L’annata delle squadre italiane in Europa: anatomia di un fallimento

L’annata delle squadre italiane in Europa: anatomia di un fallimento

La stagione delle squadre in Europa ha avuto molti alti e bassi e la sola Reggio Emilia è stata capace di raggiungere un obiettivo di grande livello. Ecco la nostra analisi sui risultati delle squadre italiane e alcune soluzioni per ripartire.

di Massimo Mattacheo, @MaxMattacheo

Respinte senza (quasi) appello all’esame europeo. Questo il verdetto del giudice supremo, il campo, che ha mostrato quale sia il dislivello di qualità e competitività delle squadre italiane in campo europeo. La sola Reggio Emilia ha staccato il pass per i quarti di finale di EuroCup, in EuroLega Milano fatica (ma ne parleremo più avanti), mentre in Champions League i risultati della prima fase sono stati assolutamente negativi, perché Venezia, Sassari e Avellino, brillanti protagoniste della passata edizione, sono andate ben lontane dal ripetere gli stessi risultati.

“Se non vogliamo parlare di annata fallimentare – esordisce Riccardo Pittis – troviamo un sinonimo: è stata un’annata negativa che purtroppo rispecchia il movimento basket italiano. Le competizioni europee sono piene di squadre forti, che hanno budget e tradizione diverse rispetto alle nostre squadre, ma è altrettanto vero che non ci sono alibi per le italiane perché le squadre che sono passate, in Champions League, non sono così più forti delle italiane”. E proprio la competizione più importante organizzata dalla FIBA è quella che ha visto le nostre compagini avere il rendimento peggiore: nessuna delle quattro squadre che ha preso il via è riuscita a superare la prima fase. E dire che lo scorso anno Venezia, Sassari e Avellino erano state protagoniste di un cammino appassionante che aveva portato i lagunari addirittura alle Final Four, un risultato storico per la squadra.

Champions League, un’annata deludente – Toni Cappellari, riguardo al rendimento delle italiane in Champions League è duro e realista allo stesso tempo, affermando che “Avellino e Sassari hanno disputato una coppa mediocre, ma al livello dei loro mezzi: c’è da dire che nel loro caso i viaggi li hanno penalizzati, costringendoli a trasferte massacranti nel corso della stagione, mentre Venezia, che ha più esperienza, è andata molto male. Mi permetto di dire che queste sono squadre in cui gli italiani stanno in panchina e vanno in campo giocatori americani di basso livello e i risultati lo dimostrano: per me Venezia, Avellino e Sassari sono peggiorate, a livello di roster, rispetto allo scorso anno”.

Riccardo Pittis, che la Champions League l’ha seguita da vicino in quanto commentatore della Rai, allarga l’analisi anche sul livello della competizione, cresciuto rispetto alla prima edizione, riconoscendo però che “Venezia ha patito molti infortuni, su tutti quello di Orelik, nella parte finale della stagione regolare. Ma la squadra di De Raffaele non può appellarsi a queste attenuanti per giustificare il suo rendimento, c’è stato un netto peggioramento rispetto alla scorsa stagione. Non penso che le squadre tedesche o francesi che hanno passato il turno siano più forti, anche se bisogna aggiungere che i loro campionati nazionali siano molto più facili di quello italiano, perché nel corso della stagione avranno quattro o cinque partite difficili in tutto il campionato”.

Milano, è l’inizio di un percorso di crescita? – Allargando il campo alle altre competizioni europee, saltano all’occhio le difficoltà di Milano a competere ad alto livello in EuroLega, dove la squadra di Pianigiani lotta per gli ultimi posti della classifica. Sull’argomento Milano, Cappellari e Pittis sono di due pareri diversi: l’ex GM della squadra sostiene che “Milano è la squadra italiana più deludente in Europa, non è accettabile che con quell’organico lotti per gli ultimi posti in  EuroLega. E poi non fare giocare gli italiani è delittuoso, basta guardare cosa sta dimostrando Fontecchio, che a Milano non giocava mai, a Cremona. E’ un giocatore particolare ma è un talento: lo stesso Pascolo, come può passare intere partite in panchina? E Cinciarini? Con lui la squadra gioca a pallacanestro. Per non parlare di Abass, un talento che ha bisogno di giocare”.

Diverso il parere di Pittis, un altro che ha conosciuto da vicino l’ambiente di Milano, avendoci giocato negli anni Novanta. Per il commentatore Rai, la stagione di Milano “deve essere inquadrata in un percorso di crescita graduale, la squadra ha fatto un passo in avanti a livello di consapevolezza rispetto alla scorsa stagione. Credo che l’anno prossimo, con cambiamenti piccoli, potrebbe essere l’anno buono per lottare davvero per un posto tra le migliori otto. Poi, una volta entrati ai playoff, può accadere che una squadra arrivi anche alla Final Four, ma il gradino più difficile da compiere in assoluto è tra essere in Final Four e vincere. Non è un percorso facile, ma credo che Milano sia sulla strada giusta per crescere in Europa”.

Il caso di Torino – Una squadra partita con ambizioni, ma che poi si è arenata nelle difficoltà dell’ultimo periodo, è Torino: a riguardo, Pittis non è voluto entrare nelle dinamiche che hanno portato a questo evidente calo di prestazioni, limitandosi a sottolineare che dopo l’addio di Banchi la squadra ha palesato grosse difficoltà, mentre Cappellari ha riconosciuto che “Banchi stava facendo un grande lavoro ed è un ottimo allenatore, non a caso è sulla lista del Barcellona, ed è stato cacciato. Poi sono riusciti a fare perdere la pazienza anche a Recalcati, uno che ha lavorato anche con Brugnaro e Gerasimenko, due proprietari non semplici. In campionato stanno facendo una grande fatica, devono cercare di raggiungere i playoff: non so quanto riuscirà a fare Galbiati, che non ha l’esperienza e il pedigree di Banchi e Recalcati”.

Reggio Emilia, la nota lieta – In mezzo a tante difficoltà, Reggio Emilia è la nota lieta della pallacanestro italiana in Europa. Partita lontano dai riflettori, la squadra di Menetti è riuscita a compattarsi attorno al suo allenatore e ha ottenuto una serie di risultati positivi, staccando il pass per i quarti di finale di EuroCup al termine della vittoria contro Villeurbanne. Un successo che “è frutto del lavoro di una società forte – afferma Cappellari – che ha scelto di confermare Menetti alla guida del progetto tecnico anche dopo un inizio di stagione non brillante e ora sta ottenendo i risultati della sua programmazione”.

Sulla stessa riga delle dichiarazioni di Cappellari anche l’analisi di Pittis, che aggiunge una nota di merito per Amedeo Della Valle, straordinario protagonista della stagione europea della Grissin Bon fino a questo momento: “La continuità è uno dei fattori che aiuta tutte le squadre, la società a Reggio ha creduto nell’allenatore e non lo ha mai messo in discussione anche dopo stagioni non brillanti come quella dello scorso anno. Credo anche che uno dei motivi che ha portato ai risultati ottenuti ora sia stata la crescita di Amedeo Della Valle, che è rimasto scottato dall’essere rimasto escluso dal gruppo dell’Italia nelle ultime due estati e abbia lavorato molto duramente per diventare un giocatore di livello europeo nonché un punto fermo e un protagonista anche con la maglia della Nazionale”.

Come ripartire – L’immediato presente dice che Sassari, Avellino e Venezia, dopo l’eliminazione dalla Champions League potranno legittimare le loro ambizioni nella FIBA Europe Cup, una competizione europea comunque prestigiosa, anche se di livello inferiore rispetto alla BCL. A tale riguardo l’idea di Riccardo Pittis è molto chiara: “Una vittoria di una competizione europea sarebbe comunque una cosa positiva. Vincere non è un obbligo per nessuno, ma per il movimento cestistico italiano abbiamo bisogno di un successo che ci permetta di rilanciarci in Europa. Una vittoria darebbe prestigio a tutto il movimento e ci servirebbe come il pane”.

Toni Cappellari invece considera le riforme proposte dalla Federazione per il futuro come un nuovo punto di partenza da cui ripartire per tornare ad essere competitivi anche in Europa. L’ex GM di Milano e Cantù ha apprezzato l’operato di Petrucci e Tanjevic, che sta andando nella giusta direzione: per Cappellari “la regola del 5+5 o 6+6 di Petrucci è una regola superstar, bisogna inserire gli italiani nelle varie squadre, perché sarebbe un passo in avanti verso la giusta direzione. Il fatto che questo si sia dovuto imporre alle società è demenziale, gli spettatori vogliono vedere giocare gli italiani, non gli stranieri scarsi: per questo la A2 va così bene, perché giocano gli italiani”.

Una rivoluzione a tutti i livelli quella che Cappellari ritiene necessaria per fare tornare la pallacanestro italiana agli antichi fasti in Europa. Investire sul reclutamento e sui settori giovanili deve essere il punto di partenza per formare una generazione di buoni giocatori, che tecnicamente possa fare ottime cose. A tale proposito Cappellari ricorda che “quando ero a Milano avevo una serie di persone che pagavo e giravano l’Italia per vedere se ci fossero dei giocatori interessanti. Adesso si è persa l’idea del reclutamento, tra il minibasket e il primo tesseramento si perdono tantissimi potenziali giocatori, bisogna tornare a reclutare in tutta Italia”.

Per le squadre italiane in Europa non è stata un’annata facile, ma, come riconosciuto da Pittis, la vittoria in una competizione europea potrebbe dare lustro a tutto il movimento cestistico e rilanciarlo, invertendo una tendenza emersa sempre di più negli ultimi anni e che vede le squadre italiane essere più o meno lontane dall’alto livello europeo.

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