“Noi giocheremo per l’oro”… A tu per tu con Massimo Riga

Dopo la conquista dell’argento europeo U20, abbiamo fatto una chiacchierata con coach Riga che si è raccontato in esclusiva ai microfoni di Basketinside.

Appena tornato da Matosinhos, subito pronto a ripartire per un camp estivo in cui è stato invitato come ospite, perchè, come ha detto proprio lui, il posto che gli piace di più è in mezzo al campo con i ragazzi e le ragazze. Questo è Massimo Riga, il coach di Battipaglia e della nazionale U20 femminile vice campione d’Europa, a cui però questa medaglia d’argento sta stretta a metà, perchè i vincenti come lui sono così, per un 50% felici per quella medaglia che hanno al collo e per l’altro 50% ancora un po delusi e amareggiati per quell’oro che gli è stato sfilato a un secondo dalla fine. Dopo quest’impresa e questo grande anno a livello personale, abbiamo voluto fare una chiacchierata con lui, parlando sopratutto di nazionale ed europeo.

 

E’ stata la tua prima esperienza da coach della nazionale dopo varie trafile da secondo allenatore. Cosa cambia tra i due ruoli, sia dentro che fuori dal campo?

Fondamentalmente io ho ereditato la nazionale U20 da Nino Molino, di cui sono stato assistente e con cui ho lavorato con continuità per 5 anni e da lui ho imparato tanto sopratutto per quanto riguarda la preparazione dei match, che lui affrontava sempre con assoluta calma e tranquillità. Ringrazierò sempre Nino per quel che mi ha dato nel percorso fatto insieme. Essendo una persona disposta ad imparare da tutti e sempre pronta al confronto al fine di migliorarsi, sono stati molto utili anche i raduni svolti con la nazionale maggiore di coach Ricchini e l’ultimo raduno svolto durante i mesi di maggio e giugno con la nazionale sperimentale di Capobianco, sopratutto per quanto riguarda la nuova linea guida. Per me, nel passaggio da assistente a coach, non è cambiato nulla: ho solo gestito questo gruppo di ragazze giovani, così come ho gestito un gruppo di ragazze giovani durante la stagione a Battipaglia. Le differenze fondamentali tra il club e la nazionale sono certamente i tempi, molto più stretti e la qualità delle giocatrici con cui si lavora.

Alla fine dell’europeo, è arrivata per voi, la medaglia d’argento, che forse vi va anche un po stretta, dato l’andamento della finale e il grande recupero del secondo tempo che ha permesso alle tue ragazze di giocarsela fino alla fine. Quando hai avuto la consapevolezza che si sarebbe potuto fare qualcosa di grande, come vincere una medaglia?

Solo le giocatrici e lo staff tecnico sanno se dico o no bugie. Io sono stato un po presuntuoso e alla prima riunione, il 13 giugno, ho detto alle ragazze che allenavo un gruppo che avrebbe potuto fare qualcosa di grande, anzi, ho detto loro “Noi giocheremo per l’oro”. Dal primo momento, dal primo allenamento, ho ripreso le ragazze su ogni minima cosa, affinché il nostro fosse un grande risultato, perchè credo che il nostro movimento debba puntare a degli obiettivi alti, come sta avvenendo in questi ultimi tempi. Il debutto contro la Germania non è stato facile, ma già dalla seconda partita e dal +27 sulla Serbia, nonostante l’infortunio di Tagliamento, sono stato consapevole che qualcosa di grande si stesse formando e che l’obiettivo fissato il 13 di giugno non fosse poi così sbagliato.

Come hai appena ricordato anche tu, nella seconda partita del girone, contro la Serbia, avete perso il vostro capitano, Marzia Tagliamento. Cos’è cambiato, sia a livello psicologico, che tecnico, nel vostro percorso europeo dopo questa grave defezione?

Quella è stata una tegola incredibile perché chiaramente la giocatrice era inserita nel nostro gioco, era terminale di alcuni schermi, era un punto riferimento per tutta la squadra e sopratutto, già nei match di preparazione all’europeo, la coppia Tagliamento-Zandalasini era andata molto bene. Le amiche del cuore, quelle più vicine a Marzia, hanno accusato tantissimo questo infortunio, ma ho notato come tutto il resto del gruppo si sia unito e compattato, prendendo visione delle carenze che la squadra avrebbe avuto, data l’assenza di Marzia e tutte hanno capito di dover fare qualcosa in più per compensare questa assenza, mettendosi al servizio della squadra e sopratutto dell’unica leader rimasta, cioè Zandalasini. Questo è stato un fattore assolutamente importante per quanto riguarda il risultato finale, perché tutte le rimonte avvenute e i grandi match giocati sono frutto di questa disponibilità e questo forte altruismo di tutto il gruppo.

Durante l’europeo non hai mai avuto una rotazione fissa e hai fatto alternare alcuni minutaggi minimi a minutaggi più o meno elevati. Come responsabilizzare le ragazze e come capire se sono pronte a fare quello che si prepara in allenamento?

La preparazione è stata uguale per tutte, assolutamente. Io credo che la loro risposta sia stata significativa. Nelle prime partite, ci sono stati alcuni bassi minutaggi come ad esempio quelli di Porcu, Policari o Vitari che hanno fatto pensare che potessi giocare tutta la competizione europea con 8-9 giocatrici, ma non è stato assolutamente così perché credo che in un torneo del genere, siano necessarie 12 giocatrici. La cosa fondamentale è stata il loro atteggiamento, sempre disponibile nel momento in cui sono state chiamate in causa: ad esempio, cito Vitari, che è entrata nello starting five della finale europea, mentre nelle partite precedenti non ha sempre avuto tanti minuti, oppure Porcu che nonostante il poco minutaggio avuto prima, nella semifinale ha sfoderato una prestazione fondamentale o ancora Costa, che nonostante non sia quasi mai partita in quintetto, in finale ha fatto una gara concreta e significativa. Voglio elogiare particolarmente questi atteggiamenti e vorrei abbracciare tutte 11 le ragazze, anzi 12, compresa Marzia che da Roma ha sempre tifato per noi, che resteranno per molto tempo, se non per sempre, nel mio cuore, in quanto loro, in tutto ciò che hanno fatto hanno messo il loro e quindi, per forza, sono entrate nel mio.

Uno dei fattori di questa Italia, è stata sicuramente Cecilia Zandalasini, assoluta trascinatrice e leader sia dentro che fuori dal campo per tutte le compagne. Il merito di questa “ritrovata” Cecilia, che tutti già conoscevamo, va sicuramente anche a te. Che tipo di rapporto hai avuto con lei durante il raduno e durante la competizione europea?

Sono contento dei complimenti a me, ma ne servono ben pochi. Io credo di avere avuto un rapporto sereno e tranquillo con lei. Non l’ho mai fatta sentire responsabile di quello che poteva essere un europeo targato Zandalasini: è lei che ha preso in mano la squadra, sopratutto dopo l’infortunio di Marzia e ha avuto la determinazione, la capacità, ma sopratutto l’atteggiamento da leader. Io credo solo di aver fatto giocare Zandalasini, così come ho fatto giocare Tagliamento in questi due anni a Battipaglia, dando loro in mano la squadra e la possibilità di esprimersi al meglio, tirando fuori tutto il loro talento e non guardando statistiche e tabellini. Marzia a Battipaglia è diventata la migliore realizzatrice italiana, essendo lei una tiratrice, mentre Cecilia ha fatto un europeo fantastico perché ha avuto la possibilità di esprimersi con e senza palla, recuperando palloni (ricordo l’ultimo con la Lettonia in cui si è buttata a terra pur di prendere la palla), giocando da 3, da 4, spalle a canestro, ma c’è da elogiare anche la squadra che ha giocato per Zanda. L’alchimia nata durante questo europeo è stata anche frutto di un grande lavoro fatto da tutto lo staff, che non è stato solo un gruppo di lavoro, ma anche e sopratutto un gruppo di amici. Siamo state otto persone che non hanno mai avuto un attimo di contrasto e questo credo sia stato un ulteriore messaggio di tranquillità e serenità dato alla squadra, al fine di dare tutto per questa maglietta su cui c’è scritto Italia.

Sempre parlando di Zandalasini: un coach che ha avuto alle sue dipendenze Betty Lennox, vede in lei una crescita che può portarla ad alti livelli?

Assolutamente si, perché aldilà di Betty Lennox, questa è una ragazza che ha delle capacità, anche fisiche, che le potrebbero permettere di essere una delle giocatrici più importanti d’Europa, sperando che possa avere la voglia e la possibilità di confrontarsi anche in altri palcoscenici di maggior valore. La dirigenza di Schio ha sicuramente avuto un occhio lungimirante prendendo la coppia Zandalasini-Tagliamento e sono sicuro che le vedremo presto all’opera, anche se, per Marzia, dovremmo aspettare più tempo, dato l’infortunio e la successiva operazione subita. Sono sicuro però, che faranno parlare di loro per tanti anni.

Tutta la redazione di Basketinside.com ringrazia coach Riga per la disponibilità e rinnova i suoi complimenti per la grande stagione e l’argento europeo della sua nazionale U20.

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