Poz, la lotta contro la noia

Poz, la lotta contro la noia

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Per un’intera generazione di giocatori Gianmarco Pozzecco ha rappresentato la cellula impazzita, l’atomo, come da soprannome “mosca atomica”, che scatenava reazioni a catena, mettendo in crisi le sceneggiature già scritte e trovando una via personalissima al basket. Inevitabile, a sei piedi circa, in un mondo a rovescio in cui è “normale” stare sopra i due metri e lascia gli altri sotto un tavolo ideale a guardare le gambe senza vere speranze di poter emergere, cercare di trasformare  la “normalità” fisica nell’arma impropria di un gioco “fuori dall’ordinario”.

Pozzecco è stato così. La sua lotta per emergere è diventata una crociata contro l’assimilazione, la noia, la speranza, per tanti spettatori, di un colpo d’ala in campo, di una fuga in avanti fuori dall’omologazione. Uno così non vince tanto, ma non si giudica nemmeno in base alle vittorie. Uno così è quello per cui paghi cinque euro in più il biglietto e non stai a fare il conto delle squadre in cui ha giocato (Udine, Livorno, Varese, Fortitudo, Saragozza, Khimki, Trieste, Capo d’Orlando). E non dovevi nemmeno arrabbiarti, se dopo una veronica ti guardava beffardo. Non era arroganza, ma quella goccia di anima slava che i triestini non amano avere e che li porta a cercare di stracciarti perché è il loro modo di  dimostrare stima.

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Con Tanjevic in Nazionale non legò. Bosha aveva pure allenato caratteri forti (Delibasic, Gentile…), ma di quelli che hanno connaturato l’animo vincente, i leader che sentono in sé un fuoco che guida tutti verso la vittoria. Gianmarco non era così. Non che non gli piacesse la vittoria, ma vincere per lui confinava pericolosamente col dare gioia. Forse solo Recalcati è riuscito a imbrigliarlo, ad alto livello, o a dargli la libertà necessaria alla squadra, evitando la sua voglia di strafare a tutti i costi. Con lui ha vinto campionato e supercoppa e ha fatto un argento olimpico. Sportivamente, ha giocato la finale di Eurolega del 2005 e girato squadre anche in Spagna e in Russia, cercando perfino l’approdo NBA. Oggi compie 43 anni. Ha provato ad allenare ma non ha, ancora, la capacità di guardare al basket da fuori, lui è sempre dentro a tutto e in tutto diventa un vortice incontrollabile; anche in amore, dove ha fatto e disfatto l’impossibile, anche qui senza schemi.

Auguri Poz. Uno come te, avversario da detestare in campo o fratello maggiore da ammirare ma non imitare, ci manca…

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