La grandezza di essere normali

La grandezza di essere normali

Il Mondiale Under 19 giocato dall’Italia, concluso con la medaglia d’argento, premia il grande lavoro di un gruppo di ragazzi affiatati.

Un risultato storico.

Questo è quanto lascia il Mondiale Under 19 disputato dall’Italia a Il Cairo. Un risultato, l’argento, che mancava dal 1991, quando la Nazionale colse lo stesso risultato. Un gruppo di ragazzi coeso, quello allenato da Capobianco, che ha saputo andare oltre ogni più rosea aspettativa cogliendo un risultato che alla vigilia nessuno si sarebbe aspettato.

Un obiettivo concreto, la crescita dei giocatori, che l’allenatore ha messo nelle condizioni ideali per potere fare bene al massimo livello. Ragazzi che vivono emozioni indescrivibili nel vestire la maglia Azzurra, onorata nel migliore dei modi in questa estate. Un movimento, quello italiano, che ha bisogno di grandi risultati per potere riemergere e riaffermarsi come uno dei migliori al mondo.

La scelta di Tommaso Oxilia e Lorenzo Bucarelli nel quintetto ideale della manifestazione fa piacere e rende merito all’ottimo Mondiale giocato dai due ragazzi. Il primo è reduce da una stagione alla Virtus Bologna con cui ha centrato l’accoppiata Coppa Italia di A2 e promozione in Serie A, in uscita dalla panchina. Nei momenti decisivi Ramagli – con obiettivo così importante da raggiungere – ha puntato su giocatori di maggiore esperienza, ma Oxilia rappresenta probabilmente il maggiore talento presente nella spedizione egiziana a questi Mondiali. Bucarelli invece è entrato stabilmente nelle rotazioni di Griccioli a Siena, un allenatore abile e bravo nel lavorare e lanciare i giovani. Il suo rendimento dice poco più di 3 punti nei circa 20 minuti di impiego medio avuti a Siena in questa stagione, a testimonianza della grande fiducia di cui gode da parte dello staff tecnico della squadra toscana. I due sono stati gli elementi di punta di una Nazionale forgiata da Capobianco, che ha puntato molto sul cuore e sulla voglia di emergere di questo gruppo di ragazzi capaci di affrontare e superare tutte le difficoltà che il percorso gli ha messo davanti: la grande rimonta negli ultimi minuti contro la Spagna e la partita contro la Lituania sono stati i momenti topici di un Mondiale eccellente.

fiba.com

E proprio Andrea Capobianco merita una menzione d’onore per il grande lavoro fatto in questa estate. Prima gli Europei femminili, dove l’Italia ha molto ben figurato – andando oltre a quello che è stato il risultato finale – riaccendendo la passione della gente per uno sport e una squadra che hanno fatto emozionare. Capobianco è un allenatore normale, non ama apparire in copertina o prendersi la scena, preferisce lo facciano i suoi giocatori. Esempio di grande correttezza e con un’etica del lavoro inappuntabile, meticoloso nella preparazione delle gare e nella crescita dei ragazzi. I risultati degli ultimi anni parlano per lui, le Nazionali giovanili sono sempre state estremamente competitive e hanno ottenuto risultati di rilievo. ʺGiocheremo una partita di dignità spaventosa – così ha detto prima della finale con il Canada – e dove non arriveremo con la tecnica o l’atletismo ci arriveremo con altroʺ. Inevitabile il riferimento al cuore, alla voglia di vincere e di non arrendersi mai mostrati dalla sua squadra nel corso di tutto il torneo. Perché ʺci sono occasioni che passano una volta nella vita e devono essere colteʺ.

E’ giusto esaltarsi per un risultato non pronosticabile alla vigilia – anche complici le assenze con cui ha dovuto convivere Capobianco – ma è pur vero che non bisogna pensare di essere di fronte a una generazione di fenomeni. Sarebbe sbagliato pensarlo, perché la grandezza di questa squadra è stato essere normali. Una consapevolezza nei propri mezzi cresciuta giorno dopo giorno e partita dopo partita, la voglia di continuare a stare insieme per conquistare qualcosa di grande ha fatto la differenza: l’Italia non ha giocato probabilmente la miglior pallacanestro del Mondiale, non avrebbe potuto a livello di talento, ma è stata tremendamente efficace. Ed è stata grande nel cogliere le occasioni che il torneo le ha messo davanti: dal canestro di Oxilia che ha risolto la difficile partita con il Giappone, il percorso della squadra di Capobianco è stato a dir poco straordinario per risultati ottenuti.

E la sconfitta in finale contro il Canada, squadra che ha mostrato un’organizzazione invidiabile e delle individualità notevoli come Kigab e Barrett – entrambi inseriti nel miglior quintetto del Mondiale, completato dall’americano Pritchard – non deve suonare come un’occasione persa per vincere, ma come un segnale di crescita e di stimolo ulteriore per arrivare a competere alla pari ai massimi livelli. L’Italia non ha perso l’oro, ha vinto l’argento: sembra una cosa banale ma non è così. Perché loro in finale, oltre a essere più forti, sono stati anche più bravi, mettendo fin da subito la partita sui giusti binari e conducendola con autorevolezza fino alla sirena finale.

Il risultato ottenuto, coronamento di anni di sacrifici e di impegno, sotto la sapiente guida di Capobianco, non deve essere una goccia nel deserto. Deve fungere da stimolo di crescita per un movimento che ha bisogno di questi risultati, che da troppo tempo mancano a livello senior. E parlare di ‘Nazionale più forte di sempre’, come è stato detto nel caso della squadra allenata da Pianigiani prima e Messina poi, rischia di essere controproducente per il basket italiano. Essere normali è la chiave per tornare ad essere competitivi a tutti i livelli: passo dopo passo l’Italia ha la possibilità di tornare a essere considerata una potenza.

E sarebbe bello che in futuro ci si ricordasse di Oxilia, Bucarelli, Penna, Denegri e tutti gli altri, quasi come fosse una cantilena, perché le grandi imprese vanno celebrate e devono rimanere nella memoria. Perché l’argento mondiale ottenuto in questo torneo vale tantissimo. Cavalcando la passione e l’entusiasmo che le Nazionali hanno acceso in questa estate si possono fare grandi cose, nella direzione del miglioramento e della crescita collettiva.

L’Under 19 ha dimostrato che non solo i sogni possono diventare realtà, ma che si può trasformare la realtà in sogno. E forse questa è la cosa più bella ottenuta dalla Nazionale di Capobianco.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy