“Un libro a canestro”: il progetto dell’Eurobasket Roma raccontato da Giacomo Esposito

“Un libro a canestro”: il progetto dell’Eurobasket Roma raccontato da Giacomo Esposito

Entriamo nel cuore del progetto “Un libro a canestro”. Giacomo Esposito, direttore operativo dell’Eurobasket Roma, ci svela ogni suo dettaglio.

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E’ partito il 18 dicembre, dal plesso scolastico “Mahatma Ghandi” del quartiere San Basilio a Roma “Un libro a canestro”, il progetto di utilità sociale dell’Eurobasket Roma che si basa sul connubio tra i libri ed il basket. E proprio su questo tema vertono i testi che, nel corso delle mattinate, sono sottoposti all’attenzione delle varie scolaresche. “L’iniziativa nasce dalla volontà di far conoscere ai bambini delle scuole elementari i sani valori che uno sport come la pallacanestro si prefigge di divulgare quotidianamente – commenta Giacomo Esposito, direttore operativo della società romana ed ideatore del progetto – ed attraverso la lettura ed il racconto di storie sportive gli alunni vengono stimolati alla comprensione dei testi proposti ed all’interazione con i relatori attraverso dibattiti mirati”.

  1. Dall’idea di chi nasce questo progetto?

Una mattina di ottobre sono stato chiamato da una scuola del mio quartiere nell’ambito del progetto “Libriamoci” promosso dal MIUR, in cui mi hanno chiesto di leggere storie di vario genere a dei bambini di una quarta elementare. Ho colto l’occasione per coinvolgere l’Eurobasket Roma, società in cui svolgo il ruolo di Direttore Operativo, e abbiamo raccontato agli alunni degli aneddoti sulla conquista della medaglia d’Argento, da parte della nazionale di basket, alle Olimpiadi di Atene 2004. Quella mattinata è stata di stimolo per creare il progetto “Un libro a canestro”, l’iniziativa che stiamo portando nelle scuole di tutti i Municipi della capitale con particolare attenzione a quelle dei quartieri periferici.

  1. Come ha preso forma?

Prima di stabilire la strategia “operativa” ho voluto coinvolgere alcuni prestigiosi partner per supportare il progetto. Ho coinvolto così il Municipio di riferimento della nostra sede operativa (Roma VIII), la Federazione Italiana Pallacanestro, il  Comitato Regionale Fip Lazio, la Lega Nazionale Pallacanestro, LNP Servizi,  e Radio Cusano Campus, emittente romana molto attenta alle questioni sociali, che ha sposato l’iniziativa dandole notevole visibilità. Il progetto ha trovato e sta trovando numerosi spazi sui quotidiani: Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport, Leggo e Il Tempo tanto per citarne alcuni.

  1. Quali sono i prossimi appuntamenti?

Dopo essere stati nelle scuole dei quartieri Primavalle, San Basilio, Casetta Mattei, Aurelio, Boccea, Casal de’ Pazzi e Trieste, con grande orgoglio dico che “Un libro a canestro” è stato selezionato per far parte dell’iniziativa “Illuminiamo il futuro”, promossa da Save The Children Italia ONLUS, che si terrà a Roma presso il “Punto Luce” di Torre Maura dal 9 al 15 di maggio. In quell’occasione saranno ben due gli appuntamenti che mi vedranno sul “campo” insieme ai miei collaboratori ed ai giocatori della prima squadra. Chiuderemo, poi, da dove abbiamo iniziato: nell’I.C. “Pietro Maffi” di Primavalle.

  1. Che orizzonti speri abbia questo progetto?

Mi piacerebbe portare questa iniziativa al di fuori dei confini cittadini. So che c’è la volontà da parte di alcuni club di serie A2 e di B di replicarla anche nelle loro città. I numerosi attestati di stima che arrivano dagli addetti ai lavori, dagli appassionati di pallacanestro e non, sono un continuo stimolo a fare sempre meglio. Sogno, un domani non troppo lontano, che questa iniziativa diventi una “Best Practice” a livello europeo. Difficile? Si, ma non per forza impossibile da realizzare.

  1. Chi ti ha aiutato a realizzarlo?

Desidero ringraziare la società, a partire dal presidente Buonamici, per il supporto dato dapprima all’idea ed in seguito alla realizzazione del progetto. Un grazie particolare va a Donatello Viggiano e Michele Scatarzi, colonne portanti del nostro ufficio stampa, che mi hanno seguito in tutti gli appuntamenti nelle scuole lavorando con estrema passione e professionalità.

  1. Quale è stata la cosa più bella, finora, che ti ha regalato?

Se ne dovessi scegliere una direi certamente il sorriso di ogni singolo bambino che abbiamo incontrato nel nostro percorso.

  1. Un desiderio per il futuro?

Veder condivisi i valori che portiamo avanti quotidianamente con il nostro progetto. Correttezza, lealtà sportiva, rispetto delle regole e dell’avversario sono requisiti imprescindibili da insegnare a far capire agli atleti, agli allenatori ed ai dirigenti di oggi e di domani.

  1. Per concludere spostiamo l’attenzione sulla situazione del basket in Italia. Da un punto di vista prettamente dirigenziale, cosa dovrebbero fare le società per migliorare la propria organizzazione?

Ogni società, dalla serie A fino all’ultima delle categorie, dovrebbe innanzitutto dotarsi di una struttura organizzativa funzionale alle proprie attività e riuscire a collocare le risorse giuste nei posti giusti. L’avere un organigramma strutturato ma anche, e soprattutto, un mansionario definito aiuta la società che se ne dota a crescere in maniera più continua e veloce rispetto ad un’altra che non sceglie di intraprendere questa strada. La figura del dirigente, presa così poco in considerazione nel nostro sport, è invece di fondamentale importanza (talvolta anche più degli stessi giocatori) nell’ottica del buon andamento di una stagione. I proprietari delle società che nel corso dell’ultimo decennio hanno messo in pratica questa strategia, si sono tolti diverse soddisfazioni nella maggior parte dei casi. Lega e Federazione dovrebbero pretendere più qualità da parte dei propri dirigenti, rivedendo il piano di formazione annuale e “testando” periodicamente le competenze. Di soldi se ne investono tanti…perché non ascoltare la voce di chi vive il campo per migliorare le cose? In fondo, nell’era moderna, non è poi così difficile.

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