Serie B Final Four, le grandi storie. Rieti: terra di miracoli, anche cestistici

Serie B Final Four, le grandi storie. Rieti: terra di miracoli, anche cestistici

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Rieti e la sua provincia sono ricche di luoghi mistici, riconducibili alla figura di San Francesco d’Assisi, che lì passò buona parte della sua attività religiosa. Poi c’è una cattedrale laica e riconosciuta dell’unico sport di squadra che conti davvero fra la gente sabina: il PalaSojourner, tempio del basket, ragione di vita per gli abitanti della città laziale che trascurano sereni calcio ed altri giochi con la palla, riservando attenzione solo all’atletica leggera che ha nello stadio locale uno dei più begli impianti d’Europa. Ma torniamo alla pallacanestro, che è poi la sublimazione dell’atletica perché bisogna correre, saltare e lanciare (tirare): Rieti vive di basket come poche altre realtà e non è una frase fatta, perché poi non bisogna dimenticare che per ragioni spesso imponderabili in Italia ci sono località o interi territori che si specializzano, per così dire, nella pratica e nella passione per una sola disciplina: citerei L’Aquila per il rugby o Siracusa o Recco per la pallanuoto. La specificità non è motivata solo dalla geografia (certo che in Liguria è più facile praticare waterpolo anziché sci), ma dal boom che certe realtà mediopiccole riescono a raggiungere. E rispetto alle altre due neopromosse in Legadue o come si chiamerà – Fortutudo Bologna e Mens Sana Siena – Rieti vanta di essere arrivata ai vertici europei molto prima, visto che la storica Coppa Korac la conquistò quando gli anni Settanta stavano scavallando nel decennio successivo: non era ancora basket in bianco e nero, ma insomma. Ho avuto la fortuna di lavorare e vivere a Rieti per qualche mese e di farlo per la Sebastiani, che su Facebook ha un gruppo le cui qualità sono mirabilmente riassunte nel nome: “Amici per la Sebastiani”. Amici “per”, vi prego di notare, anziché “di” a testimonianza di un impegno costante e importante per questa squadra dai colori unici (amarantoceleste) come unica è la passione che la lega alla città. Non ho mai visto nulla si simile, se non forse a Roseto e parlo di un mix di cronaca, storia e leggenda con radici profonde e nuove ali in città che “vivono di quello”. Hanno un difetto i reatini e ci mancherebbe: il passato glorioso di Sojourner e Meely, di Zampolini e Brunamonti troppo spesso distorce la realtà, ma capita in periodi di magra, quando si rimpiange la felicità perduta. Hanno un pregio i reatini: quello di credere sempre e comunque nella loro squadra, anche se la permanenza nelle serie minori ha messo a dura prova la fede di qualcuno. Torneranno numerosi al palasport e per un campionato che rappresenta una più giusta collocazione per la squadra del proprietario Peppe Cattani, uno che ha iniziato con un’altra società nel piccolo comune di Contigliano e che poi si è fatto carico di una pesante eredità di tradizione ma non solo. Lo conosco, lo stimo, saprà far bene anche perché ha fatto piazza pulita di numerosi incantatori di serpenti o di serpenti incantatori che nelle macerie della Rieti cestistica avevano trovato rifugio. La città si vanta di essere il centro geografico d’Italia e un monumento in una piazza lo ricorda. Al cuore del centro del centro c’è la pallacanestro. Nella vicina Poggio Bustone (dove è nato Lucio Battisti) San Francesco salutò tutti con un celebre “Buon giorno, buona gente”. Bentornata, buona Rieti. Molto più umile, ma giusto per chi ama la pallacanestro e per chi come me là ha lasciato un po’ di cuore.

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