Serie B: Lettera aperta di coach Tucci:” Nuove Aquile pronte a volare”

Serie B: Lettera aperta di coach Tucci:” Nuove Aquile pronte a volare”

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Palermo – La lucida ed emozionante fotografia di tre mesi intensi di lavoro, passione, entusiasmo del nostro coach Gianluca Tucci, che in una lettera riserva una parola per ognuno dei protagonisti di una storia diventata indimenticabile anche, e soprattutto grazie a lui…quella di questa stagione biancorossa. Da leggere tutta d’un fiato

Uso ancora molto poco la mia pagina Facebook per comunicare quotidianamente col mondo esterno. Continuo a preferire la parola, forse per deformazione del mio mestiere di allenatore. Ma amo sempre scrivere di ciò che vivo, di come lo sento, del mio “passaggio” nel mondo, delle sensazioni che qualcuno vorrebbe io condividessi più spesso e che invece solo la mia famiglia conosce appieno. Pubblicare ciò che scrivo mi appare spesso come uno spoglio di tutte le mie difese, quelle dei pensieri più profondi. Quindi rimane una scelta ancora rara.

Eppure, come stavolta, vinco la resistenza del pudore, o della gelosia. Capita quando avverto che certi passaggi stanno segnando la mia esistenza, o semplicemente la stanno accrescendo più di altri, e per questo meritano una condivisione aperta, e totale, per chi vorrà accoglierla.

Il 2 marzo scorso sono ri-approdato in Sicilia, destinazione Palermo e la sua Nuova Aquila targata Lepijet, che disputa il campionato di serie B…

Che la Sicilia fosse una terra di forti passioni, tinte vivaci e un altissimo senso di appartenenza avevo avuto modo di scoprirlo nel tempo, a cominciare dalla mia prima esperienza umana e professionale a Trapani nel 2006. Che fosse altrettanto ricca di persone dall’animo puro, che se trovano affinità emozionali possono dare tutto se stesse in un rapporto di amicizia che nasce dolce e spontaneo come un fiore, e poi dura nel tempo come radici spesse di un albero secolare, l’ho capito ugualmente presto. Al punto da spingermi ogni anno a fare un saluto affettuoso e mai fugace ai vari Danilo, Flavio, Mino, Gaspare, Salvatore, Fabio, Nicola, Diego, Vito, Nino, Tore con le loro rispettive famiglie. E che volessi legarmi indissolubilmente a quella terra lo testimoniano le fedi che io e mia moglie Giovanna  portiamo al nostro anulare sinistro, segno del cordone  che ci unisce ad Enza ed Andrea.

E così, quando nel freddo inverno avellinese, nel corso di questa stagione agonistica, la mia seppur breve lontananza dal parquet mi faceva guardare alle realtà cestistiche del territorio nazionale con acceso interesse, ma con l’imparziale distacco di chi studia decine di partite settimanali all’unico scopo di un aggiornamento che sia il più corposo possibile, inevitabilmente il click del mio mouse indugiava sulle pagine che descrivevano il percorso di formazioni quali Capo d’Orlando, Agrigento, Trapani, Barcellona, Palermo,  Cefalù, quasi a tracciare un sottile presagio, o a celare un incosciente anelito.

Ma che in una città di quasi un milione di anime, così appassionata del buon calcio al punto da calamitare la quasi totalità dell’interesse sportivo dei suoi abitanti, in un ambiente senza tradizione cestistica di massimi livelli, e che per giunta presenta una carenza importante di strutture adibite alla pratica della pallacanestro, si potesse però trovare grande competenza, vera passione e profonda umiltà nelle persone che operano il basket, ecco questo non l’avrei mai detto. E ciò rappresenta il segno che il futuro è solo nelle mani di chi vuole afferrarlo e possiede gli strumenti mentali adatti per non mancare la presa. La tradizione, l’esperienza ed il passato sono un valore importante, ma le capacità ed il talento spesso sono anche sufficienti, se unite alla modestia del cuore e alla disponibilità a crescere volendo imparare da tutti, per far volare al primo battito d’ali. La A.S.D. Nuova Aquila Palermo, società di punta di un movimento che nel territorio sta prendendo piede rapidamente, espandendosi come solo il nostro gioco così dinamico e imprevedibile è in grado di fare, ha tutte le carte in regola per ambire ad uno scenario più importante.

I mie tre mesi nel capoluogo siciliano mi hanno fatto conoscere da vicino Francesco Lima, primo garante di quella professionalità di cui ho fatto esclusiva richiesta per poter accettare la proposta lavorativa. Lui sa perfettamente quanto le regole e la disciplina siano la base affinchè un percorso diventi produttivo. Solo in questo caso si può cominciare a parlare di vera programmazione. La nostra intesa è stata immediata. Salvo Rappa, il presidente del club, è una persona che unisce all’entusiasmo e all’ottimismo una grande ed innata capacità di relazionarsi con gli altri, uno spiccato spirito di gruppo, e non solo questo. L’umiltà, che fin troppo raramente si riscontra nelle figure al comando di un’azienda, al punto che scendere in campo o aprirsi con i propri dipendenti per molti capi è visto come un atto di debolezza, è invece del carattere di Salvo una parte integrante e mai artificiosa. Credo che lui abbia colto il segreto profondo del nostro sport: la condivisione degli obiettivi, delle emozioni, dei sentimenti, e perchè no, dei dubbi e delle difficoltà, che solo se affrontate insieme possono essere superate, piuttosto che eluse. In una parola, l’umanità, in un assoluto rispetto di ruoli e competenze per assicurare la piena consapevolezza della responsabilità di ciascuno.

Posso dire, senza ombra di dubbio, che la coscienza dei nostri limiti è stata la base per l’ambizione che ogni componente della squadra e del club ha coltivato, attraverso 3 mesi di lavoro, 85 allenamenti, 15 partite tra campionato e playoff (di cui 9 trasferte), 9 vittorie, e 6 sconfitte (di cui la metà sbagliando l’ultimo tiro).

Quando un coach comincia un’avventura in una squadra che non ha scelto, cui non ha trasferito dal precampionato estivo regole e metodologia, che non ha provato a plasmare dando a ciascuno un obiettivo individuale parallelo a quello collettivo, ecco quell’allenatore non può pensare nè di rifare tutto da zero, nè tanto meno di cavalcare un’onda. Ma la mia strada è stata dal primo momento ben chiara: intensificare la conoscenza reciproca aumentando il più possibile il numero di incontri, non necessariamente sul campo, per un confronto giornaliero incessante che non si dichiarasse nè avvertisse mai concluso…

700 ore trascorse insieme, come dire un intero mese di convivenza a stretto contatto 24 ore su 24. Una conoscenza intensiva, una esperienza forte e probabilmente molto stressante, perchè condotta con la continua pressione di doversi misurare, prima settimanalmente e poi nei playoff a distanza di poche ore, con una gara ufficiale.  Se siamo arrivati ad un passo dalla serie A, lo dobbiamo alla grande disponibilità che ognuno ha scelto di donare alla causa, stravolgendo ritmi ed intensità di lavoro, e accettando senza batter ciglio richieste tecniche, tattiche e fisiche di spessore crescente, nonchè sacrificando tempo chi alla famiglia, chi al lavoro, ed infine impegnando energie nervose per le quali non era stata maturata l’abitudine a profonderle.

Di questo ringrazio ogni singolo giocatore, cominciando da quelli esperti. Matteo Gottini, toscano burbero dal cuore d’oro col vizietto del canestro; Michele Giovanatto, capitano friulano cui potersi affidare nelle difficoltà, ilpapino per eccellenza; Nelson Rizzitiello, attaccante marchigiano a tratti immarcabile dentro il campo, come intorno ad una tavola imbandita di cibi ed allegria. A fianco a loro, giocatori partiti da esordienti in quintetto che hanno acquisito personalità e grande sicurezza: Riccardo Antonelli, difensore veneto impenetrabile, dal sorriso mai pieno che denota infinita ambizione e propensione al lavoro; Marcello Cozzoli, brindisino, sgusciante folletto con il basket nel sangue; Daniele Merletto, playmaker materano col compito ingrato di gestire una squadra composta da fratelli tutti maggiori di lui, e per questo coadiuvato dall’inseparabile maestro Cocki. Poi ci sono gli atleti cresciuti ogni singolo giorno, e già domani pronti per un ruolo da protagonista: Edoardo Di Emidio, titolare aggiunto che sta scoprendo le sue enormi potenzialità atletiche, tecniche, e psicofisiche; Dario Dragna, abile tiratore di bombe come suo fratello gemello Cupido lo era di frecce; Giuseppe Caronna, lungo in continua evoluzione che sa condire ogni battuta con la sua calma quasi imperturbabile; Davide Tagliareni, guardia-ala specialista nel tiro, dalle zampate imprevedibili. Un consiglio per tutti: senza i giovanissimi che supportano il lavoro dei grandi attraverso il proprio spirito di sacrificio, non si fa molta strada. Perciò da parte mia un grazie infinito a Jacopo Bruno, Giuseppe Cospolici e Giulio Rappa, così come agli altri under che hanno partecipato agli allenamenti della prima squadra.

Al mio fianco, nello staff tecnico, ho ritrovato tanta competenza e voglia di imparare (generalmente le due qualità non vanno di pari passo), nelle figure degli assistenti Federico Vallesi e Salvatore Palazzolo, compagni di lavoro che ho conosciuto e apprezzato sempre più a fondo. Chiamati dal sottoscritto ad uno straordinario, lo hanno accolto con grande curiosità. Questo ci ha spinto giornalmente a porci delle domande, sulle quali solo il confronto paritario ha permesso di innestare il lavoro da sottoporre alla squadra. Così le nostre richieste tecniche e tattiche, sia in campo che al video, sono da subito sembrate complesse, ma è stata proprio questa la chiave per allargare orizzonti ed ambizioni, e cominciare tutti a pensare da grandi nonostante il percorso nel campionato fosse, fino ad allora, da considerarsi soddisfacente per una neopromossa… Il tutto sotto la supervisione del preparatore fisico Marco Abbate, il quale ha colto subito le intenzioni di cambiare marcia, adeguando il proprio metodo alle esigenze di una squadra che doveva concentrare carico e lavoro specifico in un tempo notevolmente ridotto.

In questa ottica, ringrazio lo staff medico guidato dal dott. Roberto De Gregorio, perfettamente calato nella psicologia dell’atleta (anche questa una rarità), e interpretato dalle mani talentuose del giovanissimo fisioterapista Alessio Siracusa, silenzioso lavoratore e discreto  confidente. Abbiamo anche potuto avvalerci della collaborazione esterna dell’osteopata Salvo Mistretta, la cui opera sempre più di frequente rappresenta un aspetto delicato quanto determinante per la prevenzione e il recupero da infortuni.

Con il gruppo al completo abbiamo trascorso appunto innumerevoli ore, molte delle quali spese attraversando Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Molise e Campania per disputare le gare in trasferta in quel di Monteroni, Venafro, Isernia, Bisceglie, Agropoli… L’opera impeccabile del team manager nonchè ormai carissimo amico Peppe Gullo ha reso ogni traversata una splendida occasione di confronto e di conoscenza, nonchè una esperienza lineare, al punto in cui la sfida preferita da tutti è da subito diventata quella di scoprire la falla organizzativa. Ma, nonostante l’attenzione di occhi, orecchie, papille gustative e muscoli dorsali, devo dire che Peppe è riuscito sempre ad uscire vincitore assoluto di ciascuna sfida, mettendo il gruppo nelle condizioni ideali per esprimersi al meglio, riposare, nutrirsi e soprattutto rilassarsi. La concentrazione ed il buon umore, quando giochi lontano dalle mura amiche, pagano i migliori dividendi sportivi…E la presenza costante del neo-promosso dirigente Ciccio Castelluccio ne è una testimonianza reale.

Il nostro è stato un team vincente molto più del risultato acquisito sul campo, e specialmente fuori casa, laddove ben sapevamo tutti che avremmo dovuto costruire le nostre fortune, se avessimo voluto veramente arrivare in fondo al campionato.

Eppure i giorni palermitani al palazzo dello sport di Viale Uditore sono stati vissuti con una grandissima partecipazione collettiva, al punto che quellacasa, seppur prestata dal Comune di Palermo in orari spesso incastrati con una successione non perfettamente funzionale al lavoro, siamo riusciti a sentirla nostra. Abbiamo ricevuto, dietro le nostre richieste sempre crescenti di spazi da impegnare per allenarci, o lavorare al video sui nostri errori prima che sugli avversari di turno, grandissima simpatia e disponibilità. La fortuna è stata poter contare sulla professionalità di un gruppo di persone diretto come un’orchestra sinfonica dal capo impianto Giusi Frittitta. Si sa che la convivenza tra club non è mai semplice, ma noi, insieme alle numerose realtà sportive che si sono alternate nel palazzo dello sport, siamo riusciti a capire ciascuno le esigenze altrui, e a venirci incontro con vero spirito sportivo, e l’abbiamo fatto molto meglio di studenti di facoltà differenti che si vedono entrare e uscire l’un altro dall’appartamento che hanno in affitto, finendo col litigare per la condivisione della tv o della cucina. Chiaro che nel futuro di ciascuno di questi club, come nel nostro, risiede l’aspirazione ad avere un campo tutto proprio, ma finchè la città non offrirà strutture adeguate, l’unico percorso rimarrà quello dello sharing, che non sempre rappresenta un ostacolo.

In quella casa abbiamo visto crescere l’entusiasmo di una intera comunità di sportivi, che da curiosi si sono trasformati in appassionati, infine consacrati tifosi, al punto che i social hanno rimandato all’attenzione del Club un coinvolgimento cresciuto in modo esponenziale in pochissime settimane. La regia meticolosa, costante e partecipata di Lorenzo Anfuso, responsabile dell’Ufficio Stampa, della pagina Facebook nonchè del sito web www.nuovaaquilapalermo.it ha sensibilizzato, interessato, ispirato, esaltato, infine abbracciato una moltitudine di likers che sono poi diventati  i nostri tifosi della domenica. Con a capo Claudio Culotta, migliaia di persone hanno alternato, settimana dopo settimana, la loro presenza sugli spalti del Pala Mangano alla trepidazione dell’ascolto delle radiocronache proposte dallo stesso Lorenzo, coadiuvato da un altro regista palermitano di livello indiscusso, l’ex playmaker Gabriele Cuccia. L’intero giornalismo della carta stampata e non, della radio e delle tv del capoluogo si è lasciato ipnotizzare dalle piccole e grandi gesta dei nostri colori biancorossi. Se il basket è già così popolare, lo dobbiamo anche a Luca Tutone responsabile della redazione sportiva di TRM, a Vincenzo Canzone, al supporto prezioso dello streaming di www.retepalermo.it diretto da Alessandro Rubino con la redazione di Alberto Giambruno, agli articoli di BasketInside realizzati da Giovanni Trovato, alle pagine scritte dal Giornale di Sicilia, LiveSicilia, Corriere dello Sport, ExtraQuotidiano, PalermoToday come dalle altre testate, agli amici di cartoon Rosanero, infine alle splendide foto di Gabriella Ricciardi.

Quel calore di una Palermo che si è scoperta improvvisamente cestofila, ben oltre le più rosee aspettative, è giunto fin nel profondo dell’animo di tutti noi, quanto il fragoroso e sentito applauso ricevuto dopo la sirena dell’ultimo incontro casalingo. Un applauso tributatoci dopo aver perso, per il solo motivo di aver dato il massimo in campo. E pensare che questo assoluto dispendio di energie fisiche e nervose dovrebbe rappresentare il nostro dovere quotidiano, di persone che hanno scelto lo sport come lavoro e percorso di vita. Quel lungo e commovente applauso lo abbiamo condiviso e restituito loro, ed ora appare già troppo lontano per non provocarne una incontenibile nostalgia.

Palermo.

Raggiungere un punto preciso della città non è sempre impresa facile in un capoluogo come quello siciliano, dove i lavori per migliorare la viabilità si scontrano con le esigenze dei lavoratori in corsa verso la propria meta. A volte pochi chilometri vengono percorsi in moltissimi minuti, altre invece la città può aprirsi con un silenzio irreale alla vista di chi, pur vivendola da sempre, scopre di conoscerla per la prima volta.

Il mio impatto con il viale della Regione Siciliana non è stato nuovo: già conoscevo che trattasi di tangenziale piuttosto anomala, dal momento che attraversa le due anime della città piuttosto che correrle di fianco. Le rotonde di via Belgio e viale Leonardo da Vinci sono uno snodo cruciale di traffico e direzioni, ma la mia fortuna è stata l’abitudine a non fermarmi mai alle apparenze. Intorno alla prima sono molti i posti in cui la cordiale ospitalità e la deliziosa cucina la fanno da padrone, mentre adiacente alla seconda, nascosto quanto prezioso, il verde polmone che porta il nome del viale è un parco in cui correre, leggere o giocare con i propri bimbi sono esperienze da non mancare, specialmente nella quiete del fine settimana. Quegli incroci sono solo i due punti principali che ho attraversato ogni giorno per raggiungere il posto di lavoro partendo dallo splendido quartiere di Mondello dove risiedo (ancora per qualche giorno), ma negli incroci ho sempre amato immaginare, scorgere, o intuire, quelle sliding doors da cui tutte le possibili vite hanno origine. E così ogni giorno mi è sembrato di percorrere una traversa che il giorno prima avevo ignorato: il mio mestiere, così difficile e per certi versi assurdo, vive di imprevedibilità ad ogni battito di ciglia, come una corrente che le bracciate cercano di deviare. Inutile pensare di dominare l’onda o attendere che passi oltre, meglio fondersi con essa se vuoi che ti sospinga nella direzione verso cui aneli.

E così, nei miei recenti mesi palermitani mi sono fatto cullare dalle bellezze architettoniche e naturalistiche, dalle tradizioni e dalla cultura di un popolo che ha vissuto un numero di dominazioni straniere che attraversano ben tremila anni di vita. Non sono i luoghi più comuni, ma quelli noti solo agli osservatori più attenti, a rappresentare le unicità di questo territorio, la sua storia e la sua modernità: dalle incisioni paleolitiche delle grotte dell’Addaura alla Casina Cinese, dai 21 metri di diametro del Ficus Macrophylla di Villa Garibaldi alle 12.000 specie di piante dell’Orto Botanico, dall’introvabile ricetta della vera pasta con le sarde allo Street Food della Vucciria, dallo stabilimento Charleston di Mondello al downhill sul Monte Pellegrino, dai fichi d’India scuzzulati alle oltre 40 cantine vinicole della provincia, dai Quattro Canti alla Piazza della Vergogna, dalla Setteveli della Pasticceria Cappello all’arancina bomba ai quattro formaggi del bar Touring, dal Giornale officiale di Sicilia al Forum di Palermo, dall’argento brillante del pesce spatola alle striature della lucertola siciliana.

La natura e la storia, la tradizione e l’arte: dalla riserva marina dell’area di Capo Gallo alla facciata del teatro Massimo, sul cui frontone si legge: “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire“. Questa è Palermo, tanto radicata nel suo passato da non far intravedere che il futuro è appena dietro l’angolo. Ma già proiettata al domani dalla gente che la invade e la popola, e che non riesce a fare a meno di amarla.

In questa città ho ritrovato amici che il tempo non aveva sbiadito nel ricordo ma solo nei contorni, come Paolo Carrino e Moretta, che ci hanno guidato attraverso il fascino della vita e della storia cittadina. Ho scoperto quanto può unire già al primo sguardo (e indurre ad immaginare, persino realizzare follie sportive) la viscerale passione per il basket, come è stato con Claudio Culotta. Ho apprezzato quanto può essere umile e profonda una tradizione cestistica pur senza annoverare trofei nazionali, grazie alla conoscenza con i fondatori dell’Aquila Palermo Carlo Virgilio e Adriana Urciuoli, i cui figli Antonio Virgilio ed Elvira Virgilio hanno ereditato l’amore per il basket. Ho capito da Nicola Gnoffo che un amico puoi considerarlo tale senza dover attendere un tempo minimo di relazione, perchè l’animo si riempie di gioia senza doverci soffiare dentro. Ho riassaporato, prima volta dai tempi lontani delle Olimpiadi di Seoul 1988, il piacere di vivere la notte e il suo silenzio, quando è rotto solo dagli echi delle tue parole e dai sorrisi, grazie ai momenti condivisi con Lorenzo Anfuso davanti allo spettacolo delle Nba Finals. Ho rinnovato la convinzione che intorno c’è sempre gente che vuole imparare, non aspettando altro se non un’occasione di confronto, che vuole spingersi a guardare avanti con ottimismo, e mi riferisco a Giuseppe Terrasi e Pietro Aiello, e gente pronta a spendersi per la causa societaria pur rimanendo nell’ombra, come Carmelo Paternò, o all’esterno, come Alessandro Nicolini. Ho assodato che la più alta modestia risiede nella più ampia cultura ed educazione, laddove Alessandro Zavatteri, mio vicino di casa sotto le pendici del Monte Gallo, quotidianamente si scusava con il sottoscritto per il rumore del motore prodotto dalla sua auto mentre egli stesso stava parcheggiandola nel suo garage, confinante con un muro delmio appartamento..appartamento  che, guarda caso, è di sua proprietà!

Dulcis in fundo, ho confermato, ancora una volta a me stesso, che basta spedire un invito ad un appuntamento per un venerdì sera, accendere le luci sul parquet, tirare fuori un pallone da basket, per ammirare le gocce di sudore come fossero lacrime di gioia, e accompagnare il tempo che scorre nell’unico modo in cui è giusto viverlo: non pensando a differenze di età, sesso, altezza, peso, talento, o chissà cosa, ma solo alla gioia del presente che stiamo rendendo unico ed eterno.

Il cuore scalpita e mi sorride al solo pensiero rivolto a ciascuno dei momenti cui ho appena accennato, e a molti altri ancora. Ho sofferto la lontananza della mia famiglia di origine come è giusto e naturale che accada nel mio mestiere di cittadino del mondo, ma oggi credo fermamente che la mia famiglia si sia semplicemente, e fortunatamente, allargata. Questo piacere lo devo anche all’accoglienza superlativa quanto spontanea delle compagne di vita delle persone già citate, le quali pur se conosciute sul posto di lavoro hanno poi trasferito la propria attenzione e cortesia in un rapporto che è andato ben oltre quello professionale. Molte di queste donne sacrificano parte delle loro esigenze o tentazioni per seguire i propri uomini e la loro infatuazione per la pallacanestro, dedicando un tempo che non sempre avrebbero piacere di trascorrere nel chiuso di una palestra. Ma lo fanno con amore. E tutte, prima o poi, diventano autentiche appassionate della palla a spicchi, che altro non è se non la metafora della vita stessa: emozioni che si inseguono l’un l’altra, destini che si incrociano senza lasciare intravederne l’epilogo, tensioni che non danno mai tregua e, alla fine di tutto, un assoluto senso di inadeguatezza verso il desiderio che la partita ricominci, senza più badare a quale sia stato o sarà il risultato. Grazie di cuore, Sabrina, Giusi, Nadia, Aglaja, Sara, Daniela, Tiziana e un arrivederci presto per ammirare ancora il fascino delle vostre Siracusa, Castelbuono, Trapani, Cefalù, Trabia…

Gli ultimi saranno i primi.

La vittoria restituisce sempre espressioni di gioia, ma io sorrido anche al pensiero apparentemente non felice dell’ultima sirena, perchè la forza di ogni uomo ritengo risieda nel rimuovere i ricordi negativi, epurandoli da tutti gli aspetti grigi per restituirli alla memoria solo nei colori più vivaci. I possessi conclusivi di gara 1 e di gara 3 nelle finali per la serie A, quei palloni tirati per vincere e che si sono spenti sul ferro, saranno da oggi il ricordo più bello della stagione, e di sicuro anche quello più formativo. Chi esce sconfitto ha da imparare molto più di chi esce vincitore, e se il primo saprà far tesoro di tutto, supererà l’altro molto presto.

Quelle battaglie combattute fino all’improrogabile istante del match sono la misura di quanto il nostro percorso sia stato lungo e produttivo, e al contempo il punto da cui Palermo e la sue nuove aquile, con ali più forti e navigate, vorranno e sapranno ripartire.”

Gianluca Tucci

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