EuroBasket 2017, il pagellone finale dell’Italia

EuroBasket 2017, il pagellone finale dell’Italia

La sconfitta con la Serbia ha segnato la fine del percorso dell’Italia all’Europeo, al termine di una manifestazione in cui la squadra ha giocato con grande orgoglio.

di Massimo Mattacheo, @MaxMattacheo

La Serbia è stata più forte e ha chiuso ai quarti l’EuroBasket dell’Italia. La terza eliminazione consecutiva ai quarti, che certifica l’Italia come una delle migliori otto squadre del continente, ma non così forte da potere entrare tra le prime quattro, ha segnato anche la fine del mandato di Ettore Messina alla guida degli Azzurri. Al termine del torneo, ecco i voti agli Azurri nella manifestazione:

Daniel Hackett 6: l’Europeo di Daniel è a corrente alternata. Reduce da un pesante infortunio che lo ha tenuto fermo per metà della passata stagione, il neo giocatore di Bamberg è stato scelto da Messina come playmaker titolare della sua Nazionale. Qualche prestazione incolore e altre partite in cui il suo contributo è stato decisivo, come nel finale con la Georgia e con la Finlandia. Il suo Europeo è sufficiente.

Marco Belinelli 7+: vero, ha steccato le partite con Germania e Serbia, quest’ultima per merito del grande impianto difensivo che Djordjevic ha costruito ad hoc per lui, costruendogli attorno una gabbia che lo ha scollegato dal resto della squadra. Nelle altre partite è stato spesso molto positivo, con alcune fiammate devastanti in grandi serate al tiro da tre punti. Complice l’assenza di Gallinari è stato lui – insieme a Datome – il leader di questa Nazionale e ha ripagato con una serie di prestazioni molto positive.

Pietro Aradori 5,5: non è stato un grande Europeo per la guardia della Virtus Bologna. Arrivato al torneo come miglior italiano del campionato di Serie A, Messina gli ha ritagliato il ruolo di sesto uomo di lusso chiamato a cambiare Belinelli e Datome senza perdere di pericolosità offensiva. Il contributo di Pietro è stato inferiore alla causa, eccezion fatta per le gare contro Ucraina e Georgia in cui le sue giocate hanno indirizzato a favore degli Azzurri le gare. Chiude a poco più di 6 punti di media, poco per una delle bocche da fuoco più attese della Nazionale.

Ariel Filloy 6,5: un inizio scintillante, che ha fatto esaltare gli italiani per la voglia e la grinta del giocatore di Avellino, al primo torneo di questo livello. Spesso preferito ad Hackett in alcuni frangenti delle partite, Ariel ripaga la fiducia con prestazioni di grande livello e una grande mano nel tiro da fuori. Con l’alzarsi del livello il suo rendimento cala, contro Finlandia e Serbia gioca due partite al di sotto degli standard mantenuti nella prima fase. Una scoperta utile anche per il futuro.

Paul Biligha 6+: anche lui alla prima esperienza di questo livello, paga lo scotto del debuttante nelle prime partite del girone. La sua voglia e il suo atletismo diventano armi importanti per questa Italia tanto che Messina decide di togliere progressivamente Burns dalle rotazioni per dargli sempre maggiore spazio. Paul ripaga con prestazioni di livello e alcuni canestri importanti in momenti caldi delle partite.

Nicolò Melli 6,5: il solito solido contributo di Melli. Difensivamente si conferma una delle migliori ali europee, limitando alla grande sia Shengelia sia lo spauracchio Markkanen agli ottavi, mentre offensivamente non sempre il suo contributo rispecchia il suo valore. Il tiro da fuori non è sempre costante, a volte si accontenta del tiro dalla media – comunque efficace – piuttosto che sfruttare le sue doti in post. Importante il suo lavoro a rimbalzo.

Marco Cusin 6: richiamato all’ultimo al posto di Cervi, Cusin si conferma una garanzia per questa Nazionale. Presenza a rimbalzo, in difesa e impegno sono le qualità che il Cuso mette sul parquet ogni partita. Spesso risulta essere il giocatore della squadra con il maggiore plus/minus nei minuti giocati, a testimonianza dell’equilibrio che garantisce al quintetto. Offensivamente non è un fattore, ma il CT non lo ha chiamato per questo motivo. Il suo è un Europeo positivo.

Andrea Cinciarini S.V.: pochi scampoli di gare, troppo poco per poterlo giudicare.ù

Awudu Abass S.V.: è il dodicesimo uomo della rotazione, Messina non lo chiama praticamente mai in causa. Passerella per lui nei secondi finali della partita con la Serbia.

Filippo Baldi Rossi 5,5: arrivato all’ultimo minuto a causa dell’infortunio di Davide Pascolo, il lungo di Trento si confronta con un livello alto dopo mesi di stop a causa dell’infortunio rimediato a marzo sul parquet del Forum. Utile per le sue qualità di passatore, Messina gli dà grande fiducia ma si vede che non è ancora nella condizione migliore per potere offrire un contributo solido.

Christian Burns 5,5: all’inizio del torneo è un giocatore che il CT tiene in grande considerazione per la sua doppia dimensione e per le sue qualità. Dopo le prime gare esce completamente dalle rotazioni per permettere a Biligha di trovare fiducia e sicurezza nei propri mezzi. Dopo alcune gare in cui non viene utilizzato, viene mandato in campo contro la Serbia in un momento di grande difficoltà e porta all’Italia grande energia. Nel complesso da rivedere.

Luigi Datome 7+: il migliore della spedizione insieme a Belinelli. La Nazionale si rispecchia nella voglia del suo capitano di non arrendersi e di lottare su ogni pallone per raggiungere il miglior risultato possibile. La sua stoppata su Shermadini salva l’Italia e le consente di giocare l’ottavo contro la Finlandia: Datome si esalta a livello difensivo in quella partita piazzando tre incredibili stoppate. In attacco offre un contributo di grande livello, soprattutto nelle serate in cui il tiro da tre entra con frequenza. Djordjevic si concentra molto anche su di lui nel quarto di finale, ma il capitano è l’ultimo ad arrendersi.

Ettore Messina 7: porta questa Nazionale al massimo risultato possibile. La Serbia si conferma di un livello superiore e impedisce all’Italia di potersela giocare alla pari dal secondo quarto in avanti. Dopo un’estate travagliata per via di assenze più o meno forzate compatta il gruppo e lo forgia su una difesa asfissiante, tra le migliori dell’intera competizione. La sua squadra ha grande senso e dimostra di volere provare a superare anche i limiti oggettivi presenti. Nei suoi occhi la fierezza per un cammino compiuto che cancella solo in parte la delusione del Preolimpico dello scorso anno: le sue parole al termine della partita con la Serbia sono significative del piacere che ha avuto nel condurre questa Nazionale oltre le difficoltà.

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