Marco Sodini, l’Umanista

Marco Sodini, l’Umanista

Il nostro Carlo Perotti intervista l’uomo del momento del basket italiano Marco Sodini, coach della Red October Cantù

di Carlo Perotti

Marco Sodini ci ricorda quel buon tenente dei film di guerra americani, spesso e volentieri si tratta di un tranquillo insegnante di storia di un liceo del Nebraska ed ecco che quando infuria la battaglia contro le forze dell’Asse si ritrova ad essere l’ufficiale di più alto grado sopravvissuto alla disastrosa battaglia. Allora raduna le truppe rimaste, le riorganizza in una serrata difesa, infonde in quei soldati smarriti orgoglio e coraggio per sopravvivere all’ultima ondata letale dei nemici. Ce la fa in un’apoteosi di sangue ed eroismo ed ecco che un manipolo di uomini senza speranza sono ora in grado di uscire da uno scenario militare da incubo e sospinti dalla stella che campeggia sull’elmetto del loro tenente riescono pure ad infliggere dei notevoli danni ai loro mortali avversari.

27789903539_d440b300f1_zViareggino, 44 anni, pochi esami dalla laurea in ingegneria informatica ma con un cuore creativo e grande appassionato di storia “Mi perdo felice fra delle rovine, cammino per chilometri per conoscere la storia” ma anche giocatore di Serie A… di bocce e carnevalaro convinto tanto dal soffrire nel perdere un Martedì Grasso per il suo lavoro. La sua spiccata toscanità “Sia chiaro io sono Viareggino!” la si denota per due spiccate caratteristiche della sua gente: l’empatia ed il rispetto delle tradizioni aspetti che hanno favorito il suo rapido inserimento in una realtà spesso chiusa come quella brianzola “Sono invincibile nella mia schiettezza e questo è stato subito apprezzato dai canturini. Ho da subito notato al mio arrivo una disaffezione latente nei tifosi e non mi piaceva, volevo (e voglio) rivedere quell’ambiente sanguigno ed entusiasta che avevo ammirato da avversario. Amo rispondere per quel che faccio, serenamente e sempre col sorriso. Mio zio mi regalò un libro di Voltaire e mi disse che nella vita si può ridere o piangere con chiunque ma si sorride solo coi propri simili. Il sorriso è una faccenda seria!” ci dice dimostrando la sua passione per la dialettica e per il paradosso.

Esordiente a 44 anni come head coach in Serie A ed in una situazione complessa, in un palazzo semivuoto per lo sciopero dei tifosi ed i noti problemi societari, vince a sorpresa con Cremona ma la settimana dopo ne becca 31 da Varese. La nemica Varese “Ho preso la squadra senza pensarci troppo, non si è mai pronti per prendere in mano una squadra in Serie A ma se ti chiamano alle armi e si tratta di Cantù non puoi tirarti indietro. Ed io sono uno che non si tira indietro mai, sono pronto a lavorare anche per lavare il parquet o per fare cose che esulano dal mio compito di coach come preparare i documenti federali per l’iscrizione e cercare di coinvolgere tutti quelli a mia disposizione, in questo mi ha aiutato tantissimo Christian Bianchi che è molto di più di un fisioterapista” e per riprendere la navigazione o il Punto Rotta come ama dire c’era solo una strada “Pensare al Qui ed Ora e convincere i giocatori a fare lo stesso. Creare Affezione prima all’interno della squadra per poi portarla all’infuori per Osmosi. Abbiamo preso questa via e ci siamo convinti tutti che era la strada giusta…”.

I suoi maestri sono stati Luca Banchi per la parte tecnico-tattica e Mike D’Antoni per la positività, due esempi su cui tracciare una strada.

Qui facciamo una pausa e ci permettiamo di scomodare Francesco Petrarca ed il suo sonetto 99 del Canzoniere:

Poi che voi et io piú volte abbiam provato
come ’l nostro sperar torna fallace,
dietro a quel sommo ben che mai non spiace
levate il core a piú felice stato.

Questa vita terrena è quasi un prato,
che ’l serpente tra’ fiori et l’erba giace;
et s’alcuna sua vista agli occhi piace,
è per lassar piú l’animo invescato.

Voi dunque, se cercate aver la mente
anzi l’extremo dí queta già mai,
seguite i pochi, et non la volgar gente.

Il Sommo Bene evocato dal Poeta è certamente più aulico ed importante della parafrasi che vorremmo fare sotto una prospettiva correlata alla nostra pallacanestro italica ma quel seguite i pochi, et non la volgar gente sarebbe da ben ricordare in un mondo che ha perso la dialettica ed il senso della comunicazione. Non a caso il momento d’oro del basket tricolore è coinciso con le battaglie dialettiche di Valerio Bianchini e Dan Peterson sino ad arrivare alle battaglie in campo e fuori di Carlton Myers e Pregrag Danilovic per poi cadere in un grande medioevo oscuro annichilito dal politically correct, dalla paura di infastidire chi convive in un piccolo modo chiuso ed addirittura da gruppi di potere in grado di leggere tutto e spaventare sottilmente le pochi voci fuori dal coro.

38989543511_dc878f21eb_zMarco Sodini non è certamente una voce polemica, anzi per indole è ben lontano dall’esser polemista o provocatore, ma sta provando a portare la cultura, che chiaramente gli sta a cuore, citando come il professor John Keating de “L’attimo Fuggente” (paragone non azzardato: padre professore universitario, mamma professoressa ed il suo soprannome è il “professorino”) personaggi come Jung, Leibniz, Dante Alighieri e persino la fisica quantistica nelle conferenze stampa pre-gara rendendole piccoli gioielli in cui spiega il cammino della propria squadra insegnando nozioni interessanti e stimolanti al posto di quegli inutili e noiosi esercizi di stile in cui gli allenatori sono talmente prevedibili che un giornalista con una buona conoscenza della materia potrebbe anticiparli senza nemmeno parteciparvi.

Usare la voce, comunicare per esser empatico. La voce, il suono sono affascinanti. Mi sforzo di cercare degli argomenti per riportare il discorso sulla pallacanestro e sul nostro lavoro, anche nel magazine di Cantù uso il flusso del pensiero, una tecnica novecentesca che ho sempre usato per mio diletto. In passato scrissi un saggio sulla comunicazione empatica portando ad esempi proprio Bianchini e Peterson e Valerio mi chiamò facendomi i complimenti e dicendomi che questo andava insegnato ai Corsi Pao e non la difesa sul pick and roll…”.

Ma il suo lavoro è stato anche gestire giocatori dalla personalità non facile come Culpepper, Crosariol, Thomas o Cournooh che non avevano fama di essere tipi facili “L’idea è di non poter cambiare la loro personalità ma di farla diventare una forza invece che un problema, provar loro che dati alla mano possono coesistere ed enfatizzare l’uno la capacità dell’altro, sono io ad essermi subito adattato a loro per permettergli di esprimersi. Siamo una squadra che ama competere e paradossalmente, per essere una squadra esperta, lavora meglio quando si propone loro esercizi da minibasket in cui il senso della sfida aumenta” in tutto ciò svetta Jeremy Chappell da subito leader in campo “Ho visto in soli due giocatori la sua attenzione a tutto ciò che serve per vincere: in David Moss e Terrell McIntyre. Jeremy vive di frustrazioni se le cose non riescono non  a lui ma agli altri” ed un gioco che per magia comincia a migliorare tanto da raggiungere la Final Eight e le tre vittorie consecutive con una squadra che pare una orchestra di Bebop Jazz, grandi solisti che si mettono a seguire una linea armonica non rinunciando ai loro talenti “La nostra filosofia è di prendere un vantaggio perché se ci riusciamo allora abbiamo degli ottimi passatori come Culpepper o Crosariol” trovare dove si trova il vantaggio per poi jazzare assieme.

38659695645_826b6675e3_zPallacanestro Cantù che vediamo come una splendida 81enne che ha avuto un grave malore ed è finita in rianimazione e dove Marco Sodini è stato il capo-equipe per portarla fuori dalla fase più acuta “Ed ora Cantù deve vivere la Sospensione dell’incredulità: come quando vedi un film di fantascienza, sai che è inverosimile ma lo segui con passione, Cantù deve trovare un Punto Zero e se ce ne bisogno sono pronto ad esserlo io, valutare cosa succede grazie alla grande competenza cestistica che pervade questa incredibile cittadina e tornare a sostenere quello che per anni è stato il suo orgoglio: la sua Pallacanestro Cantù”… la vecchietta ora è fuori dalla terapia intensiva “Ma è ora che i globuli bianchi tornino al lavoro e sarà molto importante il lavoro di Andrea Mauri che è un vero canturino e tutto ciò che fa è riconducibile al bene della sua squadra…

Cantù che ha dato sette anni di tempo a Pino Sacripanti e quattro ad Andrea Trichieri per costruire qualcosa “Bisogna riportare il coach al centro di un progetto come capitava coi Taurisano, coi Gamba, con Trinchieri quando poi da come giocava un giocatore potevi capire da chi era allenato! Creare scuole di allenatori…” come c’era una volta la scuola triestina, quella canturina, quella livornese, quella bolognese di Ettore Messina “Dare personalità ad un posto è rilevante per dare progettualità a quel posto. In un mondo che cammina veloce mi piacerebbe poter avere la loro opportunità: sarebbe bello pensare di esser diversi anzi di pensare diverso!

Vorremmo infine finire proprio come fa Sodini nelle sue conferenze stampa.

Andando a citare una definizione di “Umanesimo moderno” : rappresenta una categoria di filosofie etiche che affermano la dignità e il valore di tutte le persone, basata sull’abilità di determinare giusto e sbagliato appellandosi a qualità umane universali, particolarmente alla razionalità. L’umanesimo ha un atteggiamento ottimistico verso le capacità delle persone, pur non ritenendo tuttavia che la natura umana sia puramente buona o che tutte le persone possano vivere rispetto agli ideali umanisti senza aiuto; piuttosto sostiene che la crescita del potenziale di ognuno sia un lavoro duro che richiede l’assistenza di altri. L’obiettivo finale è la felicità umana, l’eudemonismo, che rende la vita migliore per tutti gli esseri umani, in quanto specie più conscia, e promuovendo l’interesse per il benessere di altri esseri senzienti. L’attenzione è sul fare bene e vivere bene qui e adesso, lasciando il mondo come un posto migliore per chi verrà in futuro.

Ovvero quello che ha fatto Marco Sodini è stato quello di mettere l’Uomo, che sia un giocatore, un collaboratore, un addetto stampa o un fisioterapista, al centro di un progetto di rinascita tecnica e morale, dando loro dignità morale e ricompattando le linee… proprio come quel Buon Tenente dei film americani di guerra.

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