La Grande Bellezza del Gioco e il ruolo degli allenatori

La Grande Bellezza del Gioco e il ruolo degli allenatori

Il ruolo dell’allenatore e degli assistenti è sempre più determinante nella pallacanestro moderna e in EuroLega la loro importanza è decisiva.

di Massimo Mattacheo, @MaxMattacheo

“Nello sport non sempre vincono i più forti, spesso vincono i più bravi”.

Un refrain, un ritornello di cui spesso si è anche abusato, ma che spiega al meglio e con crudele onestà una delle regole basilari della pallacanestro, e dello sport in generale. Vince chi lo merita, spesso esprimendo un gioco di alto livello e fatto di soluzioni, varianti, letture, chiavi tattiche per portare a casa il successo. E l’EuroLega, anche quest’anno, non sta tradendo le attese rispetto a questo: in testa ci sono le squadre che stanno esprimendo il gioco migliore, o più produttivo per le caratteristiche della squadra, insomma i più bravi.

E non è solo una quiestione di budget, di ambizioni, di capacità tecniche, di talento dei giocatori: spesso sono i dettagli, le finezze che cambiano in modo determinante le stagioni o le partite di una squadra. In questo un ruolo determinante è rivestito dagli allenatori, a questo livello tutti più o meno bravi e con un’idea di gioco più o meno efficace, ma a parità di valori in campo, è spesso la capaictà di esaltare al meglio il materiale umano a disposizione a fare la differenza tra vincere e perdere.

Se si è parlato, nel caso di Trinchieri, di come un allenatore debba anche essere a suo modo un bravo chef, valorizzando al meglio gli ingredienti – i giocatori – a propria disposizione, allo stesso tempo con un ritmo di gioco così frenetico è decisivo l’impatto degli assistenti, che nel corso della gara devono essere in grado di sapere leggere al meglio le mosse dell’avversario per metterlo sotto scacco, proponendo una serie di aggiustamenti da suggerire al capo allenatore per trovare il bandolo della matassa. E questo ruolo, spesso sottovalutato ma decisivo nella costruzione di una squadra, emerge prepotentemente in EuroLega dove, nel corso delle gare, si vedono spesso gli assistenti in piedi a suggerire ai propri giocatori una soluzione tattica particolare.

Non è un caso se l’ex assistente più famoso del Vecchio Continente, Dimitris Itoudis, si sia imposto come un allenatore preparato e in grado di vincere quasi subito, rimanendo competitivo ad alto livello in tutti gli anni alla guida del CSKA Mosca: e non può essere solo una questione di talento dei giocatori, perché sapere trovare le giuste alchimie e gestire un gruppo di giocatori affermati in maniera corretta, senza scontentare nessuno e al tempo stesso mantenendoli freschi nei minuti finali è un dettaglio non irrilevante. Avere studiato il Gioco per tredici anni all’Università della pallacanestro, che ha il suo docente principe in Zeljko Obradovic, ha sicuramente aiutato Itoudis nell’accelerare un processo di crescita importante e che lo ha proiettato in breve tempo nell’élite dei tecnici europei.

E non è un caso se Georgios Bartzokas, che nella disastrosa stagione scorsa al Barcellona sembrava essere l’ombra di se stesso, sia tornato a produrre gioco e risultati al Khimki, in una squadra ricca di talento ma che l’allenatore greco sta cercando di forgiare anche su un impianto difensivo di primo livello, in cui Jenkins e Honeycutt possono esprimersi al meglio. Il sapere cambiare le caratteristiche e le certezze dei propri giocatori è un lavoro necessario per uno staff tecnico di primo livello, un processo che arriva dopo avere gettato solide basi per provare ad alzare l’asticella e porsi a un livello superiore. Non è necessariamente un percorso rapido e veloce, molto dipende dalla disponibilità dei giocatori e dalle loro capacità di apprendimento, ma è il modo utile per esperiemere una qualità di gioco bella e vincente.

Avere giocatori funzionali al proprio progetto, parola di cui spesso si abusa e inevitabilmente legata ai risultati in molti casi, è un plus, una facilitazione per gli allenatori, che devono solo instillare nelle menti di giocatori già pronti i propri concetti. Non è un caso se l’Olympiacos sia da anni sulla cresta dell’onda, dopo le certezze date da Ivkovic con la conquista del titolo europeo, seguito da Bartzokas in un back-to-back memorabile e, sulla scia del lavoro impostato dai due, anche sotto la gestione di Sfairopoulos i greci sono una delle squadre più temibili in circolazione. Avere inserito giocatori intelligenti ed esperti nei ruoli chiave ha permessi ai reds di sopperire all’assenza di Spanoulis in questa prima parte di stagione, partendo da un impianto difensivo di primo livello che sta stritolando tutte le avversarie incontrate, instaurato sulla fiducia che i giocatori hanno nel loro allenatore e nella capacità dello staff tecnico di migliorare e portare sempre più su l’asticella dell’efficacia.

Non è un percorso semplice, non è immediato ma deve essere compiuto per fare strada in Europa e raggiungere gli obiettivi che vengono prefissati all’inizio della stagione: non ci sono e non ci possono essere segreti, solo metodologia e capacità di lavoro, in una stagione così massacrante come quella attuale, e come quella dello scorso anno. Non solo i giocatori, che spesso si prendono la scena nei successi, ma anche gli allenatori hanno un ruolo ben preciso: rispettare il Gioco e fare sì che le loro squadre emergano nel corso della stagione, per essere bravi e, magari, vincenti.

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