L’Italia europea: Germania Ovest 1971

L’Italia europea: Germania Ovest 1971

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L’ultima medaglia continentale per l’Italia risale all’argento post-bellico del 1946, ne trovate il resoconto in questo articolo. È il 3 settembre 1971, quando i ministri degli esteri rappresentanti le nazioni vincitrici della seconda guerra mondiale firmano l'”Accordo delle quattro potenze“, inteso a distendere i rapporti tra le due zone di Berlino e tra Berlino Ovest e la Repubblica Federale Tedesca. Un processo lento ma costante quello denominato Ostpolitik, che troverà il suo culmine con la caduta del Muro di lì a poco meno di 20 anni. Willy Brandt, neo cancelliere, punta moltissimo su questa politica di distensione tra Germania Est e Ovest e i suoi sforzi gli valgono addirittura il Nobel per la Pace di quello stesso anno. Appena una settimana dopo le firme dell’accordo, sempre in Germania Ovest, viene alzata la prima palla a due del 17° Campionato Europeo. Le squadre iscritte sono 12, divise in due gironi da 6: Germania Ovest, Francia, Polonia, Romania, URSS e Spagna formano il gruppo A, mentre Italia, Bulgaria, Israele, Jugoslavia, Cecoslovacchia e Turchia il gruppo B. Il formato del torneo è molto semplice: le prime due classificate di ciascun girone s’incrociano dando vita alle semifinali, lo stesso discorso vale per terze e quarte e quinte e seste, così da formare poi la classifica finale dell’Europeo. È proprio l’Italia di coach Giancarlo Primo a dare il via alle danze alle ore 15.00 del primo giorno di gare, contro il per nulla improbo ostacolo rappresentato dalla nazionale israeliana: +14 all’intervallo e +19 finale per gli Azzurri, tra le cui fila il terzetto Bariviera-Zanatta-Meneghin ne mette 57 complessivi. L’11 settembre il campo ci vede contrapposti alla Bulgaria, avversario più ostico del precedente ma sempre di almeno un gradino inferiore; la difesa italiana fatica a tenere il grande Golomeev (il quale chiuderà la gara con 19 punti e il torneo con 18.6 di media), talento purissimo scoperto appena 6 anni prima da Ventsi Yanev, ma il resto della Nazionale bulgara non è allo stesso livello. 78-69 il risultato finale a favore dei nostri. La rotazione a 8 giocatori della Cecoslovacchia impensierisce gli Azzurri solo per i primi 20 minuti, poi l’Italia dilaga e vince la terza partita in fila mandando 3 giocatori in doppia cifra e facendo a meno di Recalcati e Marzorati (quest’ultimo appena 19enne). Nella quarta gara del girone la Turchia viene tenuta a 53 punti, e sono ancora 14 le lunghezze di vantaggio dell’Italia al suono della sirena. Arriva quindi il giorno della partita decisiva tra Italia e Yugoslavia, uniche due squadre a punteggio pieno nel gruppo B che in 40 minuti si giocano primo e secondo posto nel girone. Quest’ultimo, seppur onorevole, porterebbe alla semifinale contro l’Armata Rossa dell’URSS, autentica corazzata inaffondabile e detentrice di 9 degli ultimi 10 titoli continentali (di cui gli ultimi 7 consecutivi, solo l’Ungheria ha saputo vincere l’oro nel torneo casalingo del ’55). La partita con la Jugoslavia è maschia e tesa, ma nonostante gli sforzi di Meneghin & co. i plavi, guidati da Simonovic, Kapicic e dal solito grande Kresimir Cosic, portano a casa i 2 punti e la testa nel girone.
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URSS-Italia e Yugoslavia-Polonia sono quindi le due semifinali, e malgrado i buoni risultati dei nostri e dei polacchi, la finale URSS-Yugoslavia sembra essere già annunciata. Nella prima semifinale infatti gli slavi regolano gli avversari con un 100-75 bello tondo, mentre la Nazionale italiana viene spazzata via da quella russa già nel primo tempo, chiuso con un eloquente 48-29 per Belov e compagni (e mai termine fu più azzeccato). Finale per il bronzo contro la Polonia quindi, la sera del 18 settembre: un bronzo che però profuma d’oro, visto che le prime due squadre sul podio sono pressoché di un altro pianeta. L’Italia prende subito il controllo delle operazioni, con coach Primo che accorciando le rotazioni all’osso mette in difficoltà i polacchi, i quali arrivano all’intervallo con due possessi pieni di svantaggio. Deficit che malgrado le prodezze di Jurkiewicz si fa via via sempre più largo fino all’85-67 finale, che regala agli Azzurri uno splendido terzo posto; fantastici Meneghin e Bariviera, a trascinare tutti rispettivamente con 21 e 28 punti. Nella finale per l’oro la Yugoslavia vende carissima la pelle già dalle prime battute, e un’Unione Sovietica forse sorpresa da cotanta belligeranza chiude i primi 20 minuti addirittura sotto per 33-37; ma i figli di Madre Russia non accettano una sconfitta, e chiudono con una vittoria (l’ottava consecutiva agli Europei, record tuttora imbattuto e quasi impossibile da eguagliare) per 69-65. MVP del torneo è il sopradetto Kresimir Cosic, che rientra ovviamente anche nel miglior quintetto al fianco dei russi Sergej Belov e Modestas Paulauskas, il polacco Edward Jurkiewicz e il bulgaro Atanas Golomeev.
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Nessun riconoscimento personale per alcun giocatore Azzurro, il che sta a sottolineare la capacità della Nazionale italiana di far gruppo e poter trovare un protagonista diverso a ogni partita senza doversi appoggiare sempre su un solo campione. C’è anche da dire che nel ruolo di Dino Meneghin, probabilmente l’italiano più in vista a livello internazionale, la concorrenza era piuttosto forte.

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