Andrea Schiavi e la Bluorobica si separano, finisce una storia lunga 9 anni

Andrea Schiavi e la Bluorobica si separano, finisce una storia lunga 9 anni

Commenta per primo!

Lettera aperta per Bluorobica

E’ veramente difficile da parte di chi per anni ha narrato in terza persona, proprio sul sito di Bluorobica, le gesta e le avventure agonistiche di tanti ragazzi appassionati di pallacanestro, scrivere di proprio pugno un addio importante. Oggi purtroppo, con grande rammarico, si interrompe la mia personale collaborazione con la Società Bluorobica Bergamo. Un addio, fino a qualche tempo fa, davvero inimmaginabile. Ma tant’è, mi trovo a comunicare che, dopo novi splendidi anni di rapporto intenso tra il sottoscritto e il Settore Giovanile Bluorobica Bergamo, dal prossimo mese di luglio non sarò più ne Allenatore ne il Responsabile del Settore Giovanile della Comark Bergamo. 

“C’è un momento giusto per andarsene, anche quando non si ha posto dove andare” così diceva qualcuno più famoso di me tempi addietro, e in questi giorni, pur soffrendo, sono parole che considero mie a tutti gli effetti. 

In questi nove anni a Bergamo sono stato benissimo e la Società nelle persone di Paolo Andreini e Carlo Ballini mi hanno reso la persona più importante della terra affidandomi l’incarico di far crescere una Società e un patrimonio di idee davvero inestimabile. 

Tutto è nato a Vedano Olona, in uno di quegli spareggi interprovinciali tra la mia ex squadra del Campus Varese e una banda ragazzini del 91 marchiati già Bluorobica. Dopo la prima chiacchierata a fine partita proprio con Ballini, ho subito intravisto del potenziale, ho creduto fortemente in quel gruppo ristretto di persone e ho pensato che Bergamo potesse davvero rappresentare una bella occasione di crescita per il sottoscritto. Ed è stato proprio così. Sono maturato molto come persona, modificando profondamente i miei credo e ho fatto esperienze agonistiche di prima fascia realizzando tutti i sogni possibili. 

Ho ricevuto tantissimo sia in termini di esperienza tecnica che di natura più personale. Emozioni e sensazioni legate alle tante amicizie nate in questi anni. Giocatori ma soprattutto Persone con cui ho stretto legami forti di cui andare fiero. Ringrazio per questo i tanti giovani del 91 (e relativi genitori) che più di altri mi hanno accolto come un fratello maggiore, (a volte come un padre), dimostrando tutti i giorni: rispetto, fiducia e affetto. Non posso dimenticare però anche la seconda, terza “ondata” di atleti di qualità assoluta prodotti in casa Comark, dai ragazzi del 92 e del 93 fino ai giovanissimi del 1999. 

Persone speciali con cui ho condiviso giorni indimenticabili, esperienze uniche e momenti direi mistici per qualità e intensità. In ogni occasione di gruppo che avevamo la possibilità di vivere, mi accorgevo proprio che le persone che avevo di fianco, crescevano per come avevo sempre immaginato, sperato e lottato. 

Fatti e sensazioni che ovviamente non solo rimarranno impressi nella memoria personale di ognuno di noi, ma anche nella storia di questa Società. Far crescere le persone è stata da sempre Mission fondamentale di questa splendida Società e spero che la cosa possa proseguire in maniera fattiva, concreta e forse migliore, anche in mia assenza. 

Lascio in punta di piedi una Società come Bluorobica, una realtà che ha saputo crescere in maniera costante e repentina, oltre che avvalendosi a dovere del deciso carattere dei ragazzi di Bergamo (per non fare torti da precisare, anche qualcuno di Brescia e Milano) gente umile, seria e motivata, ma anche sfruttando un potenziale umano e tecnico enorme per il futuro. Tutto questo spero possa garantire a questo Settore Giovanile di rimanere in alto nelle gerarchie della Pallacanestro che conta. Bluorobica se lo merita, Andreini, Ballini, e tutti quelli che hanno la stella di Bluorobica cucita nel cuore (come il sottoscritto) se lo meritano. 

Lascio delle amicizie vere e leali. Dei rapporti costruiti nel tempo nella quotidianità di rapporti sempre più consolidati, nonostante la mia proverbiale e fantomatica (come direbbe qualcuno) poca capacità di comunicazione. 

Lascio un gruppo di allenatori e di collaboratori che ha saputo prendere quel poco di utile intravisto in me, maturando al meglio, nel tempo, le proprie significative convinzioni. 

Lascio dei valori su cui ho cercato di fondare atteggiamenti e modi di fare, sforzandomi prima di tutto di essere un esempio. Impegno, dedizione, perseveranza… rispetto, libertà, fiducia… tutte cose in cui ho creduto fortemente per far crescere delle giovani persone, prima ancora che dei giocatori di 

pallacanestro. Darsi da fare per migliorare la capacità di discernimento in tutti i giovani avuti in palestra nei tanti giorni di questa lunga esperienza orobica, è stata strategia vincente e qualità indispensabile per poter vedere le persone maturare e crescere al meglio. 

Lascio delle sconfitte (come non ricordare la partita persa a Riva del Garda nella prima interzona Under 16 con il gruppo 90-91 contro la Scavolini Pesaro, oppure proprio l’ultima con San Severo con i 96-97 nell’interzona Under 17 svolto qualche giorno fa a Roma), ma anche tante importanti vittorie. Dopo i primi due anni di costruzione della fondamenta, Bluorobica è riuscita ad arrivare al top della qualità in Italia avendo a disposizione ideali più che risorse economiche, motivazioni forti più che giocatori reclutati, grandi sogni più che meri obiettivi. Il successo di questo importante risultato è da dividere equamente tra tutti gli attori principali di un sistema meritocratico, fondato sul: “Dai tutto, avrai tutto” che ha aiutato le persone a diventare “Grandi”. 

Lascio (mio malgrado) anche molti errori. Il mio mentore nonché grande Allenatore, Gianni Asti dice sempre che l’Allenatore più bravo è colui che commette meno errori. Ho sbagliato tante volte. Quando mi sono accorto degli errori ho chiesto subito scusa delle mancanze. Non sempre sono riuscito a convincere tutti della bontà delle idee che avevo in mente e per questo mi scuso se ho tradito attese, mancato in qualche merito, assecondando magari poco esigenze importanti per qualcuno. Ho cercato però (pur con i limiti di una personale normale quale mi considero) di essere onesto, leale e sincero con tutti, ma chiedo scusa ancora una volta se qualcuno si è sentito tradito nell’intimo. 

Lascio tante persone, tanti affetti e tante cose certe. Al momento non so sinceramente cosa possa accadere della mia vita professionale futura in ambito pallacanestro, ma m’interessa relativamente. Voglio finire bene una stagione complessa in casa Bluorobica, voglio continuare ad essere orgoglioso di indossare una maglia importante come quella di Bergamo. Nel tempo che rimane da oggi fino a metà luglio, vorrei poter dare tutto quello che posso ai ragazzi che alleno e a tutti quelli che ancora 

giovanissimi non ho potuto conoscere in maniera così approfondita. A questi ultimi il mio più sincero in bocca al lupo per il loro più roseo futuro. 

In questo ultimo periodo, (soprattutto dopo la prematura dipartita di Raffa Martini) mi sono sentito molto in discussione su idee e contenuti, che ritenevo, dopo un po’ di anni che faccio questo mestiere, pietre fondanti del mio “modus operandi” di essere allenatore. Per anni ho ritenuto che l’idea che avevo in mente fosse quella condivisa. Evidentemente in alcuni casi, non era così. Mi limito a prenderne atto senza esprimere giudizi. Ovvio pensare che dopo un periodo di tempo comunque molto lungo, ci sia la volontà delle parti di costruirsi il proprio futuro in maniera differente rispetto ad un passato che non può e non deve pesare per nessuno. 

Bergamo rimane comunque la mia più forte e positiva esperienza professionale e personale sotto tutti i punti di vista. Aver vissuto questo tipo di possibilità a cavallo degli anni della maturità, mi ha certamente aiutato molto ad allargare le vedute ed è stata chiarificatrice di idee non ancora espresse pienamente. Sono convinto della bontà delle cose fatte e sono altresì strafelice che i riscontri quotidiani vissuti in questi anni non possano per nessun motivo perdersi. Solo chi ha vissuto il clima delle varie squadre dall’interno, conosce i sacrifici fatti, le fatiche superate e anche le tante gioie vissute. Solo chi era presente può sapere realmente di cosa stia parlando. Tutto il resto conta relativamente. Qualcuno dice che alla fine di una stagione sono due le cose che dovrebbero rimanere: un risultato importante e il rapporto tra le persone del gruppo. In questi anni spesso abbiamo raggiunto entrambe le due finalità con lungimiranza, umiltà ed efficacia. E di questo devo ringraziare soprattutto i ragazzi che ho allenato. Senza le loro qualità non avremmo potuto fare nulla. Ancora Grazie! Siete e sarete per sempre nei miei ricordi e nel mio cuore. 

Lascio un sogno. Si, lascio il sogno di aver pensato di essere la persona giusta in qualunque 

situazione, con qualunque difficoltà, con qualsiasi condizione e al di la di spazio e tempo. Al di la anche dei giudizi personali e delle normali difficoltà di rapporti in evoluzione. Penso sia stato normale aver pensato tutto questo, con presunzione e onnipotenza. Credevo veramente di poter proseguire per sempre in questo percorso di vita professionale qui a Bergamo. Il risveglio è duro e il sogno rimarrà tale, anche se, detto sinceramente, ho creduto che potesse cambiare qualcosa fino a qualche minuto prima che iniziassi a scrivere questa lettera. 

In ultimo, un pensiero speciale ad una persona che ho imparato ad apprezzare solo con il passare del tempo qui a Bergamo. Un amico, che attraverso la fattiva collaborazione di tutti i santi giorni negli anni scorsi si è trasformato da normale “collega di reparto” ad alleato sincero e leale. “Niente impedisce di essere diversi e in perfetta armonia.” Così mi piace racchiudere questo splendido rapporto con lui. Un Grazie davvero immenso a Raffaele Martini, vero cuore pulsante di una Società (città), che senza persone di valore assoluto, come appunto il mio amico Raffa, non avrebbe potuto compiere la strada percorsa in questi anni. 

Difficile scrivere la parola fine, ma tant’è qualcuno la deve scrivere. E allora meglio che lo faccio io. 

Ormai tre anni fa è mancato uno dei miei più grandi amici, Tarcisio Vaghi. Un allenatore di Varese come me, stroncato a 41 anni dalla leucemia. Due anni di sofferente malattia, ma prima di lasciarci mi ha fatto sapere che affrontava la morte con la serenità di chi ha dato tutto nella vita e che non aveva nessun rimpianto. Prendo lo spunto dell’amico Tarci, che anche in questo caso mi ha insegnato una grande verità, per concludere la mia esperienza a Bergamo. 

Parto per qualche meta, ancora da definire, ma sono molto sereno e felice per aver vissuto qualcosa di unico e irripetibile in mezzo a tante belle persone. Alla fine di un viaggio, mentre si preparano le valigie per tornare a casa, si pensa ai luoghi più belli dove si è stati, alle persone a cui si è voluto bene, alle tante sensazioni uniche e irripetibili cercate, vissute e sperimentate. Per tutto quanto 

successo in questi anni non penso che le parole possano bastare. Ed è questo il vero motivo per cui ho scattato foto in tutte le occasioni. Per ricordare volti, colori e dettagli e per farlo a lungo. Il ricordo più bello è un immagine. Io ne ho due o tre in mente ben chiare e indelebili che mi tengo stretto nel mio cuore. Ognuno ha le sue e se me ne vorrete regalare qualcuna delle vostre saranno ovviamente ben accette. 

Potrei andare avanti a scrivere della storia di questi ultimi nove anni a Bergamo per pagine e pagine, ricordando fatti, persone, episodi, aneddoti, emozioni… I tanti volti delle persone che ho allenato. Gli sguardi dei miei giocatori felici di aver giocato anche per me… divertiti da esercizi alternativi inventati al momento, curiosi di sapere che cosa avrei detto e fatto nell’azione dopo, contenti di essere “guidati” da una voce presente e riconoscibile, da una persona mai scontata che chiedeva e pretendeva da tutti impegno, fatica e allegria… 

L’inizio è fissato indelebile il 7 settembre del 2004 al primo allenamento della squadra Bluorobica Under 16 (nati nel 1989-90) alla palestra Gatti di Treviglio. Questa semplice lettera di addio dove con il cuore in mano saluto e abbraccio tutti quelli che mi hanno apprezzato, stimato e voluto in questo lungo periodo, è la “Fine”. 

Con sincerità e affetto Buon Basket a tutti quelli che mi hanno voluto bene. Ve ne sarò sempre riconoscente. 

Grazie Bergamo, Grazie Bluorobica. 

Andrea Schiavi 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy