Eurobasket, il diario da Berlino – Giorno 3

Eurobasket, il diario da Berlino – Giorno 3

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Lunedì è giorno di riposo per il nostro girone, sarei andato volentieri a vedere qualche squadra allenarsi se l’ingresso ai media non fosse stato interdetto a esclusione degli ultimi 5 minuti di alenamento, quelli di cui a nessuno importa nulla. Dopo una giornata dedicata quindi al turismo più sfrenato (Porta di Brandeburgo, Reichstag, Alexanderplatz, Torre della Televisione, Memoriale dell’Olocausto e i graziosissimi cortili di Scheunenviertel) e alla gastronomia più estrema (bratwurst e insalata di kartoffeln come piovessero), vengo a conoscenza di alcuni orari strategici della Nazionale e mi dirigo verso l’albergo che ospita tutte le squadre di Eurobasket qui a Berlino, per vedere se riesco a incocciare qualcuno. Noto con piacere che oltre alla zona intorno al palazzetto, l’albergo è l’unico altro ambiente in tutta Berlino in cui si trovino riferimenti all’Eurobasket. Nell’attesa del passaggio dei beniamini di casa nostra vedo Nedovic, che sembra ancora più basso di quanto appare in campo, e Bogdanovic, che dimostra sì e no 16 anni. Nella hall c’è anche Vlade Divac, lo si riconosce perché da seduto ha le ginocchia che gli arrivano alla gola.

Divac stringe la mano al nostro Marco Morandi || fondacijadivac.org
Arrivano quindi gli italiani pronti a partire in gran completo verso l’allenamento delle 21, con anche un Gigi Datome appena uscito dalla conferenza stampa in cui ha dato l’addio a Eurobasket (sob). I tifosi ad aspettare i giocatori all’uscita dell’albergo sono di varie nazionalità (c’è persino un argentino) e si contano sulle dita di due mani standoci larghi, così tutti si fermano di buon grado (chi più, chi meno) per autografi e fotografie. Io non mi lascio scappare l’occasione, e con cotanta abbondanza di talenti riesco a farmi strada tra Beli e Gallo per immortalarmi col mitico Cincia. Compiuta la missione posso rientrare alla base, non prima però di testare il baracchino di cibo cinese alla fermata della metro di Ostkreuz. Bisogna tenersi in forze per tifare Italia tutta la settimana…

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