L’Italia Europea: Nantes 1983

L’Italia Europea: Nantes 1983

FIP

Poche imprese come quella di Nantes ’83 hanno segnato la nostra storia sportiva. Il Finale lo sapete già, non serve certo che sia io a dirvelo, ma è fondamentale ripercorrere i passi di quella mitica squadra, guidata da Sandro Gamba in panchina e in campo da SuperDino Meneghin, per apprezzare quanto questo Europeo (vinto in finale contro la Spagna) abbia aperto un’era gloriosa per il basket italiano.

FASE A GIRONI

A differenza del doppio girone attuale, la formula dell’Europeo ai tempi di Nantes faceva in modo che ogni partita fosse fondamentale, tenendo alto il livello di intensità fino alla fine. Nei due gironi da 6 squadre, accedevano alle semifinali solo le prime due, smorzando sul nascere i sogni di gloria delle altre compagini.

Il girone A, comprendente (oltre agli azzurri) Francia, Spagna, Jugoslavia, Grecia e Svezia, era sì abbordabile ma anche ricco di insidie.

La Spagna era nel suo periodo migliore a livello cestistico, la Francia aveva l’onere del fattore campo e nella Jugoslavia pigliatutto dell’ultimo decennio figurava già Drazen Petrovic, un ragazzetto di appena 18 anni che negli anni a divenire sarà meglio noto come il Diavolo di Sebenico o Mozart dei Canestri.

 

26 MAGGIO 1983: ITALIA – SPAGNA 75-74

La competizione iridata parte col botto: gli azzurri di Sandro Gamba vengono subito messi contro quella che poi li avrebbe sfidati in finale, la Spagna di Juan Antonio Corbalàn e di un indiavolato Juan San Epifanio Ruìz.

La partita di Limoges (lì si giocava il girone A) fu quanto mai aperta, da una parte Meneghin (19 punti al 40′) e dall’altra San Epifanio guidavano dal punto di vista realizzativo due squadre pressoché speculari per i valori messi in campo.

Il finale è un thriller: Renato Villalta, durante l’ultimo possesso, effettua un recupero fondamentale. La palla finisce nelle mani di Pierluigi Marzorati che segna il canestro della vittoria. L’Italia, fronte al suo avversario più temuto, non crolla e porta a casa la prima, fondamentale, vittoria dell’Europeo.

 

27 MAGGIO 1983: SVEZIA – ITALIA 74-89

Durante un Europeo non vi è mai tempo di riposare, specie in questa formula supercompressa, dove tutte le partite del girone possono valere una finale. In tal caso aiuta la fortuna, perché dopo l’inevitabile ed enorme sforzo fisico e mentale della prima gara, il fato mette contro l’Italia una formazione cuscinetto del girone, la Svezia che poi chiuderà ultima.

Le fatiche del giorno precedente si sentono, certo: non a caso la Svezia concluderà in testa la prima metà di gioco. Tornati in campo nel secondo tempo, l’Italia ritrova la testa Nembo Kid Antonello Riva guiderà alla perfezione l’attacco italiano per l’allungo decisivo. Finirà con un +15 che non dà spazio ad equivoci, consumando la seconda vittoria su due giocate.

 

28 MAGGIO 1983, GRECIA – ITALIA 83-108

Arrivati al terzo impegno, la stanchezza viene ormai rimpiazzata dalla consapevolezza, vittoria dopo vittoria, canestro dopo canestro, che questa squadra ha in mano uno dei biglietti vincenti.

Next stop: la Grecia di un fenomenale (e dico pure poco) Nikos Galis. I suoi 34 punti (8/10 dal campo) impediscono il massacro nei confronti della squadra ellenica. Dall’altra parte, però, sotto canestro la spiega un certo Dino Meneghin, 29 punti con un 100% al tiro.

Menego sr. non è solo sull’isola, anzi: tutta la squadra confeziona una prova di grande autorità e oltre all’ex Milano e Varese, spiccano le prestazioni di un immarcabile Antonello Riva e di quel Romeo Sacchetti che ora bazzica dalle parti di Sassari.

Il Record dice 3 vittorie, zero sconfitte. Ancora due partite per sognare la medaglia.

 

29 MAGGIO 1983, FRANCIA – ITALIA 80-105

Nonostante il fattore campo, la selezione dei Galletti non saprà reggere l’impatto con l’inarrestabile avanzata azzurra. Per Sandro Gamba, la partita contro la Francia diventa un’occasione per far rifiatare i propri assi e ricaricare le pile per la partita finale contro la Jugoslavia.

Nonostante il turnover, nonostante la pressione del non poter sbagliare nemmeno con le riserve, l’Italia risponde presente e le solide prove fornite dai gregari (oltre al solito, eccezionale, Antonello Riva) portano gli azzurri a un largo divario con i cugini d’Oltralpe.

 

30 MAGGIO 1983, ITALIA – JUGOSLAVIA 91-76

Nonostante il cammino italiano sia stato perfetto fino a qui, mentre quello slavo era già macchiato da una sconfitta, perdere contro la selezione jugoslava sarebbe significato salutare le medaglie.

La Jugoslavia era senza dubbio la squadra più esperta e più dura. Durante il primo tempo, il carattere slavo è emerso senza problemi, sottomettendo la squadra di Sandro Gamba per un parziale di 42-36.

Di ritorno dagli spogliatoi, il mantra impresso dal coach sui nostri giocatori non chiedeva che si segnasse di più, bensì di alzare il livello della difesa fino a bloccare la macchina slava.

Il secondo tempo di questa partita rimarrà negli annali: tra minirisse, forbici in campo e il “calcio di Dragan Kicanovic”, l’intento azzurro riesce e azione dopo azione, l’Italia consolida il vantaggio scalando la montagna jugoslava fino al +15 che decreta la fine della fase a gironi con un perfetto 5-0.

Dolci sorprese della partita furono Renato Villalta ed Enrico Gilardi: per tutti e due una grande prova in attacco, 21 punti per il primo e 26 per il secondo.

 

SEMIFINALE, ITALIA – OLANDA 88-69

Avversario a sorpresa della formazione di Gamba fu l’Olanda, probabilmente nel suo prime cestistico.

Gli azzurri sentono l’odore del sangue e azzannano la partita consapevoli dell’incontro tutt’altro che insidioso, e con una grandissima prova offensiva di Villalta (esploso come rendimento nelle ultime due partite) l’Italia piazza il +19 conclusivo. Nell’altra semifinale, la Spagna di San Epifanio elimina in un finale thriller i campioni in carica dell’URSS, raggiungendo gli azzurri all’atto conclusivo.

 

FINALE, SPAGNA – ITALIA 96-106

Per queste due squadre il campionato europeo finisce esattamente come è stato iniziato, l’una contro l’altra.

Tra le due semifinali, quella più intensa e combattuta la ebbe proprio la Spagna, capace di eliminare l’URSS, superpotenza politica e anche cestistica. Il cammino per gli azzurri, invece, fu in discesa sin dal primo minuto, pertanto, quella col dispendio fisico e mentale maggiore era la squadra iberica.

Renato Villalta cala il terzo ventello in 3 gare, sopperendo alla prova opaca di Antonello Riva e dell’altro perno Meneghin (tutti e due limitati dai falli).

Paradossalmente, tutto il valore dei gregari messi in campo dall’Italia viene fuori nella partita più importante: Meo Sacchetti (già autore di un paio d’ottime prove nel girone) segna 15 punti e Gilardi, già reduce da due ottime prestazioni, scrive 16 sul tabellino.

La garra spagnola e il talento di Corbalàn e co non riesce a prendere il sopravvento sul sogno europeo dei ragazzi azzurri. Più dieci finale, il cielo è azzurro sopra Nantes. Ce lo ricorda il Jordan, Aldo Giordani, che con la voce rotta dall’emozione segue gli ultimi istanti di gara.

“Voglio vedere questa medaglia d’oro chi può portarcela via”

Nessuno, caro Aldo. Questa medaglia, se vogliamo, inquadrò perfettamente tutto il fascino della pallacanestro italiana. Lo sport lo inventarono gli americani, ma a cavallo di quel decennio, poche realtà seppero interpretarlo come noi.

La mano chirurgica di Nembo Kid, i fondamentali di SuperDino, il coraggio e la determinazione di un collettivo che è emerso partita dopo partita, la guida spirituale di un supervincente come Sandro Gamba.

Nantes ’83 immortala uno dei picchi più alti della storia del nostro basket, e non possiamo fare altro che incrociare le dita e sperare che un periodo del genere torni presto.

 

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