Italbasket: Warriors, come out to play

Italbasket: Warriors, come out to play

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Nel capolavoro di Walter Hill “I guerrieri della notte”, una scalcinata gang di Long Island deve attraversare New York in fuga da tutte le bande rivali, accusata dell’omicidio di una specie di profeta che voleva conquistare la città unendo tutte le gang urbane. Gli uomini, o per meglio dire i ragazzi, perdono il loro capo e devono affrontare un campionario degli incubi metropolitani di inizio anni ’80. Arrivati a Long Island, guardano il panorama del quartiere squallido in cui hanno cercato di tornare, e il nuovo capo che ha conquistato i galloni sul campo, sorpreso dalla sua stessa consapevolezza, dice qualcosa come: “Abbiamo fatto tutta questa strada per tornare in questo posto”. Proprio in quell’attimo, il cattivo arriva con la sua banda e, muovendo in modo irritante tre bottiglie di birra vuote, dice con la voce stridula: “Warriors, come out to plaaaaaaaaaayyyyyyyyy”.

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I Warriors sanno che dietro di loro non c’è nulla, e che per tornare alle loro case devono attraversare quella sfida. È un momento di sospensione del film, come quello che i nostri azzurri rimaneggiati e acciaccati vivranno all’inno nazionale questa sera. Schierati oltre la metà campo, di fronte a loro, una Lituania come sempre in assetto di guerra, seguita da migliaia di tifosi festanti, che di minaccioso hanno solo una collezione di boccali di birra da fare invidia all’Oktoberfest. Non ci saranno molte bottigliette di birra sotto le panze festanti e i baffi verso l’alto, la dimensione media considerata parte dal litro, ma anche l’istintiva simpatia non ci farà dimenticare che dall’altra parte c’è una delle squadre con più storia e forse più futuro dell’intera Europa. I lituani sono dei cestisti naturali.
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Gli americani dell’YMCA e gli immigrati di ritorno che portarono il gioco negli anni ’20 e ‘30, trovarono dei fisici miracolosamente adatti al basket. Scolpiti dal freddo delle foreste nordiche, le popolazioni baltiche hanno la dimensione, l’agilità e la potenza cestistica per reggere il confronto con chiunque. La palla è come un’appendice naturale dei bambini e il basket ha, per i lituani soprattutto, cacciato l’hockey dalle palestre, che pure sembrava più adatto al clima gelido del nord. Nel basket i lituani trovano la loro identità sportiva e hanno i loro miti, vi profondono buona parte della loro anima e hanno prodotto alcuni dei giocatori più forti degli ultimi trent’anni. Basta che non ci illudiamo di nulla, che non crediamo di aver costruito qualcosa. A ogni partita si rimette in gioco tutto, anche l’onore, anche il modo in cui il nome di questa squadra sarà scritto nei libri di storia cestistica: se in corsivo a piè di pagina o in maiuscolo e grassetto. Basta, alla fine, essere pronti a uscire a giocare, senza pensare al viaggio fatto finora e senza vedere, al di là di oggi, nulla che non sia solo un altro domani.
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Questo è esattamente il momento in cui una generazione può spiccare il volo o restare immobile. Una generazione di talento che ha cercato la propria anima per anni, si raggruma e si dà una forma questa sera. Dà la forma al proprio destino, che significa prima di tutto non farsi schiacciare, ma alzare la testa e fronteggiare un nemico che non ci darà un attimo di tregua. Ma tutto sta solo nell’uscire e andare a giocare…

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