Maurizio Tassone: Cantù’s working class hero

Maurizio Tassone: Cantù’s working class hero

Carlo Perotti ci racconta la storia di Maurizio Tassone: dalle minors lombardo-piemontesi al quintetto base in LBA

di Carlo Perotti

46007717314_4c35498d65_zAs soon as you’re born they make you feel small
By giving you no time instead of it all
Till the pain is so big you feel nothing at all
A working class hero is something to be
A working class hero is something to be

 

John Lennon

 

Maurizio Tassone è di Torino, la città industriale per eccellenza del miracolo italiano dove di eroi della classe operaia ve ne sono stati a bizzeffe ma anche la città della borghesia piemontese dove lo studio, l’umiltà ed il lavoro venivano al primo posto nelle priorità morali da seguire. Ivi il piccolo Maurizio cresce con la dolce mamma Paola, pallavolista da giovane, e papà Guido.

Guido Tassone non è un nome banale nella pallacanestro piemontese, ma è un allenatore benemerito che ha guidato l’Elah Genova, Asti, Bergamo, Vado Ligure ed altre squadre piemontesi ma è pure il coach con più panchine dell’Auxilium Torino dopo due miti come Dido Guerrieri e Gianni Asti. Un uomo carismatico, che non alzava mai la voce col giovane Maurizio, ma spesso con parole da soppesare con attenzione. Seguendo papà ai vari camp estivi al bambino viene naturale la voglia di seguire la strada della pallacanestro e suo padre mai una volta andrà ad interferire, per rispetto dei colleghi allenatori, nella crescita tecnico-tattica del figlio. Mentre Maurizio gioca nelle giovanili del Cus Torino sognando un futuro da giocatore solo una frase ricorre nelle considerazioni del padre “Ma tu sei sicuro di voler fare questo nella vita, pensi di vivere di basket?”. Un modo per proteggere il figlio, sognando per lui una vita meno da nomade di quella del giocatore o del coach ma anche un modo per tenere i suoi piedi ben piantati a terra.

Questa frase mi ha seguito per tutta la carriera. Sicuramente lo diceva per farmi restare umile ma per me era anche uno sprone per inseguire i miei sogni. Era come per dire a mio padre: sì… voglio vivere di basket e te lo dimostrerò papà!

Esordisce a nemmeno sedici anni in C1 a Genova, il Cus è sopra di 30 e mancano due minuti al termine “Ma io ero nel panico assoluto, per me era come giocare in Serie A!” e giocherà ben sei anni con la sua alma mater poi Tassone si sente maturo e pronto per provare un’esperienza lontano da casa e lo dice a suo padre che gli risponde “Sarò sempre al tuo fianco e per me va bene che tu vada ma… devi andare a giocare in una città che sia un importante polo universitario perché devi continuare a studiare!

Sempre coi piedi per terra: Ora et Labora.

46529756591_e6afcc22d4_zE proprio pochi giorni dopo Tassone riceve una chiamata da Romano Petitti, coach della Edimes Pavia, che lo vuole in squadra. Per fortuna a Pavia c’è una delle università più importanti d’Italia, Maurizio si iscrive a Scienze Motorie, prenderà la laurea come promesso, e passa a giocare in una società storica dove i tifosi non mancano di ricordargli il loro passato “Devi sapere caro Maurizio che noi, qui, abbiamo visto giocare Oscar Schmidt!

Dopo due buone stagioni Tassone torna a Torino alla PMS Moncalieri che si era appena scissa dopo la ricostituzione dell’Auxilium, tornata in A2, per ripartire dalla B2 con un settore giovanile importante e dove Tassone era uno dei soli tre senior con Franz Conti e Leone Gioria. Il primo anno ottengono una sudata salvezza ai play out mentre il secondo dominano con ventisei vittorie su trenta in campionato per poi perdere contro Cento in semifinale.

Siamo nell’estate del 2017 ed il suo contratto con Moncalieri si è esaurito ma Maurizio è sereno e convinto di trovare una nuova squadra.

Passano le settimane e nessuno lo chiama.

Arriva il mese d’agosto e Tassone comincia a disperarsi, chiama il suo agente Max Raseni della Players Group e chiede di trovargli almeno una squadra dove allenarsi in attesa di un contratto, Raseni si propone di chiamare Torino, una scelta logica e comoda ma Luca Banchi gli risponde che è al completo coi ragazzi del loro settore giovanile, ironicamente proprio del Cus Torino.

32656461518_2e8ba71b32_zTassone sente allora il suo amico David Raucci, appena passato a Cantù, che gli racconta che si stanno allenando in quattro perché gli americani non sono ancora arrivati in Italia, Maurizio allora decide di provarci e prega Raseni di chiamare anche Cantù. Passano però i giorni e da Cantù non arriva alcuna risposta, gli dice il suo agente, così il Tax è disperato e non sa cosa fare. Passa neanche mezz’ora ed è di nuovo il suo procuratore al telefono: Cantù ha accettato e Tassone deve presentarsi il giorno dopo in Brianza.

Proprio in quei momenti a Cantù, negli uffici della società, il compianto Pierfrancesco Betti è raggiante ed annuncia agli astanti “Ahò ragà! Avemo preso TAMBONE!!!” col suo accento romanesco.

Fra gli astanti c’è chi prova a fargli notare che Tambone aveva appena firmato con Varese e Betti non la prende benissimo così chiama Caja “Attilio ma Tambone dov’è?

E’ qui con me sul pullman” gli risponde il coach di Varese…

La mattina dopo al Toto Caimi si presenta… Tassone.

All’allenamento lo aspetta il vice allenatore Marco Sodini che gli dà il benvenuto “So tutto di te, ci darai una mano, prendila come un’esperienza…” a Cantù Tassone doveva fermarsi due settimane, in attesa di un contratto nelle minors, si fermerà per tutto la prestagione ed ha due persone che gli stanno vicino: il primo è Sodini che lo incoraggia in continuazione “Stai facendo tutto bene e giochi in tre ruoli che per noi è fondamentale in allenamento..”, il secondo è il compagno di squadra Salvatore Parrillo.

Col suo amico Sasà Parrillo
Col suo amico Sasà Parrillo

Parrillo ha una storia parallela a Tassone: pure lui è figlio di un coach, papà Adolfo è un mito della pallacanestro campana, ed è arrivato in Serie A quasi per caso quando Reggio Emilia, decimata dagli infortuni, lo chiamò per far numero conquistandosi invece un posto anche nella finale scudetto del 2015 contro Sassari e poi un posto nel roster di Cantù a forza di prestazioni gagliarde a tutto cuore…

Io ero molto teso perché capivo di avere una chance a Cantù, che era in pratica senza una squadra juniores ed aveva bisogno di giocatori italiani, ma avevo una grande paura di illudermi per nulla. Sasà invece continuava a spingermi ed incoraggiarmi, è diventato come un fratello per me” per inseguire il suo sogno Tassone rinuncia anche a delle chiamate ed arriva a quarantotto ore dall’inizio del campionato, una trasferta a Sassari, quando il nuovo ds ad interim Toni Cappellari fa firmare i contratti ai giocatori mentre Tassone resta un po’ in disparte… lo chiama invece Sodini “Complimenti sei dei nostri… vuoi firmare o no?
Tassone tutta la notte non riuscirà a chiudere occhio per l’eccitazione e pochi giorni dopo quel vice allenatore diverrà il suo head coach dopo l’autoretrocessione di Bolshakov in seguito alla sconfitta in Sardegna.

 

“Se la sorte ti ha dato in dote di essere innamorato di una squadra come il Torino, allora avrai la ragionevole certezza che quel tuo amore non sarà mai angustiato dalla monotonia. Ma da qualsiasi altra possibile condizione dell’anima, inevitabilmente, sì”

 

Federico Buffa

 

Tassone è un grande tifoso del Torino Football Club e trova non poche assonanze fra il Toro e Cantù “Similitudini pazzesche, le tifoserie hanno un enorme senso di appartenenza. Il Grande Toro era la squadra più forte del mondo, Cantù era la Regina d’Europa. Le difficoltà non hanno mai scalfito la passione anzi la sofferenza lega le anime di un popolo. Io mi sento perfetto in un luogo dove si deve soffrire e capisco perfettamente quando i tifosi ci chiedono di onorare la maglia perché è quello che chiediamo noi tifosi granata ai nostri giocatori”.

46443254551_b74180faa2_zLa sua prima stagione canturina è incredibile, Maurizio conosce il suo ruolo “So stare al mio posto, dovevo lavorare duro in allenamento e se il coach me lo chiedeva entravo per fare dei falli tattici sui finali dei tempi” ma la squadra “Ma in realtà non è mai stata una vera squadra, unita, in settimana succedeva di tutto in allenamento poi però in partita erano tutti uomini veri che non volevano perdere mai!” vola fra l’impresa di Firenze alle Final Eight di Coppa Italia ed i play off contro Milano “Marco ha fatto un lavoro incredibile, isolando la squadra dai suoi problemi interni e da quelli esterni, è stato strepitoso nel gestire un gruppo così difficile, un collante perfetto!

E subito arriva la riconferma per una seconda stagione a Cantù “Al mio procuratore ho chiesto 48 ore per pensarci, poi dopo due ore l’ho richiamato dicendo che volevo firmare perché sentivo di voler restituire alla società ed al popolo canturino tutto quello che mi avevano dato” ma in molti lo criticano perché ritengono inutile un’altra stagione, a 28 anni, a “sventolare gli asciugamani” cosicché Maurizio col suo amico Stefano Mazzuccato, un personal trainer, lavora come un matto in estate per farsi trovare pronto fisicamente “Perché se non hai il fisico gli americani ti saltano in testa…” ben consapevole di trovare un nuovo allenatore, russo, che non lo conosce affatto e con cui può partire da zero: Evgeny Pashutin.

Mi ha subito colpito la sua presenza fisica in allenamento, alla fine era più sudato dei giocatori e poi lui, che ha allenato Shved o Trajan Langdon, a fine allenamento si fermava con Tassone a prendere i rimbalzi mentre io tiravo… ero sconvolto!”.

Il coach di Sotchi ha poi la bella abitudine di aspettare a fine allenamento i suoi giocatori, di stringere loro la mano e di salutarli ed una sera col suo simpatico italiano, che sta cercando di imparare , dice a Tassone: “Ciao Maurizio, ci vediamo domani. Cinque Trenta Mattino” Tassone lo guarda interdetto “Coach, mattino is morning… afternoon is pomeriggio…”  Pashutin ci pensa e poi sorride “Si ma se anche dovessi vederti alle 5.30 del mattino sarei felice di farlo, Maurizio…”.

Perché, tornando ad un concetto molto caro a Marco Sodini, il nostro Tassone è ricco di empatia ed umanità “Maurizio è un ragazzo non comune – ci dice il coach, ora a Capo d’Orlando – prima che essere un giocatore che vorrei sempre in squadra, ha un’intelligenza sottile e modi nella comunicazione tali per cui non puoi non volergli bene. In una squadra lui è come la punteggiatura perfetta in una frase ben costruita”.

Ma con un’impostazione di squadra molto improntata sugli americani da parte di Gerasimenko e coi problemini fisici che rallentano proprio l’amico Parrillo, già dalle prime amichevoli si vede un Tassone diverso con Pashutin che comincia a dargli fiducia e spazio.

Arrivando addirittura a metterlo in quintetto base, lui… Tassone… quello venuto dalla B2.

esultando verso la curva contro Reggio Emilia
esultando verso la curva contro Reggio Emilia

Mi disse, domani Maurizio parti in quintetto e vai su Butterfield… per la tensione quella notte mi è venuta la febbre ma non l’ho detto a nessuno… non dovevo perdere quell’occasione!” si metterà sulle tracce di Butterfield come un bull mastiff, e non sarà poi l’ultima volta visto che da quel momento Tassone è partito in quintetto base per otto volte marcando sempre l’esterno più pericoloso degli avversari.

Nella partita con Reggio ad un certo punto ho segnato da tre subendo fallo e mi sono alzato esultando verso la curva degli Eagles… era come in un sogno… mi pareva anche più piena e rumorosa del solito… ed ho urlato come se avessi segnato un gol sotto la Curva Maratona, non lo dimenticherò mai” perché fare un gol e correre sotto la Maratona è sempre stato il suo sogno di bambino.

Sai cosa ti dico? Io ora non solo gioco in Serie A ma addirittura in quella che è diventata la squadra del mio cuore, sono fortunato”  

 

Ma tu sei sicuro di voler fare questo nella vita, pensi di vivere di basket?

Sì, Maurizio Tassone ci sta riuscendo, papà Guido, e sappiamo che sei orgoglioso del tuo ragazzo.

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