Serie B. A Napoli via anche il main sponsor, Empoli a San Giorgio per inseguire i play-off

Serie B. A Napoli via anche il main sponsor, Empoli a San Giorgio per inseguire i play-off

Si torna a San Giorgio, e si ritorna in campo, con un’Azzurro che va avanti non si sa come, se non con l’unico cuore che batte: quello del suo staff e dei suoi atleti.

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Si torna a San Giorgio, e si ritorna in campo, con un’Azzurro che va avanti non si sa come, se non con l’unico cuore che batte: quello del suo staff e dei suoi atleti. La terra attorno si fa sempre più bruciata: una società latitante, il main sponsor Mimi’s che smonta le tende, è sempre più dura stare in piedi sul ring. Vergognosamente si vive gara dopo gara, si naviga a vista senza alcun ritegno, ma i primi a rimetterci non mollano, almeno per quest’ultima domenica di un inverno vissuto con l’acqua alla gola. Dopo l’impresa di Catanzaro, e senza Spera e Iannone a impoverire le rotazioni, ancora una volta servirà isolarsi, dimenticare per 40′ la maledetta zavorra fatta di lodi, morosità, spettanze e scadenze varie da onorare. Concentrarsi su Empoli, per quanto possibile: questo l’obiettivo a strettissimo giro, superare un avversario che non rievoca grandi ricordi, anzi. All’andata la sconfitta fece male, compromettendo di fatto il sogno Rimini. 61-55 il risultato, la gara fu condizionata anche dall’incendiario fortino bianco-rosso, oltre che dalla pensante sequela di sviste arbirtrali: su tutte i tecnici a Berti e Di Lorenzo, nel cuore dell’ultima frazione. Empoli però fu anche teatro di una prova incolore, al di là delle giornate storte di alcuni, di altri o dei grigi, al di là dal clima aizzato con più o meno dolo sugli spalti. 55 punti segnati, appena 15 liberi tentati, 18 palle perse e 4/17 da 3, per vendicarsi servirà tanta “vis” autocritica, mescolandola all’orgoglio di una prova come quella di domenica scorsa. Vittoria formato diesel, tante e buone le cifre che spiegano i due punti del PalaPulerà: sfiorato il 60% da 2, di nuovo sopra il 40% dall’arco, appena 11 palle perse (miglior dato delle ultime sette), confermato anche il saldo positivo tra subiti e commessi. Resta invece il problema a rimbalzo, con una quota 40 difficile da scollinare, anche se gli offensivi sono finalmente tornati in doppia cifra, ma la sostanza è una e basta: questa squadra sa di essere forte, ma senza il giusto contesto non può esserlo fino in fondo.

E se Catanzaro bene o male il suo obiettivo salvezza l’ha raggiunto, Empoli sa che il treno playoff è a portata di mano, e se la giocherà al PalaVeliero col coltello fra i denti. Ottavo posto, a +4 proprio sui calabresi affiancati dalla LUISS, il gruppo di Giovanni Bassi gioca insieme da anni, fa della difesa sull’arco e del lavoro vicino a canestro i suoi punti di forza, ma non trascura la velocità e gli uno contro uno (rivedersi il precedente sul canale YouTube). Questi i connotati di un’autentica mina vagante, che se nel girone d’andata ha scompaginato i piani di diverse “grandi” (Cesarano, Palermo, Cassino e Palestrina), nel ritorno ha tenuto la barra iuttosto ferma, nonostante qualce passaggio a vuoto. Tre perse nelle ultime cinque ma anche sei vittorie (tra cui quelle importantissime contro i cugini di Scafati e Viterbo domenica scorsa), l’USE sa ad oggi di avere lo scontro diretto a favore con i giallo-rossi, ma sa anche la LUISS avrà all’orizzonte cinque giornate di fuoco, con sfide a pronostico semichiuso. Vincere all’ombra del Vesuvio significherebbe mettere un piede e mezzo in post-season, lo sanno bene in primis Daniele Mariotti (11,1 ppg con 4,6 rpg e 2,2 apg in 28′, 61,6% tl) e Gianni Terrosi (14,1 ppg con 3,3 rpg in 27′ 42,2% da 3 e 46/60 ai liberi in stagione), rispettivamente play e guardia del quintetto, che da quelle parti è un po’ come dire “Gianni e Pinotto”. Uno fiorentino, l’altro senese, ma sempre insieme da ben otto stagioni, sono loro il telaio, l’asse portante di una prima linea modificata anche per via della retrocessione (poi scongiurata), e che all’ormai ex totem Tommaso Cappa, l’ex Recanati e Latina Teo Pierangeli, ma soprattutto a un santone in vernice come Claudio Nobile (finito a Vicenza), ha operato un triplo cambio pesante.

Il nome di vaglia resta sicuramente quello di Matteo Samoggia (10,3 ppg con 5,4 rpg in 26′, 17 domenica a Viterbo con 3/4 da 3 in 29′), molti cultori della DNA lo ricorderanno a Matera due anni fa: scuola Sassari, classe ’90, il suo ottimo finale di stagione nell’ultimo atto contro Torino fu il vero valore aggiunto della Bawer di Benedetto, sconfitta 0-3 ma con onore. Nel frattempo però quel ragazzo è diventato un’ala di rispetto: due stagioni con Palestrina, alla corte di Gianluca Lulli, lo hanno resto un giocatore di categoria, da cui sinceramente ci si aspetta molto di più. Altro nome interessante è quello di Michele Bei (10,4 ppg con 5,6 rpg in 26′), pivot di formazione Perugia, l’exploit di due stagioni fa a Spillimbergo (18,0 ppg con 7,1 rpg, 43,6% da 3) gli è valso prima la chiamata di Orzinuovi come primo cambio in batteria (6,6 ppg con 3,8 rpg), poi qualche apparizione a Lugo, in campo con Christian Villani.

Lo starting five si chiude con il 22enne senese ex Rieti Pippo Mascagni, che molto bene sta facendo al suo primo vero appuntamento da professionista (10,0 ppg con 6,6 rpg in 25′, 52,8% da 2 e 36,8% da 3, spicca il suo 18+11 nella sconfitta contro l’Eurobasket di un mese fa), a dargli fiato dalla panca un altro grande vecchio della brigata come Alessandro Ghizzani, 35 anni suonati, da sempre un mister utilità, ma anche 16 di valutazione e 6,2 rimbalzi di media nelle ultime 4 (4,9 ppg al 78% dai liberi con 5,2 rpg in 25′).

Quanto ai rincalzi unici nomi da segnalare quelli del play Lollo Berni (4,4 ppg in 20′, 81% ai liberi), ’93 che aveva davvero impressionato in avvio di stagione, quindi il primo cambio dei lunghi Daniele Sesoldi, anche lui empolese doc, ma in calo rispetto allo scorso anno.

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