Fortitudo, parla Sabatini “Il mio futuro lo vedo alla Effe”

Fortitudo, parla Sabatini “Il mio futuro lo vedo alla Effe”

E’ il giocatore del momento in casa Fortitudo, quello che entrando dalla panchina spacca le partite in due con la sua grinta difensiva e i suoi cambi di ritmo. Ecco le sue parole ieri in conferenza stampa:

 Chi ti ha insegnato a far canestro all’ultimo secondo?

Sinceramente non saprei. Quando me la sento io tiro e spero che entri. L’importante è tirare sempre con convinzione.

 

Questa convinzione ti sta venendo piano piano o l’avevi già acquisita?

Io faccio sempre quel che mi sento e non credo che certe situazioni mi mettano in soggezione. Quando gioco sono tranquillo e provo sempre a capire quello di cui la squadra ha bisogno.

 

Fino ad ora ha sempre cambiato le partite con l’energia. Stai lavorando anche sul tiro?

Certo. Quando però, dopo le giovanili, entri a far parte di un gruppo dove ci sono molti leader devi stare attento a quanti tiri ti prendi e a servire i compagni nei tempi e nei modi opportuni. Non puoi di certo prenderti dodici tiri a partita. Piano piano però sto provando a difendere nel giusto modo e a rendermi pericoloso anche in attacco e spero di fare bene.

 

In questa realtà hai più spazio per esprimere il tuo gioco molto istintivo e per le tue iniziative, non trovi?

 

Assolutamente si, sono molto istintivo, a volte forse troppo. Devo essere bravo a regolarmi sotto questo aspetto, ma per il momento va abbastanza bene così.

 

Ti ha chiesto anche il coach di avere una doppia dimensione?

 

Si, Toto mi chiede spesso di spingere molto sull’acceleratore e attaccare in velocità quando entro, ma ovviamente non è facile perché rischio di forzare e fare subito uno sfondamento e non avendo troppi minuti magari finisco di nuovo in panchina. Devo un attimo regolarmi su questo. Il coach comunque vuole velocizzare il gioco e fare contropiede.

 

C’è un compagno con cui ti trovi meglio?

 

Certamente Mattia Caroldi è per tutti un leader e ci aiuta con molta tranquillità anche durante le partite. Si vede che ha esperienza.

 

L’adattamento con un campionato senior come è andato? Quali sono le cose che ti hanno dato più problemi oppure quelle in cui credi di dover migliorare?

 

La differenza principale è senza dubbio la fisicità, perché quando marchi della gente di 30 anni che si prende molte iniziative devi spingere un po’ e stare molto attento. Se non hai intensità in certe categorie non puoi giocare. Anche in difesa devi fare sentire il tuo fisico e metterci tanta energia.

 

Fuori dal campo per te la vita com’è cambiata?

 

E’ tutto abbastanza impegnativo anche dal punto di vista mentale. In questo periodo sono molto impegnato ma il basket mi piace e mi diverto molto. Se qualcosa ti piace però la fai più volentieri. Anche se a volte arrivo a casa stanco sono felice.

 

Nel tuo futuro, viste le tue origini cestistiche e dove sei ora, vedi più Fortitudo o Virtus?

 

Io gioco alla Fortitudo adesso e il mio futuro lo vedo alla Fortitudo, perché sto benissimo qui e l’ambiente è perfetto per un giovane per crescere. Io ho il contratto fino a fine anno ma spero di rimanere e salire di categoria come nei piani di società e squadra.

 

Ti ha un po’ pesato questo passaggio da Virtus a Fortitudo?

Assolutamente no. C’è stata qualche battuta con gli amici, ma sono tranquillo e rimango tranquillo. L’importante è giocare a basket.

 

Quando giochi in casa il numeroso pubblico, differente e maggiore rispetto a quello che segue le giovanili, ti da carica o ti mette pressione?

 

Direi che il pubblico è un fattore decisamente positivo. A me piace quando c’è un bel clima e tanto calore, quindi quando provi queste emozioni ti diverti molto. Preferisco un palazzo pieno rispetto ad uno vuoto di periferia.

 

E’ vero che tu e tuo padre non parlate mai di pallacanestro?

 

A volte parliamo delle mie prestazioni e mi da il suo parere, però al di là di questo abbiamo un normalissimo rapporto padre-figlio.

 

Ti aspettavi una nuova esplosione di passione per il basket a Bologna?

 

Bologna è basket city e ama la pallacanestro. Si vede anche dai piccoli campetti, dal Meloncello e dal Playground dei Giardini Margherita. Ovviamente si sa che il popolo fortitudino segue la sua squadra in ogni categoria, forse però non ci si aspettavano 4000 persone ad ogni partita. L’importante per me è che lo sport bolognese torni ai vertici in Italia… Speriamo anche il Bologna….

 

Infine una curiosità. Come è nato il tiro da tre da oltre la metà campo di Alessandria?

 

C’erano due secondi e ho detto “O la va o la spacca”. Dopo mi ci sono voluti venti secondi per realizzare la cosa però è andata bene così. Un po’ di fortuna nella vita ci vuole sempre…

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