Zalgiris, a real Cinderella story

Zalgiris, a real Cinderella story

La squadra lituana ha raggiunto i playoff di EuroLega per la prima volta nel nuovo millennio: scopriamo i segreti dello Zalgiris di Jasikevicius.

di Massimo Mattacheo, @MaxMattacheo

Capolavoro. È questo il termine più adatto per descrivere la stagione europea dello Zalgiris Kaunas, arrivata come Cenerentola al ballo delle grandi d’Europa per la prima volta dal 1999, anno in cui i lituani vinsero l’EuroLega. Un percorso perfetto compiuto dalla squadra di Jasikevicius, autentico deus ex machina dei successi dello Zalgiris, passato nel giro di un paio di anni da squadra di medio livello a seria contendente per un posto alle Final Four. A confermare i frutti del grande lavoro dell’allenatore lituano è Donatas Urbonas, giornalista che segue la squadra da vicino: ˝Il coach è la ragione principale per cui lo Zalgiris ha acquisito una mentalità vincente che negli anni precedenti non c’era, nelle passate edizioni di EuroLega sembrava che lo Zalgiris avesse come destino quello di perdere le partite importanti. Prima dell’arrivo di Saras la squadra non credeva di potere battere le squadre più forti, ora è cambiato tutto, nonostante un budget limitato e giocatori meno talentuosi rispetto ad altre squadre˝.

Un percorso, quello compiuto dallo Zalgiris, fatto di molti sacrifici e volto a raggiungere un obiettivo quasi impensabile all’inizio della stagione: i playoff di EuroLega. Forte di una partenza sprint nel girone di andata, la squadra di Jasikevicius non è mai andata in crisi nelle successive quindici partite, vincendo gli scontri con le dirette rivali per un posto ai playoff e conquistandosi il rispetto di tutti grazie a successi di prestigio e a un’identità ben delineata. Nessuna stella di primo livello, la chiave della stagione è stata l’unità di un gruppo che ha saputo superare i propri limiti: ˝Credo che avere una base importante di giocatori lituani – prosegue Urbonas – sia stato importante per lo Zalgiris, tanto che anche Jasikevicius lo ha definito un must, perché i vari Jankunas, Milaknis, Ulanovas aiutano a creare la chimica di squadra, in spogliatoio c’è una grande atmosfera. Del resto ho ben presente l’esempio dell’Olympiacos, dove Spanoulis e Printezis, che sono giocatori di altissimo livello, da anni sono l’anima della squadra greca˝.

La forza e la coesione del gruppo, determinanti in una squadra priva di grandi individualità, si riflettono all’interno e all’esterno del campo. I giocatori dello Zalgiris sono molto uniti, trascorrono diverso tempo insieme e provano piacere nel condividere i momenti della quotidianità. In questo Urbonas riconosce la vera forza della squadra lituana: ˝I giocatori, grazie a Saras, pensano gara dopo gara e lottano fino alla fine. Il coach spesso ha detto che non bisogna sognare, esaltarsi per le grandi vittorie o deprimersi per le sconfitte, bisogna pensare gara per gara. La cosa bella della squadra è che nessuno dei giocatori ha un grande ego, tutti si allenano a lungo nei giorni liberi, si divertono a passare del tempo insieme, nessuno è preoccupato di giocare poco: l’importante è raggiungere insieme gli obiettivi. In questo lo Zalgiris sembra proprio una bella famiglia˝.

SARAS, A BEAUTIFUL MIND – Detto del gruppo, autentico motore dei risultati della squadra, il grande artefice del cambiamento di mentalità dello Zalgiris è il suo allenatore Sarunas Jasikevicius. Finito da tempo nel mirino di alcuni club europei – il Barcellona gli avrebbe affidato volentieri le redini del nuovo corso – il coach lituano è concentrato esclusivamente sulla sua squadra, con cui ha rinnovato in estate. Posto al centro del progetto, Jasikevicius è quasi maniacale nella cura e nella gestione del gruppo, forte di una leadership innata maturata nel corso della sua carriera da giocatore. Per Urbonas ˝Jasikevicius è un grande allenatore, diverso da chi lo ha preceduto allo Zalgiris. Solo Joan Plaza, per una stagione, è stato in grado di competere fino alle TOP 16 con un budget limitato mentre gli altri non ci sono riusciti. Saras è quasi maniacale nella cura dei dettagli, insegna ai giocatori a gestire i momenti della gara, quando commettere un fallo, quando evitarlo perché lo Zalgiris è in bonus. La sua qualità migliore è vedere i punti deboli degli avversari e saperli usare a proprio vantaggio, in tutti i possessi offensivi e difensivi: con lui la squadra è passata da 13-14 assist a partita in EuroLega a 19-20, con una qualità del gioco superiore˝.

Predestinato, ha il modello assoluto in Zeljko Obradovic ˝che – afferma Urbonas – copia in modo naturale nel modo di esprimere le emozioni, di comunicare con la panchina, di riprendere i giocatori che non seguono la sua leadership˝ e rispetta molto Xavi Pascual ˝per la sua capacità di prendere decisioni nel corso della gara˝, Jasikevicius ha contribuito in maniera decisiva alla crescita di ogni singolo componente del roster dello Zalgiris, a cominciare da Kevin Pangos, diventato in questa stagione un giocatore solido a livello europeo.

LA STELLA DI KEVIN – Arrivato a Kaunas come un giocatore dal grande potenziale ma incompleto a livello europeo, Pangos ha vissuto una clamorosa evoluzione nel corso degli ultimi due anni, affermandosi tra i migliori playmaker in EuroLega. La vicinanza e i consigli di un autentico maestro del ruolo come Jasikevicius hanno agevolato il canadese nella sua crescita, come riconosciuto da Urbonas, che ha visto grandi miglioramenti nel suo gioco in questa stagione: ˝Dopo le difficoltà della scorsa stagione in cui è stato criticato, Kevin ora è un floor general migliorato molto nel tiro da tre punti, capace di battere gli avversari e arrivare a concludere vicino al ferro con entrambe le mani. Jasikevicius lo ha sempre protetto dalle critiche lo scorso anno e ora Pangos lo sta ripagando, Kevin è sicuramente il giocatore della squadra più amato dal coach˝. I progressi di Pangos nel corso degli ultimi due anni sono il frutto di lavoro e sacrifici, che hanno sempre accompagnato il numero 3 della squadra lituana nel corso della sua carriera. È Riccardo Fois, assistente allenatore a Gonzaga, a ricordare come Pangos già al college avesse chiara la strada che avrebbe dovuto percorrere: ˝Kevin sa bene qual è la sua strada, io sono stato con lui solo nel suo ultimo anno a Gonzaga, ma ho subito notato la sua capacità di fare la scelta giusta. Nei primi allenamenti, quando non era pronto veniva tolto, ma si rimetteva dentro dopo due azioni: la sua determinazione l’ha sempre spinto oltre i propri limiti˝.

8046 sono i km che separano Spokane, la sede del college di Gonzaga, e Kaunas, dove Kevin si sta imponendo ai massimi livelli: in mezzo, una tappa intermedia a Gran Canaria. L’Europa è il suo habitat, la terra di conquista, il luogo in cui potere diventare davvero grande. Obiettivi chiari in testa, Pangos sa bene che solo con il lavoro ha potuto raggiungere, e raggiungerà, certi risultati: ˝Kevin ha conosciuto la sua ragazza a Gonzaga – prosegue Fois – e ogni sera lei veniva in palestra per ore a prendere i rimbalzi per lui. Pangos ha grande intelligenza nel sapere ascoltare gli allenatori e penso che lo Zalgiris sia stata la scelta migliore possibile per la sua carriera˝.

FINAL FOUR DREAMIN’ – Manca un ultimo step, un ultimo gradino per coronare una stagione decisamente positiva per lo Zalgiris: la squadra lituana è diventata solida a livello europeo e ˝gioca un ottimo basket, solido e duro – aggiunge Fois – ma che dà spazio a tutti i giocatori di poter usare le proprie caratteristiche per migliorare la squadra. In questo Jasikevicius è stato bravo, è un coach affamato di successo e ha creato un’empatia molto importante all’interno della squdra. Avere raggiunto i playoff è un successo, ma conoscendo Kevin le Final Four sono l’obiettivo stagionale già da qualche mese˝. L’ultimo ostacolo verso la gloria si chiama Olympiacos: i greci sono una squadra esperta e abituata a reggere la pressione di partite senza domani. Lo Zalgiris vuole essere fino in fondo la Cenerentola della stagione, ha le qualità e la capacità di soffrire e vincere contro qualsiasi avversario. Sarà una serie avvincente, ma Pangos e Jasikevicius hanno solo un obiettivo in testa: Belgrado. Pensando gara per gara, per coronare il sogno.

 

 

 

 

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