Il ritorno del figliol prodigo: Curtis Jerrells

Il ritorno del figliol prodigo: Curtis Jerrells

Pro e contro del ritorno a Milano di Curtis Jerrells, l’uomo che cambiò le sorti della stagione 2013/2014 con il memorabile canestro allo scadere in Gara-6 di Finale Scudetto al PalaEstra di Siena.

di Marco Arcari

Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”.

Chissà cosa penserebbe Rembrandt se si usasse il titolo di una sua opera – del 1668 e che riprende la celebre parabola biblica – per parlare di pallacanestro e, nello specifico, del ritorno di Curtis Jerrells a Milano. Certamente, non potrebbe muovere le stesse critiche di chi dovesse leggere uno scritto in cui “The Shot” viene paragonato al figlio giovane nella Parabola del figliol prodigo narrata nel Vangelo secondo Luca. Il titolo di questo scritto è volutamente fuorviante, perché Jerrells non c’entrerebbe quasi niente col giovane figlio che si allontanò dal padre per sperperare i suoi averi con le prostitute, se non fosse per la citazione riportata all’inizio di questo articolo. Jerrells si separò dall’Olimpia Milano anche – e giustamente – per andare a monetizzare una stagione decisamente positiva vissuta con la maglia biancorossa: l’approdo fu in Russia, a Kazan, con biennale intorno ai 2 milioni di dollari. Un patrimonio che l’Olimpia non poteva, o voleva, corrispondergli. Per il resto, Milano non ha le sembianze di un Dio-padre misericordioso e Jerrells non deve chiedere alcun perdono, né a un ambiente che fino a metà stagione ne invocava il taglio, né a una società che fece scelte diverse per affrontare le annate successive.

A fine giugno 2014, post-vittoria dello Scudetto, le dichiarazioni di Jerrells erano frutto di un amore spasmodico per Milano, con chiara volontà di voler vestire biancorosso anche per la stagione successiva (complice la partenza di Keith Langford), salvo poi veleggiare verso il lido russo e rinnegare quanto detto. Nulla di grave, nello sport contemporaneo. Anche perché l’ambiente milanese è sempre rimasto grato alle gesta del numero 55, ribattezzato “The Shot” per quel buzzer-beater contro la rivale coeva Siena. E la gratitudine è manifestata anche dai comportamenti social con cui molti tifosi biancorossi hanno salutato il ritorno del proprio pupillo, ufficializzato nella giornata di ieri con una trattativa lampo.

Il classe 1987 ritorna all’Olimpia per allungare un reparto esterni comunque già abbastanza affollato, ma non solo. L’innesto di Jerrells può essere letto come volontà di colmare le lacune difensive del duo Theodore-Goudelock: non è un caso se, in EuroLeague, qualsiasi squadra abbia impostato il proprio piano partita contro Milano sulla volontà di attaccare Theodore in 1vs1 e di costruire vantaggi sul pick&roll, situazione in cui l’ex-Banvit concede molto e fa saltare ogni approccio difensivo utile (aiuti e recuperi) nonostante Gudaitis si stia dimostrando molto reattivo e mobile a dispetto dei 211 centimetri di altezza. La firma del giocatore, corteggiato anche da Reggio Emilia negli scorsi giorni, può essere anche, però, vista nell’ottica di voler aumentare la perimetralità (termine che vuol dire tutto e niente) dei portatori di palla – perché playmaker Jerrells non è – e ottenere un cambio di un Theodore che, nel tiro da tre punti, non ha certamente la propria specialità.

Tatticamente e tecnicamente, tutto qui? Forse no. La firma di Jerrells conferma anche quelle che, fino ad oggi, potevano essere mere supposizioni; non che le stesse diventino certezze, ma quanto meno si hanno più indizi in tal senso. Dragic è ormai ai margini del progetto tecnico milanese, mentre Fontecchio e Abass hanno avuto la loro occasione contro Sassari (31 minuti in due) ma sembrano non averla sfruttata al meglio, almeno stando alle parole pronunciate da coach Pianigiani nella conferenza post-vittoria su Bologna. L’esperienza di Jerrells, così, può tornare utile per ampliare le rotazioni – specie in EuroLeague – e consentire ai due italiani di trovare momenti di forma/condizione migliore per arrivare ad essere al meglio quando saranno chiamati in causa.

Se c’è una cosa che, invece, possiamo trasportare dal quadro del Rembrandt all’esperienza contemporanea dell’Olimpia Milano è il paragone fisico tra il Dio-padre misericordioso e la società biancorossa. Prima si è sostenuto che Milano non abbia le sembianze di un padre misericordioso – forse tale tesi è corroborata dalla gestione dei vari Melli, Gentile e compagnia – ma il Dio cieco del Rembrandt potrebbe somigliare alla Milano della pallacanestro: una cecità che porta l’Olimpia a correggere in corso d’opera errori o lacune del mercato estivo, da molti anni a questa parte. Si parte oggi con Jerrells, ma l’ambiente comincia a nutrire qualche dubbio anche su Cory Jefferson, così come i rumors parlavano di possibile separazione da Mantas Kalnietis qualche tempo fa. Questo non cancella la fiducia che i tifosi biancorossi debbono nutrire nel progetto-Pianigiani; semmai conferma il fatto che, a cambiare sempre 8/10 giocatori l’anno, è poi difficile andare a sistemare alcuni problemi.

 

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