L’Italia Europea: Francia 1999

L’Italia Europea: Francia 1999

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Il 31° Europeo della storia comincia per la nostra Nazionale ad Antibes, in un gruppo C per niente facile che vede, oltre agli uomini di Bogdan Tanjevi?, Croazia, Turchia e Bosnia ed Erzegovina. L’allenatore dell’Italia è appunto Tanjevi?, subentrato a Ettore Messina e ai suoi 6 anni tra alti e bassi da CT azzurro. Mattatore del campionato appena concluso è stato Gianmarco Pozzecco, furetto incontenibile dei Roosters di Varese neo campioni d’Italia, ma dopo attente riflessioni coach Boscia lo lascia fuori dai 12, scatenando non poche polemiche. La Nazionale ne viene da una finale persa contro la Jugoslavia all’Europeo del 1997, la voglia di rivalsa è grande. In Italia i tifosi possono ammirare le gesta dei propri beniamini in Oltralpe attraverso le immagini di Mamma Rai (Franco Lauro e Dado Lombardi ai microfoni) oppure di Tele+ Bianco, e i meno giovani si potranno ricordare una Paola Ellisse con zazzera sbarazzina al fianco di coach Peterson e proprio il Poz nel ruolo di opinionista di lusso in studio. L’Italia è tra le favorite almeno per un piazzamento sul podio europeo, ma il cavallo su cui puntare per l’oro è certamente la solita corazzata jugoslava.
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La prima gara vede i nostri contro la Croazia di Vuj?i?, Mrši?, Mulaomerovi?, Giri?ek e su tutti Toni Kuko?, già tre volte vincitore di un anello NBA; lo scontro dei numeri 7 tra lui e Fu?ka è stellare, e nonostante un super terzetto Meneghin-Basile-Galanda l’Italia si arrende alla furiosa rimonta degli uomini con damiera biancorossa: sconfitta di 2 punti per i nostri, dopo essere stati sopra anche di 20. Quasi con le spalle al muro già al secondo giorno di gare, gli Azzurri scavalcano non senza difficoltà l’ostacolo Bosnia, in una partita spigolosa che vede Carlton Myers e le sue scarpe dorate protagonisti con 22 punti (17 nel solo primo tempo). Dopo la partita con la Bosnia lo stesso Myers si rifiuta di parlare ai media per rimanere concentrato in vista dell’incontro con la Turchia, decisivo per determinare la classifica del girone. Sotto gli occhi di Sugar Ray Richardson presente in tribuna, il 20enne Türko?lu parte bene ma esce quasi subito per infortunio, mentre un Be?ok in formissima è ben tenuto dalla batteria di lunghi italiani, guidati da Ghiaccio Chiacig. Ennesima gara decisa negli ultimi secondi, con l’Italia che riesce a uscire vincitrice dalla tenzone e a guadagnare il secondo posto nel girone. A farla da padrone è la difesa della Nazionale italiana, che sale di colpi giorno dopo giorno e che comincia a essere ritenuta dagli avversari la migliore del torneo.
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Alle giocate migliori dell’Italia corrispondono altrettanti balzi in piedi e urla a braccia spiegate del team manager Dino Meneghin, immensa anima azzurra e perfetto anello di congiunzione tra staff e giocatori (non solo per il rapporto col figlio Andrea). Ora si va a Le Mans per il secondo turno, in cui ci si portano dietro i 4 punti del primo e s’incontrano le prime tre classificate del gruppo D, anch’esse a 4 punti: Repubblica Ceca, Lituania e Germania. E proprio contro i tedeschi di un giovanissimo Dirk Nowitzki comincia questa seconda fase della nostra Nazionale. A provare a mettere la museruola a Wunder Dirk è De Pol, che da “mulo” si trasforma in mastino mordendo i polpacci del futuro campione dei Mavs; e dove non riesce Sandrino ci pensano i compagni di squadra di Nowitzki a metterlo in difficoltà, cercandolo poco e male. Italia che concede comunque pochissimo alla Germania, con i tedeschi mai in vantaggio durante la gara; l’esordio di Micky Mian e il +21 finale ben raccontano il divario tra le due compagini, nonostante il “Molte sudate camicie” nelle dichiarazioni post-gara di coach Tanjevi?. La partita successiva ci vede contro la Repubblica Ceca, avversario che rimane in gara per i primi 20 minuti, dopo i quali si scioglie chiudendo sotto di 27; ventidue palle perse per loro, così quanti sono i punti di capitan Myers. L’Italia ipoteca così il passaggio ai quarti di finale, in attesa dell’ultima gara del secondo turno contro la Lituania in cui si mette in palio il primo posto nel girone. Partita questa molto più godibile rispetto alle due precedenti, soprattutto grazie alla capacità di trovare canestri da fuori dei soliti Myers e Meneghin e alle magie del Principe del Baltico, rebus insolubile per la retroguardia azzurra: nel solo primo tempo 16 punti, 9 rimbalzi, 3 assist e 3 stoppate per l’immenso Sabonis, che costringe anche la coppia Chiacig-Marconato a 7 falli complessivi. Il +12 finale a favore dei lituani è fin troppo tenero rispetto a quanto visto in campo, con i nostri sotto anche di 20 punti per lunghi tratti del secondo tempo. 25+13+4+4 alla sirena per Arvydas, che con Karnišovas e compagni si dimostra ancora troppo per l’Italia; comunque gli Azzurri chiudono nuovamente al secondo posto nel girone e vanno a Parigi dove li aspetta la Russia per i quarti di finale, che in caso di vittoria darebbero il pass automatico per Sidney 2000. È il timbro inconfondibile di Flavio Tranquillo che ci racconta le gare a eliminazione diretta per Tele +. I russi sono vice campioni del mondo in carica e guidati da Pašutin, Karasev e Belov rispondono colpo su colpo ai tentativi dell’Italia di prendere in mano le redini della partita; a metà del primo tempo infatti i nostri vantano un 11/18 dal campo, ma il tabellone risponde recitando un misero +3 sugli avversari. Una fiammata di Myers e un paio di giocate mancine di Gregor Fu?ka ci portano però all’intervallo con 9 punti di vantaggio. È sul +6 Italia a 16 minuti dalla fine che Andrea Meneghin ci regala una delle giocate più spettacolari ed emozionanti di tutto l’Europeo: rimbalzo in difesa, cinque palleggi verso il canestro avversario, stacco all’altezza della linea tratteggiata e schiaccione a due mani in testa proprio a Karasev e Pašutin. Tutta la panchina italiana e migliaia di compaesani a casa schizzano in piedi all’unisono alla giocata del varesino, e sulla palla persa seguente dei russi Myers piazza una bomba di tabella da 8 metri che odora di destino. La Russia accusa il colpo ma non molla anche se va sotto in doppia cifra, e adesso è il gioco di squadra a fare la differenza: un paio di canestri dalla media di Marconato, uno di Galanda, un rimbalzo in attacco di De Pol, una tripla di Picchio Abbio… Il tutto condito dalla solita difesa acerrima e dall’Airone di Kranj, vera spina nel fianco dell’Armata Rossa su entrambi i lati del campo. Sul +20 a 4 minuti e mezzo dalla fine Tranquillo strozza in gola a Dan Peterson l’immortale tormentone, che tarda solo un paio di minuti a farsi largo: “Mamma butta la pasta, l’Italia va a Sidney!” 102-79 il risultato finale, si va sì alle Olimpiadi, ma c’è una semifinale contro la Jugoslavia (ancora loro) a cui pensare. La nazionale balcanica viene da un ruolino di marcia impressionante: 3 vittorie su 3 nel primo turno con un +46 tra punti segnati e subiti e una sola sconfitta al secondo turno (per mano dei russi), in una gara che non aveva nulla da dire per la classifica degli slavi. Coach Obradovi? deve fare a meno sia del Saša suo omonimo che di Djordjevic in cabina di regia, dove è Bodiroga a fare le veci di entrambi. La posta in palio è alta ma nessuna delle due compagini mostra timori reverenziali di sorta, e anzi i colpi si sprecano da entrambe le parti: a farne le spese peggiori è Sandro De Pol, costretto a uscire col naso sanguinante dopo soli 4 minuti (rientrerà nel secondo tempo) per un contatto più o meno fortuito proprio con l’ex compagno di squadra a Trieste, Dejan Bodiroga. La Jugoslavia è nervosa, lo si capisce dai ripetuti tentativi di Divac e Danilovi? di far valere il loro status per cercare d’intimorire gli arbitri, e l’ottima difesa italiana sicuramente non aiuta a distendere i nervi dei plavi. Il primo canestro di Danilovi? (tenuto magistralmente da un Myers caricato dall’aria di derby) arriva nella seconda metà del primo tempo, ma la Jugoslavia non molla e pur rimanendo sotto nel punteggio resta nella scia dell’Italia, guidata dal solito Menego e da un Fu?ka la cui mano sinistra sembra non poter sbagliare un colpo. Nel primo tempo siamo chiaramente noi a fare la partita, con un gioco di squadra impeccabile sia in difesa che in attacco, dove riusciamo a trovare buone conclusioni anche al 30° secondo; tali sono calma e pazienza degli Azzurri, che per come conducono le danze sembrano quasi loro gli slavi: +14 Italia dopo i primi 20 minuti. Il rientro dei Campioni del Mondo in carica è tanto prevedibile quanto inarrestabile, e guidati dallo Zar con una bomba del buon Š?epanovi? mettono il naso avanti per la prima volta sul 57-55 a circa 6 minuti dal termine. L’Italia era stata avanti anche di 18 punti e rischia ora di farsi irretire dai fantasmi della gara con la Croazia, ma Gregor Fu?ka prende per mano i suoi e li trascina di peso alla finalissima. Il playmaker in pectore Bodiroga chiude con 17 punti e 13 rimbalzi, ma anche lui si deve rimettere a questa stupenda Italia che non molla mai. Nota di merito per Jack Galanda, autore di almeno cinque giocate decisive in altrettanti momenti topici della gara, ed emblematica la pozzecchiana citazione di De Pol nel post-partita: “Mi hanno colpito al naso, ma non hanno capito che dovevano colpirci nel cuore, a tutti.” Per buona parte degli addetti ai lavori era proprio Italia-Jugoslavia la vera finale degli Europei, però ora rimane sempre la sorprendente Spagna da battere nell’ultima gara per guadagnarsi l’oro continentale. Ancora la Spagna, come 16 anni prima nella finale del 1983. Italia favorita, ma le Furie Rosse fanno comunque paura e la leggerezza del non aver nulla da perdere può portarli sul gradino più alto del podio. Senza contare che l’Europeo della Spagna è un crescendo rossiniano: dopo un computo di 3 vinte e 3 perse nei primi due gironi, gli spagnoli hanno incontrato i più blasonati lituani ai quarti di finale facendoli fuori per 74-72 (rendendo inutili i 22 con 5 bombe di uno straripante Jasikevicius); stessa solfa in semifinale, dove gli uomini di Lolo Sainz hanno spedito la Francia padrone di casa alla finalina per il 3° posto. In entrambe le gare è stato Herreros a fare il bello e il cattivo tempo, rispettivamente con 28 e 29 punti. Tempo di finale, dunque, e se nei primi due turni sono stati Myers e soprattutto Meneghin a prendere le redini di questa Nazionale, nelle gare a eliminazione diretta è stato Gregor Fu?ka a innalzarsi al ruolo di protagonista.
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Come per la maggior parte delle finali l’inizio è teso e con molti errori, ed è l’Italia a destarsi per prima dal torpore portandosi sul 20-6 a 9 minuti dalla fine del primo tempo; l’imperativo di coach Tanjevi? è: “Correre!” e i suoi seguono gli ordini punendo gli spagnoli con la loro stessa moneta, ma come al solito è la difesa a portarci lontano e il 2/11 iniziale della Spagna è assai eloquente. Ogni singolo cambio difensivo a cui viene costretto un italiano non porta vantaggi all’attacco spagnolo, ogni palleggiatore della Spagna ha sempre addosso uno se non due avversari, ogni rimbalzo ha una mano azzurra a toccare il pallone. Le verie furie siamo noi ed è Gianluca Basile l’anima della seconda parte del primo tempo Azzurro: entra dalla panchina e si attacca a Herreros (alla fine solo 10 punti per lui) come la parte uncino a quella asola del velcro, senza disdegnare aiuti a ripetizione e rientri a chiudere i contropiedi avversari. L’attacco Azzurro s’incarta contro la zona avversaria nell’ultima parte del primo tempo, che si chiude comunque sul 32-24 per noi. L’inizio di ripresa è tutto targato Italia: bomba di Fu?ka, altra tripla di De Pol, arresto e tiro dal gomito di Abbio e schiacciata di Chiacig; la difesa spagnola imbarca acqua da tutte le parti, mentre l’attacco rimane a bocca asciutta, +20 Italia sul 49-29. La squadra di Tanjevi? però si siede sugli allori e azione dopo azione fa rientrare gli iberici: a 3 minuti e mezzo dalla fine sono solo 9 i punti di vantaggio, la tensione è ai massimi livelli e un minimo di paura di vincere si fa sotto. Un insolito 2/4 ai liberi di Myers ci fa sudare ancora un po’, prima di mettere a posto la mira e segnarne 5 in fila portandoci ancora sul +8. Ed è proprio sul 62-54 Italia a 38 secondi dalla fine che Meneghin sfugge al fallo sistematico avversario ma non alla tranvata di Reyes, che gli vale un antisportivo. Il Menego rimane a terra dolorante, ed è il dottor Galleani a legittimare inconsapevolmente in diretta internazionale la medaglia d’oro italiana, andandolo a soccorrere e dicendogli: “È fatta Andrea, dai!!” Sui tiri liberi segnati da De Pol scatta la scena più da brividi dell’Europeo Azzurro: l’abbraccio tra lo stesso Andrea Meneghin e il padre Dino non può che restare per sempre nel cuore e negli occhi di tutti i tifosi italiani. Il cronometro muore con il pallone nelle mani di Myers come fu per Caglieris 16 anni prima, e i festeggiamenti possono finalmente esplodere, chiaramente in pieno italian style: il dottor Billi viene issato ai 3 metri e 0,5 per il taglio della retina, Meneghin e De Pol improvvisano un giro di campo trasportando un bandierone italiano formato gigante, coach Tanjevi? viene spettinato al momento della consegna della medaglia, capitan Myers tiene stretto il pallone della finale come fosse suo figlio (a cui poi lo regalerà)… La Jugoslavia aveva vinto la finalina contro la Francia guadagnando il gradino più basso del podio, ma è tutta Europa che si deve inchinare all’Italia, e l’inno di Mameli risuona bello come non mai nell’arena di Bercy. L’MVP del torneo è Gregor Fu?ka; forse considerando l’intero torneo l’avrebbe meritato più Andrea Meneghin, ma poco importa. È l’Italia in toto che si è dimostrata la migliore in campo. La formazione dell’Italia Campione d’Europa 1999: 4 – Davide Bonora 5 – Gianluca Basile 6 – Giacomo Galanda 7 – Gregor Fu?ka 8 – Denis Marconato 9 – Alessandro De Pol 10 – Carlton Myers 11 – Andrea Meneghin 12 – Alessandro Abbio 13 – Michele Mian 14 – Roberto Chiacig 15 – Marcelo Damiao Allenatore: Bogdan Tanjevi? Classifica finale: 1. Italia 2. Spagna 3. Jugoslavia 4. Francia 5. Lituania 6. Russia 7. Germania 8. Turchia 9. Israele 10. Slovenia 11. Croazia 12. Repubblica Ceca 13. Macedonia 14. Ungheria 15. Bosnia ed Erzegovina 16. Grecia Le altre puntate de L’Italia Europea: Riga 1937 Ginevra 1946 Germania Ovest 1971 Jugoslavia 1975 Nantes 1983 Stoccarda 1985 Roma 1991 Spagna 1997  

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