la sua capacità di tirare anche dalla media e non solo da vicino a canestro gli consente di avere una doppia dimensione che obbliga gli avversari a compiere delle scelte. Nel finale di stagione, la sua esperienza e la sua abitudine a giocare ad alti livelli possono renderlo un fattore importante nei momenti caldi delle partite.

D’altro canto bisogna dire una partita, o qualche gara ben giocata non possono bastare per il momento a  cancellare mesi giocati al di sotto delle aspettative, ma il fatto che la competizione interna lo abbia stimolato fa capire come Milano possa essere felice di avere ritrovato un giocatore che potrà dare minuti di qualità anche nel corso dei playoff. Rimanendo comunque consapevoli del fatto che Raduljica non può cambiare nel giro di qualche giorno: gli alti e bassi ci saranno sempre e lo contraddistingueranno per gran parte della sua carriera, ma nei picchi di qualità potrà dare un contributo notevole all’Olimpia.

Perché nei playoff si gioca a un ritmo frenetico e folle e avere il miglior Raduljica possibile rappresenta per l’Olimpia Milano un vantaggio da sfruttare all’interno dei confini nazionali.

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