Quando Delfino era Carlitos. E già non mollava…

Quando Delfino era Carlitos. E già non mollava…

Finito? No, no, non ditelo a Carlos Delfino. Gli argentini non mollano, non mollano mai.

Commenta per primo!

Finito? No, no, non ditelo a lui. Gli argentini non mollano, non mollano mai.

Carlos Delfino è l’uomo cestistico del momento. Il trascinatore della Nazionale Argentina contro la Serbia nel nuovo test verso le Olimpiadi di Rio dimostra di avere tanta voglia di riscatto. Tre anni pesanti, tra operazioni, sofferenze e la mancata possibilità di esplodere, seppur tardivamente nel basket Nba. Una bella sera d’estate a Cordoba, terra da dove partì un suo ex compagno di squadra alla Viola Reggio Calabria, il “Toro” Leo Palladino. Delfino firma un ventello da urlo con tre triple devastanti che ripropone l’argentino come uomo mercato per il basket italiano. Capo D’Orlando sembra sulle sue tracce per un colpo che porterebbe tanta curiosità, e che tanta curiositò portò quando in un calda estate di qualche lustro fa, “Carlito” sbarcò in continente.

Delfino infatti arrivò giovanissimo a Reggio Calabria:dopo un primo periodo sotto le cure di Gaetano Gebbia, l’argentino venne allenato dal “il Paron” Tonino Zorzi. Il caso volle che l’arrivo del classe 1982 concise con l’anno di addio, verso Bologna, sponda Virtus per Manu Ginobili, atleta semplicemente mitico che aveva vissuto la sua prima esperienza europea proprio alla Viola.
“ Siamo andati in Columbia di proposito per vederlo prima di ingaggiarlo – ha raccontato Coach Gaetano Gebbia, allenatore unico sul territorio tricolore e non solo che scoprì tantissimi talenti (Ginobili su tutti). Giocavano contro il Brasile dove spiccava la presenza di Tiago Splitter, centro che successivamente giocò negli Spurs con Manu. Passò tanto tempo prima di vedere in campo Carlos Delfino come Comunitario.Iniziammo a farlo giocare come straniero e, probabilmente fu uno dei giocatori stranieri più giovani ad esordire a quel tempo, esordì più giovane anche del mito Bodiroga”.

Era una Viola “da combattimento”: Montecchia in regia (giocatore unico e prezioso per la crescita di tutto il gruppo argentino oltre che un regista speciale), il pacchetto argentino era completato da Palladino e Gianella uniti ad un giovanissimo Carlos Delfino, “beccato” e formato giornalmente da uno dei decani di sempre del basket italiano. Il resto è storia:il passaggio alla Fortitudo, l’approdo in Nba, Detroit, Toronto, la Russia, prima delle piccole parentesi da Bucks e Rockets per una carriera che ha scritto il suo massimo nell’oro di Atene 2004 insieme ad altri 3 ex Viola, Ginobili,Montecchia e Sconochini.

Il legame argentino è unico: la generazione, aldilà dei successi, ha da sempre sottolineato una capacità incredibile di stare in campo.

In quel di Rio,sarà il canto del cigno di una generazione che scenderà in campo “For the love of the Game” ma, se la voglia di riscatto di un talento non espresso in tutto il suo potenziale iniziasse a “detonare canestri dopo canestri” potremo realmente scrivere un’altra pagina magica della generazione dorata.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy