Eurobasket, il diario da Berlino – Giorno 6

Eurobasket, il diario da Berlino – Giorno 6

Commenta per primo!

E insomma, zitti zitti ci giochiamo il primo posto nel girone all’ultima giornata, roba che dopo le prime due partite sembrava inarrivabile anche per il più inguaribile dei romantici. La tensione si sente fin dalla sveglia, vado al bar sotto casa perché in frigo non ho più nulla di adatto per fare colazione e intanto approfitto del wi-fi gratuito per tornare nel mondo dei vivi dopo 5 giorni di full-immersion berlinese. Tra un tortino al limone e un aggiornamento sul sito della FIBA, si fa l’ora dell’ultimo sussulto da turista: vada per il museo Ebraico, è abbastanza vicino a casa e dalla guida sembra accattivante; in effetti è al tempo stesso toccante e divertente (questi berlinesi ci sanno fare con i musei), ma il peso di bandiere, divise e magliette dell’Italia si fa sentire anche se ho dovuto lasciare lo zainetto al guardaroba. La mente non è sgombra come dovrebbe essere per godersi appieno una visita del genere, e a un’ora e mezza circa dalla palla a due mi dirigo verso il palazzetto.

Sobrie kippah in mostra al museo Ebraico.
Questa Serbia ha una marcia in più, sia in campo che fuori, e a parte brevi tratti non diamo mai la vera idea di poterla mettere sotto, anche se personalmente prima dell’imbarcata finale sono sempre rimasto convinto che magari con un paio di tiri fortunelli avremmo potuto ritornare bene a contatto. Ma nulla da fare, mi ero perso i 13 assist di Teodosic il giorno prima (credo di aver letto che sia il record degli Europei) per vedermi spiattellare in faccia un 26+8 calato anche con una certa noncuranza. A partita ormai in ghiaccio il gruppetto più folto di tifosi italiani accenna un: “Italia! Italia!” a mostrare che siamo ancora vivi per il prossimo turno di Lille, ma non passano 5 secondi che Kalinic inchioda il secondo alley-oop in tre azioni, scatenando il putiferio tra i già scalmanati tifosi Orlovi.
Pianigià, c’hai poco da urlare…
Avrei voluto assistere alla conferenza stampa dell’Italia e quasi quasi mi sarei spinto a fare anche una domanda al giocatore di turno, ma non ho saputo resistere al richiamo del tifoso e subito dopo la sirena finale sono andato a prendere la metro in direzione dell’albergo che ospita tutte le squadre del nostro girone. Sulla strada, la polizei distribuisce ai turisti degli opuscoli per metterli in guardia dal celeberrimo gioco delle 3 carte (o della pallina, ma alla fine è la stessa pasta), tradotti in varie lingue; ne cito un trafiletto: “La pallina scompare e i soddipure. Questo e il prezzo da pagare per l’imbrudenza.” Favoloso. Tempo una mezz’ora circa (spesa sotto pioggia e vento sacrificali) e arriva il pullman della Serbia; riesco appena a battere il 5 a Dordjevic che gira l’angolo anche quello dell’Italia. Tra serbi e italiani siamo circa una 20ina abbondante di persone, il Gallo viene subito preso d’assalto lasciando via libera al Cincia di raggiungere moglie e figli e ad Hackett di sgattaiolare in camera (Danny, insieme al Mago, sembra il meno propenso all’abbraccio dei tifosi). Io mi faccio forza e blocco il fratello di barba Gigione per una foto che ricorda il peso storico di quella tra Barak e Arafat a Camp David (non la posterò per pudicizia).
KD dove guardi, sono qui!
Salutati i ragazzi torno al palazzetto a raggiungere l’amico KD per vedere quel che resta di Germania – Spagna, gara decisiva per il futuro di entrambe le Nazionali; arrivo a inizio del secondo tempo e mi godo una partita davvero splendida sia dal punto di vista tecnico che soprattutto emotivo: la rimonta dei padroni di casa negli ultimi 2 minuti e il finale thrilling sono solo l’antipasto del toccante addio di Dirk Nowitzki alla maglia della Nazionale. Ancora più brividi di ieri.
Dirk lascia il campo in lacrime, migliaia di tifosi in piedi, chapeau.
Finita Germania – Spagna faccio appena in tempo ad assistere alla conferenza stampa dei primi (comprensibilmente, sempre più mortorio) e poi scappo a cenare, anche se avevo piluccato qualcosina al catering dei media. Tra pioggia, ritardi e giri vari ceno tardi, quindi mi tengo leggero: hamburger del peso di circa 800 grammi con doppia razione di patatine fritte. Tanto so che per aiutare la digestione tornato a casa ho ancora 5 o 6 bottigliette di cedrata ad aspettarmi. Purtroppo so anche che la prima settimana di Europei è finita, così come la mia piacevole missione al seguito degli Azzurri. Questo è stato il terzo Europeo che ho avuto il piacere e l’onore di seguire, e se in Lituania abbiamo deluso e in Slovenia siamo stati perfetti, qui in Germania abbiamo saputo combinare entrambe le cose; una cosa è certa: le gare contro Spagna e Germania rimarranno per sempre nel mio cuore. Con grande sollievo dei lettori chiudo qui questo piccolo diario e torno (non senza difficoltà, ne sono sicuro) alla mia vita di tutti i giorni, ringraziando questa splendida Nazionale tutta, chi mi ha dato la possibilità di seguirla più da vicino di quanto potessi desiderare e il grande Rasho Nesterovic, che l’8 dicembre scorso ha pescato la pallina dell’Italia in questo gruppo sì difficile, ma che da spettatore non avrei saputo assemblare meglio. Da domenica in poi mi limiterò a invitare i miei amici a vedere le partite dell’Italia sul divano di casa mia: non sarà la stessa cosa, ma è sempre una gran goduria. E sempre alè Italia!

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy