Eurobasket, il diario da Berlino. Giorno 4

Eurobasket, il diario da Berlino. Giorno 4

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Sarà che ieri non c’erano partite da andare a vedere, sarà che il mio apporto alla buona copertura degli Europei su Basketinside si è limitato finora a questo raffazzonato diario, sarà quel che sarà, ma decido che il quarto giorno verrà dedicato anema e core alla causa Eurobasket. Non prima però della solita colazione (questa senza pasticciare, composta da pane e marmellata e un pessimo the trovato nell’appartamento che sto occupando) e di una veloce visita al Checkpoint Charlie e al museo Topografia del Terrore, che distano pochi isolati da me. Pranzetto veloce con insalate prese al Lidl sotto casa, e via al palazzetto. Si parte con Serbia – Islanda, sulla carta un’imbarcata per i bianco-blu che invece, grazie anche a un tifo memorabile che ha sopraffatto quello degli Orlovi, tengono abbastanza per i primi 20 minuti per poi cedere sotto la grandinata di bombe di Bogdanovic e compagnia. Nella conferenza stampa l’MVP della gara per gli islandesi (mi perdonerete se non mi azzardo a dargli un nome, visto che conosco solo Stefansson) spende bellissime parole per i suoi compagni e per il movimento nazionale intero, ma tutti i media (tranne un tizio islandese, che più che fare domande chiacchiera amabilmente col giocatore di cui sopra) aspettano solo l’arrivo dei serbi. Kuzmic e Djordjevic fanno il loro ingresso poco dopo, e se il primo spiaccica tre parole d’inglese in croce, coach Sasha si dimostra più uomo di mondo sia nella forma che nel contenuto delle proprie parole. Non ci sono però domande in inglese per i due, così Sale viene lasciato in pasto ai media serbi che lo assalgono come se fosse l’Oracolo del Sud. Tornato a bordo campo, noto che ci sono ancora molti giocatori islandesi che parlano col loro pubblico, dev’essere veramente un’esperienza speciale per loro. L’atmosfera in Germania – Turchia è ovviamente quella delle grandi occasioni, col palazzetto soldout (intorno a fine primo tempo passa in tribuna stampa una gentile signorina mostrandoci un biglietto che ci rende nota la cosa) riempito circa per 3/5 dai tedeschi, per 1/5 abbondante dai turchi e per i restanti posti dalla mandria islandese, che non si schioda manco a cannonate. I tifosi della Germania sono numericamente più forti, ma tatticamente molto deboli: quelli in curva hanno 3 o 4 tamburoni con cui battono il tempo, seguiti dal battimani degli altri connazionali; peccato che siano i turchi a cantarci sopra i cori a tempo, facendo così sembrare che tutta l’arena sia per gli uomini di Ataman. Gara dominata in lungo e in largo dalla Turchia, con un Nowitzki falloso al tiro e molto nervoso; il tentativo di rimonta dei padroni di casa viene facilmente respinto, e dopo che Schroeder battibecca scherzosamente con un Turkoglu in prima fila in vena di burlonerie, a gara vinta i tifosi turchi salutano cordialmente i teutonici con il coro: “AufWiedersehen, aufWiedersehen!” Gli stessi turchi continuano a tirar giù cori anche 20 minuti dopo la fine della gara, il che fa slittare l’entrata dei tifosi di Italia – Spagna a dopo l’ingresso in campo delle due nazionali, che avviene in un palazzetto sostanzialmente vuoto. Fa presto però a riempirsi d’italiani, mentre gli spagnoli forse hanno deciso di disertare il primo turno per recarsi in massa alle gare giocate in Francia. Io nel frattempo provo ad avventurarmi al catering dei media per mettere qualcosa nello stomaco, e vista l’ampia scelta vado con tranci di pesce e patate bollite (c’è solo quello). Che dire di Italia – Spagna? Non mi sento di commentarla, sono solo onorato di aver potuto assistere di persona a una partita che rende davvero orgogliosi l’essere tifosi di questa Nazionale. E ancor più onorato di avere un capitano come Datome, al cui ingresso zoppicante corrisponde una commovente standing ovation di tutto il palazzetto. Per di più nell’intervallo mi sono recato davanti alla sagoma pubblicitaria di Teodosic nell’arena, punto d’incontro col collega di Basketinside Matteo Totolo, non potevo chiedere di più: dopo ormai quasi un paio d’anni che scriviamo insieme, era l’ora di conoscerci di persona e berci una weiss (alla faccia di Ario Rossi). Tornando a casa dopo la scorpacciata di basket e d’Italia, solo una lirica risuona nelle mie orecchie: “Se saltelli segna Belinelli.”

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