Eurobasket, il diario da Berlino – Giorno 2

Eurobasket, il diario da Berlino – Giorno 2

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FIBA Europe

Se il primo giorno il meteo è stato poco clemente, nel secondo è decisamente irrequieto: la pioggia battente mi accompagna al quartiere di Treptow, dove vado a visitare un mercatino russo/turco che per fortuna è al coperto. Dopo un bel giretto ci vogliono kebab e falafel d’ordinanza per rimettersi in forze e prepararsi a una gara a cui fino a due giorni fa si pensava come da vincere a mani basse, ma dopo l’esordio convincente dell’Islanda contro i padroni di casa e quello onestamente inguardabile dei nostri cominciano a sorgere i primi dubbi.

Com’era prevedibile, la notte ha portato consiglio e l’organizzazione del palazzetto riguardo agli ingressi è notevolmente migliorata, dividendo i tifosi a scaglioni si raggiungono gli spalti in tempi molto più ristretti. Il mio posto sarebbe dietro al canestro islandese, ma preferisco sedermi in uno dei pochi buchi rimasti dietro alle panchine lasciati vuoti dalla marea di tifosi isolani presenti.
In effetti gli islandesi sono tanti ma non tantissimi, il fatto è che cantano e urlano come forsennati e sono quasi tutti seduti vicini, mentre a parte un gruppetto di pseudo-ultras in piedi dietro al nostro canestro gli italiani sono pochi, sparuti e piuttosto timidi, forse zittiti dalla partenza col freno a mano tirato dei nostri.
A proposito di rimanere in piedi, rimpiango subito la mia idea di sedermi appena dietro alla mandria islandese perché quest’ultima gradisce godersi solo 1/4 di partita da seduta, pure nei time-out stanno alzati.

Sono circa 39 i minuti di agonia che Pianigiani & co. ci fanno penare, complici anche l’infortunio a Gigi Datome e i 5 falli fischiati a Danilo, che portano il padre Vittorio e Nando Gentile (solitamente sempre posati e distinti alle partite dei figli) addirittura ad alzarsi in piedi in tribuna.
Un po’ per merito nostro e un po’ per la disabitudine a giocare finali di gare importanti dei nostri avversari, portiamo a casa la prima vittoria di questi Europei.

Nel dopogara, Ale Gentile fa i complimenti agli islandesi per la grinta e l’aggressività buttate in campo in un inglese decisamente migliore rispetto a quello del suo coach, che si dichiara contento per i suoi ragazzi e prova a difendere la cattiva prestazione italiana adducendo la scusante del gioco con tanti errori e partite ai 60 tipico degli Europei.
A smentirlo ci mettono poco le Furie Rosse, che già dal primo quarto si fanno beffe dei turchi per poi infilzarli ripetutamente e senza pietà fino alla sirena finale: Spagna che chiude sul +30 e con punteggio in triplice cifra, alla faccia delle partite ai 60. Don Sergio però mette Gasol in castigo per aver vestito i panni di Sergio Rodriguez con un passaggio in contropiede in mezzo alle gambe, seppur arrivato perfettamente a destinazione.
I tifosi turchi nel frattempo cantano e saltano come non ci fosse un domani, sventolando le loro bandierine a pié sospinto; solo a un paio di minuti dalla fine cominciano a lasciare il palazzetto, e quelli trovati fuori dopo la gara non sono più pimpanti e in vena di scherni come il giorno prima.

Mi manca solo il risultato di Serbia – Germania, all’ingresso del palazzetto i tifosi di orlovi e tedeschi sembravano tutti tristi e dai loro sguardi non si capiva chi avesse vinto.
Alla fermata della metro mi avvicina un ragazzo italiano, che probabilmente vive a Berlino ed è stufo di parlare tedesco, quindi appena vista una bandiera italiana s’è precipitato al dialogo. Mi dice che la Germania ha perso di 2, ma appena se ne va uno schermo della metro annuncia la vittoria della squadra di casa per 68-66. Mai avrei pensato di dovermi fidare più di un ragazzino italiano a Berlino rispetto all’efficienza tedesca.

L’Italia comunque è viva, come dice Pianigiani dopo il giorno di riposo ci aspettano 3 gare contro le squadre più temibili del girone. Io vado a casa a dormire, sperando di non essere investito dai ciclisti che giorno e notte cavalcano le piste ciclabili a cui personalmente non sono affatto abituato e su cui mi ritrovo spesso a passeggiare.

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