Nicolò Melli, a self-made leader

Nicolò Melli, a self-made leader

L’ala del Fenerbahce ha dimostrato di essere un giocatore decisivo nello scacchiere tattico della squadra di Obradovic: il suo modo di giocare offre diverse possibilità alla squadra turca.

di Massimo Mattacheo, @MaxMattacheo

Indomabile, commovente, stoico. Nicolò Melli si è consacrato nella partita di ieri, la finale di EuroLega, come stella al massimo livello continentale. Una prestazione sontuosa del reggiano che non è bastata per portare nuovamente la Coppa verso Istanbul, ma che ha permesso a Melli di realizzare l’ultimo step – se ancora non l’avesse fatto – verso l’Olimpo dei grandissimi.

28 punti con 7/10 da due e 4/6 da tre, in un clamoroso losing effort che rimarrà nell’album dei ricordi dello stesso Melli: prestazione resa leggendaria dalle scelte difensive di Pablo Laso, che ha deciso di concedere qualcosa al numero 4 del Fenerbahce pur di limitare le scorribande offensive degli esterni della squadra di Obradovic, entrati in partita solo a tratti e limitati da una difesa a tratti soffocante proposta dall’allenatore vitoriano. E solo Melli ha evitato che il Madrid prendesse il largo ben prima del rettilineo finale degli ultimi minuti di partita: sono stati i suoi 11 punti consecutivi a impedire al Fener di cadere definitivamente a terra nel momento in cui il Real provava a mettere a segno il colpo del KO. Come un pugile suonato a bordo ring, il Fener si è affidato al suo unico vero riferimento, capace di prendere per mano i compagni: il campionario di soluzioni offensive messe in campo dal reggiano sbalordisce per completezza e qualità di scelte, oltre che per percentuale di realizzazione. La sua capacità di aprire il campo – grazie a un tiro da tre diventato efficace nel corso del tempo – sviluppata già negli anni a Reggio Emilia sotto la sapiente guida di Franco Marcelletti ha reso Melli un giocatore quasi unico nel panorama europeo. E’ stato poi Andrea Trinchieri, dopo l’esperienza milanese che Melli ha voluto concludere senza rinnovare il proprio contratto, a rendere l’ala italiana un giocatore di enorme status in Europa.

Lo scorso anno in particolare, l’allenatore milanese ha deciso – dopo addii importanti, Wanamaker su tutti – di fare di Melli il centro del progetto tecnico del suo Bamberg. Nicolò è stato la pietra angolare su cui il club tedesco ha investito a lungo, in quello che avrebbe dovuto essere, nelle intenzioni dei protagonisti, l’anno della sua definitiva consacrazione. Risultato? Melli si è affermato come un ‘4’ moderno di assoluto livello, appetibile da qualsiasi squadra europea: più volte nominato MVP del mese, nel suo ultimo anno a Bamberg ha espresso una continuità di risultati e di rendimento invidiabile, tanto che su di lui piombarono gli occhi di molti osservatori.

NBA o Europa? Era questo il dilemma più importante che riguardava Nicolò la scorsa estate, iniziata con il raduno con la Nazionale in vista di EuroBasket (terminato ai quarti di finale): dopo alcuni tentennamenti, la chiamata di Obradovic e Gherardini, che hanno corteggiato a lungo il giocatore, ha avuto la meglio e ha messo il giocatore in condizione di inserirsi nello scacchiere tattico della squadra campione d’Europa. In un reparto che ha subito un profondo rinnovamento (via Udoh e Antic), Melli ha subito dimostrato di essere un giocatore funzionale al progetto tecnico portato avanti dall’allenatore serbo negli ultimi anni: capace di essere un realizzatore seriale, ma senza la necessità di dovere segnare molti punti per incidere la partita, Melli ha saputo farsi trovare pronto quando chiamato in causa.

Tanto che, con il passare dei mesi, il suo ruolo nella squadra è diventato sempre più importante, complice la difficoltà di Jason Thompson: il reggiano gode della fiducia di Obradovic e spesso e volentieri risulta il giocatore che gioca più minuti nel corso della gara. Anche a Belgrado è stato l’unico a giocare più di 30 minuti nella semifinale contro lo Zalgiris, perché abile nel creare e dare un grande equilibrio difensivo al Fenerbahce Dogus. In finale, invece, la scelta di Laso è stata chiara fin dalla palla a due: perdere per mano dei lunghi del Fener. Se l’avvio di Duverioglu avrebbe potuto essere un campanello d’allarme importante per la tattica impostata dall’allenatore vitoriano, la pessima partenza (e partita nel complesso) di Vesely, ha spalancato a Melli le porte della gloria. In campo per quasi 35 minuti, è stato il punto di riferimento su cui la squadra si è appoggiata, cadendo in parte nella trappola preparata da Laso ma al tempo stesso permettendo al giocatore della Nazionale di offrire una prestazione monstre nell’arco dei quaranta minuti.

Il Fenerbahce ha perso, è vero, però Melli ha completato la sua trasformazione, assumendo lo status di stella assoluta in Europa: ora è un leader, magari silenzioso, ma un leader. Un leader che ha saputo costruirsi da solo, con un’etica e una qualità del lavoro non comuni nei giocatori europei: da Marcelletti a Trinchieri, fino ad arrivare a Obradovic tutti gli allenatori che ha avuto ne parlano solo bene. Perché è un giocatore decisivo in qualunque squadra del Vecchio Continente. E il suo viaggio verso la gloria è appena iniziato.

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