Serie B. Per Napoli anticipo e big match: in palio il secondo posto, arriva Palestrina

Serie B. Per Napoli anticipo e big match: in palio il secondo posto, arriva Palestrina

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Con sabato scorso la volata verso Rimini è entrata nel vivo. Tutte le rivali (eccetto Cassino) rispondono presente, la Mimi’s Napoli invece stecca. In settimana reazioni, pareri, analisi…ma quanto era previdibile il KO dell’Azzurro a Empoli? O quanto clamoroso? Vista la partita, proviamo a tirare qualche somma. L’USE ha un gruppo che gioca insieme da anni, e lo ha dimostrato: fa della difesa e del fattore casalingo dei punti di forza, talvolta anche sopra le righe (come il suo pubblico), e resta sacrosanto l’adagio per cui meglio perdere oggi che in gara 1 dei quarti. Eppure cedere il passo così non crea pochi rimorsi.

Se infatti queste 11 giornate hanno insegnato qualcosa, è che se gioca senza farsi condizionare dall’ambiente, e cerca il controllo senza deragliare, questa Napoli è imbattibile. Peccato però che stavolta non sia stato così. Il primo cedimento infatti è arrivato proprio di testa, al di là delle giornate storte di alcuni, di altri o degli arbitri: anche da qui passano i soli 55 punti segnati (contro i 77 di media), gli appena 15 libri tentati (peggior dato dopo i 12 di Palermo), le troppe palle perse (18 contro le 13 a partita), il 4/17 da 3 (24% rispetto al 32% stagionale). Chiaro poi che in maglia azzurra non ci siano dei robot, le emozioni e l’agonismo si frenano finché si può, ma volenti o nolenti tutto parte col lasciarsi risucchiare dal clima aizzato con dolo sugli spalti, specie a partire dal secondo quarto (presunto sfondamento di Villani e fallo in attacco di Serino), disperdendo così le ottime cose prodotte in avvio, e senza mai rispondere in difesa alla stessa moneta ricevuta in attacco dall’USE, che quando ha potuto non ha risparmiato “botte da orbi” (ricambiate soltanto da Christian).

Pesa poi sotto traccia un interrogativo Parrillo: perché farlo giocare se era a rischio? Le rotazioni erano davvero così corte tra gli esterni (e non piuttosto sotto)? E Berti, che più di tutti ha pagato il clima rovente? E’ lui che avrebbe dovuto far ragionare i compagni e sbloccare l’impasse, come fatto del resto egregiamente con Iannone fino a fine terzo quarto: perché non lasciare ad altri (ma anche no) proteste e schermaglie senza senso? Domande legittime, per dire che di Mascagni, Terrosi, fischietti più o meno schierati si può e si deve parlare, ma fino a un certo punto. Inutile rivangare, inutile concentrarsi su polemiche che lasciano il tempo che trovano. L’essenziale è archiviare ruggini e scorie, lavorando su cosa comunque è andato storto, rimbalzi e rientri difensivi innanzitutto.

Sul primo punto, le riserve non nascono oggi. E se ci sta che Serino viva una serata opaca (lento com’era nel pick n’roll ma servito malissimo dai compagni), oppure che uomo o zona che fosse la differenza in tagliafuori non si è vista, proprio per questo Fall sapeva di dover dare più e di meglio, risparmiandosi l’ennesima insufficienza della stagione, maturata vistosamente nel terzo quarto.

Anche sull’altro capitolo il male è di quelli atavici, Catanzaro ad esempio se n’è giovata non più tardi di due settimane fa, oltre i meriti balisitici di Abassi o di estro targati Carpanzano e Sereni. Insomma: Empoli avrà anche segnato poco e male a difesa schierata, ma sull’uno contro uno ha mostrato buoni spunti, e raramente ha perdonato dal contropiede, in una gara dove registriamo una brutto passo indietro per Giovanatto e Sabbatino, mentre Villani è l’unico a salvarsi, se non altro per la volontà messa in campo.
La sfida alle spalle nulla compromette in chiave Coppa, la sfida all’orizzonte avrà molto di più da dire.

Aria scontro diretto al PalaBarbuto, confronto tra seconde, la Palestrina di un ex dei tempi che furono come Gianluca Lulli fa immaginare una partita di ottimo livello. Lo dicono i risultati a monte, lo dice la tradizione di una realtà che in due parentesi ha vissuto anche la vecchia B1/A Dilettanti da protagonista (quarti playoff nel 2006 e nel 2009), trascinata da gente come Donato Avenia o Mauro Morri, lo dice anche un ottimo passato recente, tutto targato Citysightseeing. Dopo la retrocessione in DNC nel 2012 arriva infatti un’immediata risalita in B, quindi una qualificazione playoff sfiorata all’ultimo da matricola, infine un 2014-2015 tanto storico quanto amaro: 13 vittorie in avvio, vittoria nel preliminare contro Palermo che vale le Final Four di Coppa Italia (sarà sconfitta in semi da Montichiari), last but not least la vittoria del Girone C con appena tre alla casella perse, pagando poi dazio ai quarti contro l’Eurobasket.

La certezza però è che il corso avviato da Lulli quasi un anno e mezzo fa stia crescendo, e la partenza dà ragione all’ex Teramo e Pozzuioli: sei vinte nelle ultime sette, si segna tanto (79.1 di media) e bene (51% da 2, 35% da 3), appena due sconfitte (entrambe in trasferta contro Eurobasket e Cassino), il bilancio è assolutamente positivo. Del resto accanto a lui un roster che pur pagando il recentissimo taglio di Luca Bisconti – l’autentico santone dell’ex A Dilettanti assicurava un bottino 10,2 ppg con 6,6 rpg in 25′ -, è tutt’altro che da sottovalutare.

Tanto per cominciare, in vernice i laziali dovranno “accontentarsi” di Pippo Gagliardo (10,3 ppg con 3,5 rpg in 17′, 54% da 2, 36% da 3 e 83,3% ai liberi). Vecchio leone 37enne, alla sua quarta stagione in verde-arancio, vanta un gran bel palmarès: promozione in Legadue con la storica Sanic Teramo nel 2002, a Sant’Antimo nel 2011 raggiunge la finale playoff contro Trapani (sale tramite il ripescaggio), quindi a Latina nel 2014 centra l’accoppiata Coppa – passaggio in DNA, ma non basta. Lanciato ad alti livelli proprio a Palestrina tra il 2008 e il 2010, è in Ciociaria che il milanese ha lasciato i ricordi migliori: dal grande ciclo di tre stagioni a Veroli (con la promozione in Legadue nel 2007), al più recente “passaggio” a Ferentino nel 2012, conclusosi con lo storico approdo dei gigliati in cadetteria.

Assieme a Gagliardo, l’asse portante dell’organico si completa con Simone Rischia (14,7 ppg con 4,5 apg in 31′) e il bomber di turno Gianmarco Rossi (17,9 ppg con 5,6 rpg e 3,3 apg in 31′, 57% da 2 e 42% da 3): entrambi classe ’90, entrambi fondamentali negli equilibri della squadra in cui sono cresciuti e rimasti (salvo alcune parentesi), entrambi protagonisti dello Scudetto U21 2010, testimonianza di un lavoro svolto da tempo e con risultati sul settore giovanile. Non a caso i suoi ultimi prodotti rappresentano il cuore della panchina a disposizione di Lulli: il lungo Daniele Brenda, fresco 22enne (3,5 ppg con 4,5 rpg in 19′), il primo cambio degli esterni Dario Molinari (6,4 ppg con 4,4 ripg in 24′ con il 56% da 2 e il 47% dai 6,75) e il giovanissimo Dario Pecetta, esterno 19enne.

A riprova invece del buon mercato estivo, non possiamo non parlare di Matteo Pierangeli (10,1 ppg con 5,0 rpg in 26′) e Jacopo Pozzi (10,4 ppg in 21′ con il 54,8% da 2 e il 43,5% da 3): rispettivamente “3” e “4” dello starting-five, bravi a raccogliere con dignità l’eredità di Samoggia e dell’ex Treviglio Luca Vitale . Classe ’92 il primo, cresciuto a Recanati ma esploso nel 2013 fa all’Eurobasket (12,8 ppg con 4,3 rpg), lo scorso anno ha rappresentato un punto di tenuta nella Empoli retrocessa sul campo; Pozzi, invece, scuola Cantù, ha offerto ottime stagioni in A Dilettanti con Osimo, Molfetta e Anagni (dal 2009 al 2012, chiuderà in Ciociaria con 8,6 ppg e 4,3 rpg), prima di trovare in DNB la sua vera dimensione (Scauri, San Severo e Piombino lo scorso anno).

Tornando infine alla panchina, sottolineiamo la crescita del play ’96 ex Veroli Gianluca Stirpe (9 e 6 punti nelle ultime due partite contro Isernia e Stella Azzurra).

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