La poco silenziosa rivoluzione di Andrea Trinchieri

La poco silenziosa rivoluzione di Andrea Trinchieri

L’ennesima rivoluzione in casa Bamberg all’inizio di questa stagione continua ad avere un denominatore comune: Andrea Trinchieri. L’allenatore italiano si sta confermando all’altezza dei grandi d’Europa, esaltando e facendo rendere al meglio i propri giocatori.

di Massimo Mattacheo, @MaxMattacheo

Estro, ambizione, entusiasmo.

Un mix di ingredienti efficace, se nelle mani di un bravo chef – o in questo caso di un bravo allenatore – chiamato a realizzare la migliore ricetta possibile con gli ingredienti a propra disposizione. In questo Andrea Trinchieri si sta consolidando come uno dei migliori allenatori d’Europa, tanto che la squadra tedesca si è affermata come una delle più competititive del Vecchio Continente nonostante un budget sicuramente non pari a quello delle grandi di EuroLega. Ed è qui che la forza delle idee, il coraggio e le abilità di portare avanti ciò in cui si crede che rende l’allenatore milanese unico, o quasi, nel panorama europeo: da Bamberg, o sotto la sua guida, sono emersi prepotentemente alcuni dei giocatori che ora sono grandi in Europa o hanno tentato il salto in NBA, ritagliandosi uno spazio nelle squadre in cui hanno scelto di andare.

“Bamberg non è più solo un progetto, ma una solida realtà che in Germania vince da diversi anni e compete al massimo livello in EuroLega”: parole e musica di Daniel Hackett, che ha scelto la Germania per il nuovo capitolo della carriera, dopo la conclusione dell’esperienza biennale con l’Olympiacos. E proprio Trinchieri ha giocato un ruolo determinante nella sua scelta, chiamandolo fin da subito per convincerlo e per fargli capire che avrebbe puntato su di lui senza alcun dubbio. Un rapporto di fiducia con i propri giocatori, la capacità di farli sentire nel posto giusto al momento giusto e l’intelligenza di farli rendere al meglio.

Bamberg è il posto ideale per la pallacanestro, un’isola felice all’interno di un paese che sullo sport sta puntando molto: un paese di circa 70 mila abitanti in cui si respira basket e si vive per la pallacanestro, in un palazzetto in cui 7 mila abbonati tifano e incitano la squadra dal primo all’ultimo minuto delle partite. Un ambiente salutare e perfetto per crescere o consacrarsi definitivamente, in una squadra in cui tutti hanno un ruolo chiaro e in cui Trinchieri sa individuare le qualità migliori di ognuno dei suoi giocatori mettendolo in condizione di esprimersi ad alto livello in Europa.

Non a caso nel corso degli utlimi anni sono passati per le sue mani giocatori del calibro di Brad Wanamaker e Nicolò Melli, ora entrambi al Fenerbahce di Obradovic e osservati con interesse dalla NBA, Darius Miller, che in America è tornato dopo l’esperienza a Bamberg con Trinchieri che lo ha migliorato e reso un giocatore più completo e pronto ad avere un ruolo di maggiore impatto anche in NBA. Oppure lo stesso Daniel Theis, che ha scelto di tentare la carta NBA a Boston, dove ha trovato un altro allenatore che sa valorizzare al meglio le risorse a propria disposizione, oppure Janis Strelnieks, che in Germania era in grado di rivestire due o tre ruoli e questo ha attirato su di lui le attenzioni delle principali squadre europee, con il lettone che ha scelto di sposare il progetto dell’Olympiacos – di fatto compiendo il percorso inverso rispetto a quello fatto da Hackett – per provare a vincere l’EuroLega. Ma non solo a Bamberg, Trinchieri è un allenatore che ha sempre lasciato il segno in tutte le squadre in cui ha allenato, al di là di titoli, trofei, vittorie e sconfitte. Perché, come ha detto lo stesso allenatore lo scorso anno dopo la gara a Milano “ho smesso da tempo di guardare e giudicare il mio lavoro solo dalle vittorie o dalle sconfitte”. E non è un caso che molti dei giocatori che ha allenato lo ricordino come un uomo e allenatore che ha lasciato un segno indelebile nella loro crescita: è il caso di Kyle Hines, che Trinchieri ha scoperto e portato a Veroli in Legadue quando l’americano era ancora uno sconosciuto ai più. Un impatto devastante sul campionato, nonostante la statura undersized per essere un centro, che lo hanno trasformato in un giocatore di livello europeo, con la tappa laziale come trampolino di lancio verso una carriera che oggi lo elegge come uno dei migliori centri di EuroLega.

E anche in questa stagione, nonostante una partenza non propriamente sprint sia in campionato che in Europa, complici anche i numerosi cambiamenti all’interno del roster dei campioni di Germania, Trinchieri è riuscito con grande intelligenza – e facendo aggiustamenti a livello di roster – a trovare una quadratura del cerchio che permette oggi alla sua squadra di essere competitiva quasi con tutti. Responsabilizzare i giocatori e inserirli in un contesto ideale è una delle chiavi dei suoi successi, non solo a livello di trofei, perché se il modello Bamberg viene studiato e preso ad esempio anche da altri è merito dell’allenatore milanese e della società, che ha scelto di mettere lui al centro del progetto tecnico, nonostante i vari cambi che ci sono stati nel corso degli anni, come punto di riferimento e garanzia di solidità e di voglia di continuare a competere.

Perché come in ogni cosa avere basi solide è fondamentale per potere costruire qualcosa di importante e bello, anche in una squadra di pallacanestro avere il proprio comandante sempre saldamente al timone permette di potere “navigare” nelle difficili gare con la consapevolezza di essere una squadra solida e capace di tutto. Non può essere un caso la recente rimonta contro il Barcellona, dal 12-38 del primo quarto, e come ha detto Trinchieri non è dovuta a un miracolo, ma Bamberg si è costruita le occasioni per vincere la partita. Nonostante i 26 punti di scarto e nonostante un’inerzia che pendeva completamente a favore della squadra di Alonso. Perché con un timoniere così, è difficile arrendersi: anche in questa stagione Trinchieri si stra confermando abile nel tirare fuori il meglio dal materiale umano che ha – di alto livello europeo – proprio come un grande chef che tira fuori il piatto migliore dagli ingredienti a sua disposizione. La rivoluzione di Trinchieri è in atto anche in questa annata, e non sarà silenziosa, come anche negli anni passati.

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