Il pagellone di EuroBasket 2017

Il pagellone di EuroBasket 2017

Tutti i voti al meglio e al peggio di questi campionati Europei.

di Marco Morandi

Anche questo Europeo è concluso, ecco i nostri voti al torneo:

 

10 – Slovenia

Unica squadra a non aver mai perso una gara, ma più che il cosa è stato il come a definire l’Europeo della Slovenia: all’inizio soffrendo forse più del dovuto con Polonia e Finlandia, poi le conferme che si stava andando nella direzione giusta nelle gare contro Grecia e Francia, intervallate dalla rullata sull’Islanda; nelle partite a eliminazione diretta solo la Lettonia ai quarti e soprattutto la Serbia in finale hanno fatto soffrire gli sloveni, ma il loro gioco era talmente perfetto che l’unica conclusione possibile era l’oro.
L’MVP Dragic e Doncic hanno indicato la via, ma anche senza di loro la banda di coach Kokoskov ha dimostrato di essere troppo per chiunque altro.
Se la Slovenia è sul tetto d’Europa, lo deve allo sforzo di ciascuno dei suoi rappresentati.

 

9 – Russia

Due anni fa la Federazione russa rischiava l’esclusione dalle competizioni FIBA, oggi i russi hanno raggiunto un 4° posto europeo che sa quasi di miracolo, tenendo anche conto della squadra che avevano. Aggrappata quasi esclusivamente al talento ondivago di Shved e alla stazza di Mozgov, la Russia ha fatto fuori prima la Croazia e poi la Grecia, prima di arrendersi alla Serbia in semifinale e di crollare contro la Spagna nel primo tempo della finale per il bronzo. Il saldo aspettative/risultato è tra i migliori in assoluto nel torneo.

 

8 – Serbia

Ancora una finale persa, dopo quelle dei Mondiali e delle Olimpiadi. Ma anche stavolta per la Serbia non si può parlare di delusione, viste le numerose e pesanti assenze: Teodosic, Bjelica, Nedovic, Kalinic, Raduljica, Markovic, Jokic e Simonovic formerebbero da soli una squadra che potrebbe puntare in alto, ma per un motivo o per l’altro sono rimasti a casa.
Questo argento è un miracolo di Djordjevic, che ha plasmato nei suoi ragazzi uno stile di gioco vario a seconda di chi è in campo e la mentalità della grande Jugoslavia del suo tempo.

 

7 – Lettonia e Germania

A loro modo, le due sorprese migliori di questo EuroBasket; la Lettonia, guidata da un Porzingis all’esordio con la Nazionale maggiore, ha messo in campo uno dei giochi più belli da vedere e insieme efficace, dando vita alla più bella gara del torneo nella sfida alla Slovenia. La Germania, dal canto suo, non è rimasta a piangere l’addio di Nowitzki ma ha presentato una selezione quadrata, coperta in quasi ogni ruolo (per puntare in alto manca oggettivamente almeno una guardia che regga a questo livello) e molto consapevole delle proprie possibilità.
Il futuro è anche loro.

 

6 – Italia

Di più non si poteva fare, in fondo lo si sapeva fin dall’inizio; il quarto di finale contro la Serbia ci ha messo di fronte a tutti i nostri limiti in una gara che, se avessimo giocato 20 volte, avremmo perso almeno 19.
Un’Italia brutta, sporca e cattiva, di quelle che piacciono ai tifosi del Bel Paese, ma così povera di talento offensivo e talmente piccola sul piano fisico da doversi accontentare di essere arrivata tra le prime 8 d’Europa. Belinelli, Hackett e Datome, veri trascinatori degli Azzurri, sono tutti intorno ai 30 anni, e l’età media della squadra si attestava sui 29; si ripartirà da Melli, sperando che dietro di lui crescano altri giovani promettenti. Il futuro non pare certo roseo, godiamoci questo grigio presente.

 

5 – Francia e Lituania

Se Lettonia e Germania sono state le sorprese, Francia e Lituania hanno ricoperto il ruolo delle delusioni di questi Europei.
I francesi non sono riusciti a trovare la quadratura del cerchio, con il mattatore di EuroLega De Colo rimasto troppo spesso inchiodato nell’angolo in attesa dello scarico del Fournier di turno (5/21 da tre per l’ex Spurs), mentre i baltici, troppo leggeri sotto canestro e in fase di ricostruzione, avrebbero dovuto presagire tempi infausti già dopo la sconfitta contro la Georgia, alla primissima uscita a Tel Aviv.

 

4 – Pubblico

Che sia colpa dei tanti grandi assenti, del costo dei biglietti, del fatto che fossero acquistabili solo per tutta la giornata e non per le singole partite, della mascotte antipatica… Fatto sta che l’afflusso del pubblico a questo EuroBasket è rimasto ben al di sotto delle aspettative, lasciando spesso e volentieri i palazzetti vuoti per due terzi e costringendo i vari registi a fare i salti mortali per non trasferire il senso di desolazione anche al pubblico a casa.
Anche nelle gare a eliminazione diretta a Istanbul, uscita la Turchia agli ottavi, la musica non è cambiata più di tanto.

 

3 – Diritti televisivi

Il dibattito è ormai vivo e ruggente da anni: meglio la Nazionale su Sky o sulla RAI? Lungi da noi immischiarci in questa intricata controversia, resta il fatto che le partite degli Azzurri siano state viste da una sparuta minoranza, un “uno virgola” che non aiuta di certo la crescita del movimento. La qualità del servizio è senza dubbio diversa (evitando paragoni poco simpatici), ma forse ci sarebbe necessità di una regola che permetta a chiunque in possesso di un televisore di poter vedere le gesta della Nazionale.

 

2 – NBA

Lo spettro dell’NBA ha cominciato ad aleggiare su questi Europei ben prima del loro inizio, quando già i primi nomi di spicco (come per esempio Batum e Jokic) si sono tirati indietro rifiutando la convocazione. Piano piano, con l’avvicinarsi del 31 agosto la schiera di assenti illustri continuava ad allargarsi, così come i sospetti che fossero le squadre NBA a “suggerire” ai loro giocatori europei di lasciar perdere questa noiosa e pericolosa incombenza dell’EuroBasket.
Tra coloro che fecero il gran rifiuto (per viltade, o a causa di infortunî conclamati) troviamo Tony Parker, Nicolas Batum, Rudy Gobert, Giannis Antetokounmpo, Marcin Gortat, Danilo Gallinari, Kyrylo Fesenko, Paul Zipser, Domantas Sabonis, Ante Zizic, Mario Hezonja, Nikola Mirotic, Serge Ibaka, Sergio Llull, Jan Vesely, Ersan Ilyasova, Enes Kanter, più i suddetti serbi al punto 8: ce n’è abbastanza per avere almeno il dubbio che la lunga ombra dell’NBA abbia in parte coperto questi Europei.

 

1 – FIBA

Se sull’NBA circolano sospetti, le accuse alla FIBA sono certe: il nuovo calendario non piace praticamente a nessuno.
Ettore Messina è solo uno dei tanti, tra giocatori e allenatori, a dirsi scontento della programmazione prossima ventura, che comprende finestre di qualificazione per le Nazionali durante la stagione, a cui non potranno prendere parte i giocatori di NBA ed EuroLega; quale appeal potranno avere questi tornei di qualificazione? Se a EuroBasket il pubblico latitava, aspettiamoci di vedere partite praticamente a porte chiuse.
Altro punto su cui potrebbe essere rivisto qualcosa è l’apertura degli Europei a 24 squadre, decisione presa nel 2010; 7 anni dopo, ci ritroviamo con una manica di squadre cuscinetto che abbassano inevitabilmente il livello medio della manifestazione.

 

0 – Islanda, Romania e Gran Bretagna

Dicevamo delle nazionali che abbassano il livello dell’EuroBasket, ed eccone qui un magnifico sunto: Islanda, Romania e Gran Bretagna hanno chiuso i rispettivi gironi con 5 sconfitte in altrettante gare e soli 10 quarti vinti in totale, su 60 giocati.
L’Islanda avrà anche dei gran bei tifosi, ma i giocatori in campo hanno preso 30elli praticamente da chiunque, chiudendo con un’eloquente media di 71 punti segnati a fronte di 96.2 subiti; la Romania ospitava uno dei gironi e quindi era legittimamente parte della combriccola, ma i 63.2 punti segnati a partita fanno pensare che ci sia ancora da lavorare; la Gran Bretagna poteva contare sul lungo dell’Orleans Olaseni, dopo di lui siamo quasi alle aste.
Ci sono comunque almeno altre 3/4 squadre, oltre a queste, che obiettivamente non c’entrano molto a questo livello. Va bene allargare i cordoni per ampliare il bacino di pubblico, ma davvero un torneo con un livello medio simile è ancora appetibile ai tifosi?

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