Il Real e la dura vita del leader: non è facile essere Luka Doncic

Il Real e la dura vita del leader: non è facile essere Luka Doncic

Il fuoriclasse sloveno sta mantenendo cifre importanti nella stagione del Real Madrid, ma non sempre la lucidità lo ha accompagnato nei finali di gara.

di Massimo Mattacheo, @MaxMattacheo

Premessa: il valore del giocatore è indubbio e il giudizio sulle sue qualità non cambia in alcun modo, tanto che si sta esprimendo su livelli eccelsi dall’inizio della stagione.

Ma, in assenza di llull, e con una squadra falcidiata da una serie infinita e per certi versi incredibile di infortuni, la domanda che sorge spontanea è: Luka Doncic può essere il leader del Real di Pablo Laso? La risposta immediata sarebbe sì, lo sloveno ha dimostrato con la propria Nazionale di sapere gestire la pressione, esaltarsi quando il pallone pesava, condurre il proprio paese a un risultato storico e impensabile all’inizio del torneo. E quel successo ha contribuito a fare crescere di consapevolezza un giocatore in grado di dominare in lungo e in largo contro qualsiasi avversario, esaltandosi nelle grandi sfide di EuroLega all’interno di una stagione lunga e massacrante che per lui potrebbe non essere l’ultima in Europa.

Già, perché con il peso dei riflettori puntato addosso e la consapevolezza di dovere essere il go-to-guy del Real, il classe ’99 sa di dovere ancora migliorare in molti aspetti del gioco, spesso legati alla sua inesperienza, che dall’altro lato può renderlo imprevedibile e immarcabile sotto molti punti di vista. La crescita deve passare necessariamente dal comprendere al meglio come gestire i finali di gara, specie ora che senza Llull le squadre avversarie si adattano su di lui per forza di cose, preferendo affidare ad altri la responsabilità dei tiri decisivi. La lucidità e il carisma per emergere e crescere sotto questo aspetto è uno dei dettagli che può fare la differenza, rendendolo veramente un atleta in grado di cambiare le sorti di una partita o di una stagione.

Per questo aspetto in particolare Doncic non può essere l’unico o il vero leader della squadra di Laso, o meglio lo è a livello tecnico, con una fiducia che i compagni hanno in lui che è assolutamente illimitata, non può esserlo a livello caratteriale ed emotivo, avendo solo 18 anni, come hanno dimostrato le lacrime dopo la brutta prestazione di gara 2 degli scorsi playoff contro il Darussafaka o la maglia morsa dopo l’errore contro il Khimki che è costato la sconfitta casalinga in questa EuroLega. Chiaramente questi sono segnali di quanta voglia di vincere abbia e di quanto gli faccia male perdere, ma al tempo stesso rappresentano l’emblema di come spesso ancora, giustamente, le emozioni prendano il sopravvento sulla sua parte razionale nei momenti delicati o difficili.

E un segnale importante dei miglioramenti che lo sloveno deve ancora compiere su un campo di pallacanestro sono arrivati direttamente dal suo allenatore dopo la sconfitta in volata contro il Panathinaikos a OAKA: “Per lui giocare a basket è naturale. Il Real Madrid ha investito sulla sua crescita e lui ci sta ripagando di tutto: ha un grandissimo talento ma deve crescere, migliorare giorno dopo giorno. Luka deve capire che qui si gioca cinque contro cinque e non uno contro uno”. Parole forti, che testimoniano i margini di miglioramento di uno dei più grandi talenti espressi dalla pallacanestro europea degli ultimi anni e che aprono a un’altra considerazione: quanto sta pesando l’assenza di Sergio Llull in particolare per gli equilibri di squadra del Real? Anche qui la risposta è semplice: tanto. L’assenza forzata del fuoriclasse spagnolo, MVP dell’ultima stagione di EuroLega, ha portato Doncic forse a sovraccaricarsi di responsabilità, cercando spesso di essere il salvatore della patria o il risolutore delle partite tirate in prima persona piuttosto che coinvolgere al meglio i compagni.

In questo Llull è un maestro, nella capacità di comprendere quali sono i momenti della partita in cui è necessario salire in cattedra in prima persona e quali quelli in cui esaltare le qualità dei compagni mettendosi a disposizione della squadra. La sua capacità di lettura e la pazzesca voglia di vincere sono stati il motore delle grandi annate del Real Madrid, per via anche della sua leadership anche silenziosa che gli ha permesso di affermarsi come il miglior giocatore eruopeo con naturalezza. Per Doncic la sua presenza è stata decisiva per potersi inserire passo dopo passo nella squadra di Laso, senza gravarsi di eccessive responsabilità: così come lo è stato nella Slovenia, dove avere al fianco Goran Dragic, catalizzatore principe delle attenzioni difensive delle altre squadre a EuroBasket ha permesso a Doncic di sviluppare la propria pallacanestro fatta di sorrisi, naturalezza e qualità.

E forse proprio l’assenza di Sergio Llull ha fatto perdere un po’ di brillantezza in ambito europeo allo sloveno, con il Real che al momento vanta un record di 5 vittorie e 5 sconfitte, sicuramente condizionato dalle assenze, ma al tempo stesso inferiore alle aspettative, viste alcune sconfitte inattese maturate in casa (Khimki e Stella Rossa su tutte) che hanno visto Doncic protagonista in negativo nel finale. Sia chiaro, non si discute assolutamente il cristallino talento dello sloveno, il pensiero che sorge è però che l’essere il catalizzatore degli avversari, che si adattano su di lui per limitarne il talento, stia condizionando il rendimento di Doncic nei finali tirati: questo è un limite, se così si può chiamare, all’interno di un campionario e di un “quaderno” di conoscenze della pallacanestro che ha pochi eguali per un ragazzo della sua età.

Se riuscirà a compiere questo step ulteriore, maturando anche grazie a una consapevolezza maggiore dei propri mezzi e a un apprendimento, una conoscenza dell’esperienza vincente, allora sarà davvero il miglior giocatore del Vecchio Continente in senso assoluto. La strada è tracciata, ma non sempre è così facile essere Luka Doncic.

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