Serie B. ESCLUSIVA: La favola Valsesia secondo Walter Santarossa: “Ce la siamo giocata, meritiamo solo applausi”

Comunque sia andata ieri sera a Forlì, nel tripudio del Romiti, resta il fatto che Borgosesia – cittadina con poco meno di 15000 abitanti sulle strade che portano verso il Monte Rosa, tra il Cusio ed il Verbano, conosciuta per le sue industrie tessili e meccaniche – è finita sotto i riflettori per aver spaventato sul serio una grande del nostro basket. E tra i protagonisti di questa splendida realtà che non vuole più essere chiamata emergente, c’è anche la firma di un super veterano come Walter Santarossa.

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Comunque sia andata ieri sera a Forlì, nel tripudio del Romiti, resta il fatto che Borgosesia – cittadina con poco meno di 15000 abitanti sulle strade che portano verso il Monte Rosa, tra il Cusio ed il Verbano, conosciuta per le sue industrie tessili e meccaniche – è finita sotto i riflettori per aver spaventato sul serio una grande del nostro basket, una che con la Serie B non c’entra nulla per pubblico e storia, ma che per qualche giorno ha sofferto e tremato, di fronte a questi Eagles targati Gessi, artefici di un vero e proprio miracolo sportivo.

E tra i protagonisti di questa splendida realtà che non vuole più essere chiamata emergente, c’è anche la firma di un super veterano come Walter Santarossa. Globe-trotter del canestro, icona di un basket forse scomparso, meraviglioso esempio di professionalità, questo ragazzino di 37 anni ha vissuto con gli orange una seconda giovinezza. Con l’ala nativa di Roma ma ormai biellese d’adozione, ripercorriamo un viaggio tra passato, presente e futuro, dove la sensazione è che in 20 anni il basket è cambiato e tanto.

La storia cestistica di Walter parte da Livorno, sponda Don Bosco, 7 stagioni favolose: « Eravamo un gruppo di ragazzini che siamo cresciuti – ci dice l’ala classe 78- i due fratelli Gigena, Podestà, Burini, Daniele Parente, poi sotto le cure amorevoli di Massimo Faraoni che considero come un secondo padre. Eravamo allenati da Luca Banchi, un esperienza davvero incredibile con la vittoria in serie B e poi con lo stesso gruppo siamo saliti in A1. Giocavamo in un Pala Ardenza che era ribollente di tifo.». Livorno che ha incrociato Valsesia quest’anno, anche se con altre sigle, ma che è retrocesso in serie C: «Mi spiace moltissimo perché è una piazza ricca di storia, ho lasciato un pezzo di cuore li, spero che si riprendano al più presto».

Il tour di Walter fa poi tappa a Reggio Calabria: « Ero in squadra con Rombaldoni, e nelle tante partite contro di quest’anno abbiamo spesso ricordato quella stagione – ci dice l’ala della Gessi- dal punto di vista umano bellissima anche se la società incominciava ad essere in difficoltà a livello economico».

Poi, in due momenti distinti, l’arrivo a Biella, all’epoca società in grande esplosione cestistica: « Due stagioni davvero incredibili: nella prima ci siamo salvati con la classifica avulsa complice un’infinita serie di infortuni che avevano colpito tanti giocatori compreso il sottoscritto – sorride Walter- nella seconda siamo arrivati ottavi ai play off uscendo contro la Fortitudo Bologna per 3-1. Avevamo creato un gran seguito di pubblico, giocavamo sempre in un PalaPajetta strapieno come un uovo, davvero da brividi, è stata una tappa fondamentale nella mia crescita di giocatore e di uomo».

Nel mezzo una stagione a Teramo con scollinamento a Caserta in A2, forse mesi non indimenticabili per l’ala romana « A Teramo una stagione difficilissima da tutti i punti di vista- ci dice Walter- poi a febbraio ho rescisso il contratto e sono andato a Caserta, dove abbiamo vissuto un dramma sportivo non indifferente: fummo eliminati da Jesi ai play off nel primo turno dopo che la settimana prima a Pavia, davanti a 2000 casertani, avevamo perso la possibilità di salire direttamente in A».

La Campania Felix a spicchi però non lo molla, lo accoglie quindi Scafati, dove il riscatto è pieno: «Da ottavi ci siamo regalati lo sfizio di eliminare Veroli finita prima nella regular season, poi ci siamo fermati nelle semifinale, annata indimenticabile». Campania però significa anche mare e anche Sud, e sia l’uno sia l’altro fanno parte dell’habitat cestistico di Santarossa, così scende a Trapani in serie B e diventa un eroe: «due annate speciali: nella prima siamo arrivati quinti, nella seconda annata abbiamo conquistato la promozione- annuisce Walter- in un Palasport che era sempre pieno con oltre 4000 spettatori. Anche lì ho lasciato il cuore, un gruppo di giocatori ed uomini davvero uniti nel regalare un sogno a quei fantastici tifosi, peccato che l’anno dopo Trapani non sia riuscita a disputare la serie A per problemi economici».

Walter dunque ha amato e ama il Sud, ma da globe-trotter per definizione, non rinuncia se il prossimo contratto arriva dal Nord, anzi dal profondo Nord, destinazione Trento.. Anche qui Walter è trai i protagonisti, gettando i semi di una scalata che sta facendo storia: «Erano retrocessi in B2 dopo i playout ma con la wild card vennero ripescati- confida Santarossa -. C era poco pubblico all’ inizio, ma la società era già strutturata, aveva già le idee chiare, ma soprattutto persone stupende.Hanno investito su Forray, Spanghero e Pascolo già da allora, avevano costituito uno zoccolo duro di italiani e con Buscaglia come allenatore abbiamo ribaltato qualsiasi pronostico vincendo un campionato fantastico, riempiendo il PalaTrento come faceva sempre la squadra di volley, e con la ciliegina sulla torta lo scudetto dei dilettanti nella finale vinta contro Ferentino, in due match tra due squadre che avevano voglia di divertirsi e senza le tensioni dei play.off».

Il nostro eroe però non ama le situazioni facili, ama le sfide: prossimo step qundi Lucca, che si rivelerà una parentesi dolce e amara: « Nel primo anno da neopromossa salvezza tranquilla, nella seconda stagione la società ha fatto patatrac, a febbraio ha chiuso i battenti e ci siamo trovati tutti senza lavoro – confida Santarossa-.Un colpo durissimo per tutti noi e per il feeling che avevamo con il pubblico: per fortuna abbiamo trovato tutti sistemazione, io sono ritornato a Trento per sostituire Poltroneri, ovviamente società ed ambiente super, non potevo chiedere di meglio». Trento è una famiglia, si allena nella tana bianco-nera, ma la chiamata di Borgosesia nel novembre del 2014 è irresistibile, risultati docent: «Penso che i risultati premiano il lavoro che la società sta facendo – ci dice l’ala – lo scorso anno avevamo caratteristiche diverse con giocatori abili nel penetrare come Hidalgo e Laudoni, quest anno siamo stati forse più perimetrali come Paolin, Gatti, poi il nostro coach ci ha messo molto del suo, conosce tutti i giocatori giovani che passano da qua, abbiamo creato entusiasmo, con Forlì le biglietterie esaurite il giorno prima».

Ma come a Livorno, Walter si ritrova in una società che punta molto sui giovani: « Anche se qua è stato un po` diverso rispetto a Livorno, dove noi eravamo usciti dal settore giovanile facendo tutta la trafila – pensa Walter- qui sono ragazzi che arrivano già pronti oppure in uscita dai vari settori giovanili. Il nostro coach però ha pescato bene finora con ragazzi come Quartuccio, Giovara che non hanno deluso le attese».

In conclusione tante tappe, tanti compagni, tante gioie e qualche delusione. Ma il ragazzino Walter cosa vuole fare da grande? « Mi piacerebbe giocare un altra stagione,- ci dice Walter- magari non lontano da Biella dove ormai vivo in pianta stabile con la famiglia (moglie e due figli). L’ideale sarebbe restare qua, ma sono discorsi che faremo nei prossimi giorni: fino a poche ore fa siamo stati concentrati a mille sue questa gara 5, e non abbiamo rimpianti: ci siamo giocati il nostro scudetto, penso ci meritiamo gli applausi di tutti per la stagione finora disputata».

Dunque estate di riflessioni e ambizioni, ma anche estate dal sapore olimpico, azzurri a Torino permettendo. Cosa ne pensa Santarossa, che con la Nazionale ha vinto due medaglie, una di bronzo nel 2001 ed una d’oro nel 2005 con la sperimentale ai giochi del Mediterraneo, la più pregiata nel 2005 ad Almeria contro i padroni di casa, cosa si prova ad indossare l’azzurro? « Quella maglia ti mette addosso sensazioni bellissime – annuisce Walter- quando senti l’inno di Mameli sai che in quel momento rappresenti con orgoglio il tuo paese. Ad Almeria con Recalcati in panca abbiamo compiuto una vera impresa sconfiggere i padroni di casa con un canestro allo scadere di Pecile, gruppo super di ragazzi che si divertivano allenandosi duramente».

L’ala romana ha un solo cruccio: non aver mai giocato nella città in cui è nato: « Non mi hanno mai cercato – annuisce Walter- ma se mi avessero contattato sarei andato di corsa anche se sapevo che nel mio ruolo avevo la concorrenza di Righetti, un’istituzione per Roma». Ma a proposito di giocatori, fare una classifica di quelli con cui ha condiviso 20 anni di avventure? Glielo chiediamo, la stanchezza prende quasi il sopravventi, ma ci prova: «Tra gli italiani sono legatissimo a Daniele Parente, ma farei uno sgarbo a non ricordare con cui ho vissuto bellissimi momenti: tra gli stranieri Michael Sugar Richardson che a Livorno a 44 anni pur da fermo faceva numeri incredibili, oppure Simon Miles che era con noi nell’anno della promozione. A Biella ho giocato con Troy Smith ed altri. I più difficili da marcare? Ginobili ed Anthony Parker, ma lì dovevi sperare che loro non erano in giornata».

E’ tardissimo, quasi notte fonda: Walter ci saluta, tra malinconia e orgoglio, forse ripensa a quel basket che non c’è più. Ah, maledetta nostalgia canaglia: quel basket che Walter può insegnare ai suoi giovani compagni. E senza ombra di dubbio, è un insegnante che merita 10 e lode.

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