Eurobasket 2015, il pagellone

Eurobasket 2015, il pagellone

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10 – Pau Gasol Se mai la Spagna non avesse vinto la finale, non ci saremmo voluti trovare nei panni dei responsabili FIBA addetti all’assegnazione del premio di miglior giocatore: c’è stato infatti un solo e palese MVP durante tutto il torneo, ed era Pau Gasol. Con una formazione spagnola priva di alcune delle sue stelle più lucenti (il fratello Marc, Calderon, Rubio, Navarro…), Pau si è preso in mano tutta la baracca, sotto il placido benestare di Don Sergio Scariolo: in 30 minuti a partita ha messo su 25.6 punti col 57.5% dal campo, 8.8 rimbalzi, 2.9 assist e 2.3 stoppate, e sembra impossibile a dirsi ma le cifre non raccontano il dominio che l’ex Lakers ha avuto su ogni avversario che ha osato porglisi davanti; uno su tutti, il nostro Andrea Bargnani, che contro la Spagna ha difeso in maniera egregia e a fine partita sul tabellino del proprio avversario ha letto “34+10+5”. Il 10/15 da 3 (6/7 solo contro la Polonia) è la ciliegina su una ghiottosissima torta. 9 – Flavio Tranquillo Se nella finalissima c’erano comunque presenti due italiani (coach Scariolo e il fischietto Lamonica), la medaglia d’oro italiana di questi Europei va a Flavione Tranquillo: come commenta lui la Nazionale non ce n’è, e senza scomodare paragoni con i telecronisti di altre emittenti possiamo affermare senza ombra di dubbio che sia lui il migliore in circolazione. Riesce a unire la carica del tifoso all’imparzialità dell’appassionato di basket, e traspare chiarissimo il suo sviscerato amore per la pallacanestro tutta, oltre che per la maglia Azzurra. D’accordo, le partite non erano trasmesse in chiaro e solo una piccola percentuale della popolazione ha potuto godere delle gesta in campo e dei relativi commenti di Tranquillo, ma i suoi “‘O famo strano!” sui canestri acrobatici del Gallo e i “M-M-M-M-Marco B-B-B-B-Belinelli!” sulle bombe pazze del Beli sono già entrati di diritto nella storia di questa Nazionale.  
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8 – Gallo “Pari, pari, Danilo Gallinari! Un leone!” Il nostro Flavio ci ha raccontato uno dei momenti più goduriosi della nostra storia cestistica. Ma è stata solo una delle prodezze che il Gallo ci ha regalato in un Europeo costellato di giocate assurde, assist geniali, step back da manuale e circus shot pazzeschi che gli sarebbero dovuti valere la presenza nel miglior quintetto. I numeri parlano chiaro: 17.9 punti, 66% da due, 40% da tre, 88% dalla lunetta, 7 rimbalzi e 6.6 falli subiti. Grande leadership e grande chiarezza perché bisogna dirlo che di perdere ci siamo rotti le palle, lui lo ammette chiaramente e noi non aspettiamo altro che vederlo guidare la nostra Nazionale al riscatto. Per Danilo solo ringraziamenti infiniti. 7 – Barbe Dalle alpi ai pirenei, dal Manzanarre alla Moldava, la moda della barba ha ormai dilagato in Europa. Uno dei capostipiti in peluria facciale è sicuramente il nostro Capitano Gigi Datome, il cui profilo non può più fare a meno del riccio barbone che si porta appresso da già qualche anno. Ma molti altri hanno mostrato una barba degna di nota a questi Europei: da quelle in stile mujahidin di Sanikidze, Kaimakoglu, Rodriguez e Mirotic, alle più classiche di Jelinek e Raduljica, passando per quella a punta di Gortat e l’intramontabile di Spanoulis… La palma della migliore però va al lituano Kavaliauskas, grazie a dei baffoni che coprono quasi interamente la bocca rendendo anonimi i tratti somatici.
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Per il peggiore invece se la giocano Ale Gentile e Jan Vesely: il primo è forse ancora troppo giovane per poter coltivare una barba degna di questo nome, mentre il ceco ha più buchi nella barba che rimbalzi a partita. D’altronde capiamo la loro ritrosia al rasoio: fu Schopenhauer a dire che “La barba, essendo quasi una maschera, dovrebbe essere proibita dalla polizia. Inoltre, come distintivo del sesso in mezzo al viso, è oscena e per questo piace alle donne.6 – Islanda Zero vittorie in cinque partite ma una garra a dir poco degna della sufficienza per gli isolani, all’esordio assoluto all’Eurobasket. Sostenuti in maniera forsennata da una mandria di connazionali restii ad appoggiare le terga durante tutti i 40 minuti, gli uomini di coach Pedersen sono andati anche vicinissimi alla prima storica vittoria in un paio di occasioni, ma l’esperienza sostanzialmente nulla a questi livelli ha fatto la differenza nei finali tirati. Esperienza è la parola chiave: in una settimana a Berlino gli islandesi ne hanno fatta quasi più che in tutto il resto della loro carriera, e molto di loro potranno raccontare ai fatidici nipoti di aver incrociato le braccia con Nowitzki e Gasol. 5 – Serbia Arrivati da vice-campioni del mondo in carica e tra i favoriti d’obbligo per l’oro, le vincono tutte (anche piuttosto agilmente, eccezion fatta per il +2 con la Germania siglato allo scadere dal tiro di Bjelica) prima di sciogliersi in semifinale davanti al sacro fuoco lituano. Conoscendo il carattere degli Orlovi, l’imbarcata nella finalina per il bronzo era obiettivamente prevedibile, Sasha Djordjevic permettendo. Il preolimpico è comunque agilmente raggiunto, ma rappresenta blanda consolazione per una spedizione da cui ci si aspettava ben altro. Come spesso accade quando c’è lui in campo, è Milos Teodosic il capro espiatorio della disfatta serba, e se nella suddetta semifinale coi baltici ben poco gli si può imputare (miglior realizzatore dei suoi con 16 punti, con la strabiliante bomba del -1 a 15″ dalla fine), nella gara successiva per il 3° posto ha racimolato solo 3 assist, altrettanti punti e perse e ha tirato con 0/9 dal campo.  
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4 – Croazia Un Europeo decisamente opaco per gli uomini di coach Perasovic. Dopo aver passato il turno in un girone ampiamente alla loro portata, i croati crollano di colpo agli ottavi di finale contro la Repubblica Ceca. Il 59-80 contro i cechi basta per spiegare le difficoltà incontrate da Tomic e compagni. Un attacco che non gira al massimo con appena 16 assist a partita e 69 punti di media (solo tre squadre hanno fatto peggio di loro a livello di realizzazione). Nessun leader vero: Hezonja non riesce a fare la differenza chiudendo il suo Europeo con appena 6.7 punti ed il 27% dall’arco; Tomic, pur facendo sentire la sua presenza a rimbalzo, supera quota 10 punti solo contro i Paesi Bassi; Bogdanovic spadella nelle ultime partite terminando la competizione con un pessimo 4/24 da tre e Saric sbatte contro il muro ceco giocando la sua peggior partita proprio negli ottavi di finale. Niente olimpiade, e chiaramente se recuperi solo 4.5 palle a partita perdendone 14.8, tiri con il 29% dal perimetro e con il 75% dalla linea della carità, devi già ringraziare gli dei del basket di aver raggiunto la fase ad eliminazione diretta. 3 – Premiazione Ma un bel podio come ai vecchi tempi, non si poteva fare? Francia premiata col bronzo da sola appena dopo la finalina, Lituania da sola a prendersi le medaglie d’argento e idem per la Spagna con oro e coppa. Non sappiamo se la FIBA ritiene poco politically correct festeggiare mentre chi ha perso sta sotto di te, o forse se non hanno i soldi per comprare un podio grande abbastanza a farci stare tre squadre, fatto sta che potrebbero spiegarci il significato di fare tre premiazioni distinte.  
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2 – Quintetto ideale Se la FIBA intende farci credere che tutti e 5 i migliori giocatori del torneo intero abbiano casualmente partecipato alle semifinali, si sbagliano di grosso. Niente contro Rodriguez, De Colo, Maciulis, Valanciunas e Gasol che hanno sicuramente disputato un ottimo Europeo, ma a parer nostro nel quintetto ideale dovrebbero figurare i 5 giocatori migliori per ciascun ruolo, a prescindere dal rendimento delle rispettive squadre. Facciamo solo qualche nome di illustrissimi esclusi: Tomas Satoransky (14.1+7.3+5.2), Danilo Gallinari (17.9+6.9+2.8), Jan Vesely (19.3+9.1+1.0), Dennis Schroeder (21.0+6.0+4.6)… 1 – Consigli per gli acquisti Lungi da noi il voler metter becco nelle convocazioni della Nazionale, ma nell’Eurobasket 2015 si è segnalata un’assenza a dir poco fondamentale, che tutti noi abbiamo notato e per cui abbiamo tribolato davanti ai televisori: la pubblicità della cedrata Tassoni. E allora, per voi e per gli amici, eccola: 0 – Ragnar Nathanaelsson Oggetto di culto di tutta Berlino già dal primo riscaldamento dell’Islanda, durante il quale ciascun suo compagno tira a turno 2 liberi, poi batte il cinque a tutti gli altri e infine si dirige a metà campo dove proprio lui, il lungo col numero 5, suggella il rito con il chest bump più legnoso che la storia ricordi. Unico centro di ruolo dell’Islanda (inteso come nazione intera), ha giocato solo 11 minuti complessivi nel primo turno, su cui spiccano i 7 dell’ultimo quarto contro la Serbia in cui ha sì sbagliato 4 tiri, ma è la modalità a renderlo eroe: appoggio da sotto sbagliato, dopodiché 3 (tre) tap-in di fila che non entrano; il tutto nel disinteresse generale dei lunghi serbi, mentre a ogni errore il brusìo del palazzetto saliva sempre di più. Al terzo appoggio che si stampa sul ferro ormai anche i tifosi serbi tifano per Nathanaelsson, ma Milutinov & co. decidono di chiuderla lì raccogliendo il rimbalzo e schiantando ogni velleità di canestro del povero Ragnar. Sarà per la prossima, se mai ci sarà.
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