Fortitudo-Castelfiorentino, Tinti:”Dobbiamo difendere duro e stare concentrati. Il PalaDozza è la nostra forza.”

Fortitudo-Castelfiorentino, Tinti:”Dobbiamo difendere duro e stare concentrati. Il PalaDozza è la nostra forza.”

Concessione di Fortitudo Pallacanestro

La Fortitudo va alla ricerca del pokerissimo di vittorie consecutive e ospita al PalaDozza Castelfiorentino, formazione attualmente al 9° posto in graduatoria a quattro punti in meno della Effe Scudata. La squadra allenata da Angelucci arriva da due sole vittorie nelle ultime 5 partite ma comunque possiede elementi di primo livello come il play classe 1990 Venucci (15 punti , 3.9 rimbalzi e 3.9 assist di media con il 41% dal campo), Alessandro Tommei (11.6 punti a partita) e sotto canestro l’ex Jesi Dolic e Stefano Crotta che con i suoi 208 centimetri può mettere i difficoltà i pari ruolo fortitudini.

 

Ecco le parole di Toto Tinti di presentazione della gara:

Purtroppo dobbiamo affrontare il problema di Fin che si è scavigliato e si è dovuto fermare anche se gli ultimi accertamenti hanno dato buoni esiti. Affronteremo una squadra che è in questo campionato da 10 anni e spesso ha agguantato i play off. Vanno presa con le molle e dobbiamo evitare il più possibile il loro penetra e scarica per non subire troppi uno contro uno e bombe. Dobbiamo assolutamente evitare errori gratuiti e cercare di non subire parzialoni anche se nella pallacanestro moderna si possono recuperare anche 20 punti in un quarto.

E’ chiaro che se poi noi sbagliamo tiri ben costruiti e loro segnano canestri impossibili ci può stare di tutto.

 

Pensa che la squadra, dopo i cali di concentrazione delle prime partite, sia riuscita a capire che deve stare più sul pezzo nell’arco della gara o ci potrebbero essere problemi guardando la classifica e adagiandosi?

 

Io alla classifica non guardo. Io cerco sempre di mantenere alta la concentrazione e gli stimoli nei ragazzi per non far subentrare troppo rilassamento anche perché comunque non abbiamo ancora fatto niente. Siamo ancora in crescita e in costruzione. C’è un dato statistico statistico molto significativo: non abbiamo nessun giocatore tra i primi 20 marcatori del campionato ma 5 tra il 35° e il 45° posto. Questo è il sintomo che noi non dipendiamo da nessuno. Tutti sono importanti e nessuno indispensabile. Più uomini sono pericolosi e più la squadra è competitiva e con più opzioni. I giocatori stanno tutti cercando di fare un passo indietro rispetto alle ambizioni personali per il bene della squadra: Nessuno, per esempio, ha mai preso più di 15 tiri e la cosa è importante e non va sottovalutata. Tante volte infatti le squadre se l’attacco funziona difendono e altre se invece la fase avanzata non va tendono a disunirsi in retroguardia. L’aspetto prevalente per me è la difesa, dobbiamo lavorare duro, non regalare canestri facili e con la mentalità difensiva tutto diventa più facile.

 

Sotto canestro Castelfiorentino è una squadra molto tosta. Anche alla luce delle difficoltà riscontrate ad inizio campionato contro i team che hanno pivot puri, vi sentite più pronti adesso? Come procede l’amalgama?

 

Si è vero, i nostri lunghi hanno una doppia dimensionalità e possono giocare sia fronte a canestro che spalle, però ritengo abbiano le giuste caratteristiche difensive per tenere gli uno contro uno.

A Cento abbiamo fatto la scelta di non raddoppiare mai sui lunghi per togliere spazio ai loro esterni e anche domani se difendiamo bene, costringiamo i loro lunghi a prendere dei tiri difficili, loro sono obbligati ad avere per forza alte percentuali al tiro per metterci in difficoltà.

La chiave è sempre quella: se noi difendiamo bene in uno contro uno sia fronte che spalle a canestro, siamo agevolati anche a rimbalzo.

 

Il PalaDozza secondo lei, rispetto alle prime partite dove poteva esserci un po’ di “shock” per la presenza e l’impatto del pubblico, sta diventando ora un punto di forza?

 

Secondo me si. Adesso ci alleniamo sempre qui, è diventata la nostra casa oramai. Adesso abbiamo la conoscenza del campo e questo è un grande punto di forza. In più ovviamente c’è questo pubblico e questo clima che ti spinge a dare tutto e a sbucciarti le ginocchia. Siamo davvero fortunati ad avere questo tipo di sostegno in DNB. E’ una fortuna, non una pressione. E’ chiaro che per gli altri può essere vista come la partita della vita, però se noi facciamo con attenzione tutto quel che c’è da fare per gli altri diventa dura.

 

 

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